In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
“Moonhead” è il secondo album in studio dei Thin
White Rope, pubblicato nel 1987. “Not Your Fault” apre il disco: la canzone
inizia con suoni di batteria potenti e lucidi, seguiti da un riff chitarristico
ipnotico, e da un basso ossessivo, su cui Guy Kyser interviene con la sua voce roca e grezza, cantando
di un personaggio folle ossessionato da una femme
fatale peccaminosa.
So che sei confuso e vuoi dare un nome a tutto ciò
che vedi
Ma guardala quando viene alle feste, raggiante
come al terzo grado
Non è colpa tua, non è affatto colpa tua
Vuole solo che tu ti unisca alla sua caduta
Più la vedi, meno è probabile che emerga qualcosa
di te
Da qualunque buco ti nasconda mentre ti
perquisiscono le mani
Non è colpa tua, non è affatto una colpa
Vuole solo che tu ti unisca alla sua caduta
Non è che ti odiasse perché pensava che fossi puro
come un mormone
Ma dovresti capire che non le piaci, e non è
niente che le droghe possano curare
Una canzone scritta da John Sebastian e pubblicata dagli
Everly Brothers nel 1972. Sebastian pubblicò la sua versione nel 1974 sul disco
“Tarzana Kid”. La versione di Tom Petty è del 1975.
Sto parlando di nuovo da solo
Mi chiedo se questo viaggiare sia una buona cosa
C'è forse qualcosa di meglio che potremmo fare, se
potessimo?
E oh, quante storie potremmo raccontare
E se tutto questo andasse a rotoli e finisse
all’inferno
Riesco ancora a immaginarci seduti sul letto di
qualche motel
Ad ascoltare le storie che potremmo raccontare
Ricordi quella chitarra in un museo del Tennessee
E la targhetta sul vetro mi ha riportato alla
mente venti melodie
E i graffi sulla superficie
Raccontavano di tutte le volte che è caduto
Cantando ogni storia che potesse raccontare
E oh, le storie che potrebbe raccontare
E scommetto che suona ancora come una campana
E vorrei che potessimo sederci sul letto in
qualche motel
E ascoltare le storie che potremmo raccontare
Quindi se sei in viaggio, arrivando fin qui ogni
sera
E canti per guadagnarti da vivere sotto le luci
dai colori vivaci
E se mai ti chiedi perché sali su questa giostra
L’hai fatto per le storie che potresti raccontare
E oh, le storie che potremmo raccontare
E se tutto questo va a rotoli e finisce
all’inferno
Riesco ancora a vederci seduti sul letto in
qualche motel
Ad ascoltare le storie che potremmo raccontare
Riesco ancora a vederci seduti sul letto in
qualche motel
“Where
Everybody Knows Your Name" è la sigla della sitcom televisiva Cheers (nota in
Italia col titolo di “Cin Cin” con Ted Danson)), nonché il singolo di debutto
di Gary Portnoy. La canzone fu scritta da Portnoy e Judy Hart-Angelo e interpretata
da Portnoy nel 1982. Poco dopo la prima puntata di Cheers, Portnoy tornò in
studio per registrare una versione più lunga del brano, che entrò nelle
classifiche pop statunitensi e britanniche.
… Per farsi strada nel mondo di oggi
ci vuole tutto quello che uno ha
Prendersi una pausa da tutte le preoccupazioni
sarebbe sicuramente di grande aiuto
Non ti andrebbe di evadere un po’?
… Tutte quelle notti in cui non c’è luce
L’assegno è nella posta
E il tuo angioletto
Ha appeso il gatto per la coda
E il tuo terzo fidanzato non si è fatto vedere
… A volte vorresti andare
In un posto dove tutti conoscono il tuo nome
E sono sempre felici di vederti arrivare
Vorresti essere in un posto dove puoi vedere
(ah-ah)
Che i nostri problemi sono tutti uguali (ah-ah)
Vorresti essere in un posto dove tutti conoscono
il tuo nome
… Ti alzi dal letto, la macchina del caffè è fuori
uso
Come
si può intuire, il titolo della canzone e dell’album, “Paris 1919” (pubblicato
da John Cale nel 1973), è un riferimento all’accordo di armistizio stipulato
quell’anno, il Trattato di Versailles, le cui dure condizioni diedero il via a
una serie di eventi che portarono all’ascesa al potere di Hitler e aprirono la
strada a un’altra guerra mondiale.
A
prima vista, la canzone racconta di un matrimonio fallito all’indomani della
Prima guerra mondiale. La sposa non si è presentata alle nozze. Lo sposo è
rimasto solo davanti all’altare, in preda al nervosismo per ovvie ragioni. Ora
è tormentato dalla sua assenza, mentre lei si presenta a casa sua. Trascorre il
tempo rimuginando sui suoi dubbi iniziali e sui segnali a cui, col senno di
poi, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione. Il quadro che il protagonista
dipinge è un intreccio tra astratto e quotidiano.
“maids
of honor singing crying singing tediously,”
I
suoi pensieri tornano alle damigelle d’onore che cantano e piangono, alla
chiesa dove aveva cercato di domarla, ai piccoli dettagli: le carovane di
marmellata; la noia; i preparativi che lo avevano tenuto occupato; e le
tradizioni a cui bisogna attenersi – come il modo corretto di rivolgersi a uno
sposo abbandonato – che gli turbinano nella mente come fantasmi. Tutto questo
si mescola alle immagini di guerra, sangue e lacrime provenienti dal Giappone.
“it’s the customary thing to say or do to a
disappointed proud man in his grief”
Continua
a mantenere le apparenze della buona educazione, pur trovandosi
comprensibilmente in uno stato di crisi interiore. Bisogna mantenere le
apparenze. Cercare di portare sua moglie in chiesa potrebbe essere stato un
tentativo di domarla, o forse ha bisogno che la Chiesa esorcizzi la sua casa
ora che lei non c’è più. È difficile capire se lei lo abbia lasciato o se sia
morta.
La
Grande Guerra era appena finita, con grande sollievo in tutta Europa, ma in
realtà nulla era stato risolto. Il microcosmo rispecchia il macrocosmo. Lo
sposo, come l’Europa, sembra sull’orlo di un crollo.