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venerdì 5 novembre 2021

Song For Nico

La “Canzone per Nico”, dall’album Kissin Time del 2002, fu scritta da Marianne Faithfull insieme con Dave Stewart, dopo aver letto una biografia della cantante tedesca, con cui la Faithfull si identificò in parte, asserendo: “Nico dovette sopportare molte avversità nella sua vita, e io sono stata tremendamente fortunata”.  Il testo riporta fasi della vita di Nico, citando vari personaggi con cui è venuta in contatto negli anni; da Andrew Loog Oldham a Brian Jones, da Delon – dal quale ebbe il figlio Ari – a Lou Reed e Warhol.



Nata nel 1938

Un buon anno per il Reich

Non poté essere partecipe

Non ne aveva il diritto.

Perché era senza padre nella patria

Ora è il 1966

Andrew si occupa di tutti i propri trucchi.

E quando Brian Jones è vicino

Nico non si sente così bizzarra;

sta nella merda, anche se è innocente –

 

Ieri se n’è andato,

c’è solo l’oggi – nessun domani.

Ieri non c’è più

C’è solo l’oggi – niente altro …

 

Adesso è l’ora di Andy Warhol

I mistici sessanta in un attimo.

Sebbene a lei in qualche modo piaccia Lou Reed –

Ella non ha veramente il bisogno.

Già nella merda, sebbene sia innocente.

E ora ella non sa

Che cosa è che vuole

E dove vuole andare

E Delon continuerà a essere uno stronzo?

Sì è nella merda, sebbene sia innocente.

Ieri se n’è andato,

c’è solo l’oggi – nessun domani.

Ieri non c’è più

C’è solo l’oggi – niente altro …

 

Ieri se n’è andato,

c’è solo l’oggi – nessun domani.

Ieri non c’è più

C’è solo l’oggi – niente altro

mercoledì 7 novembre 2018

Aye Co’lorado


Nel 1978, Lou Reed e Genya Ravan collaborarono sui rispettivi album solisti. Ravan contribuì cantando nei cori su “Street Hassle” e Reed canto su “Aye Co’lorado” una canzone scritta dalla Ravan su un compagno/spacciatore portoricano sul primo lato del suo “Urban Desire”.
Nel suo libro di memorie Lollipop Lounge, la Ravan scrive che quando furono presentati alle session per il disco, Lou fece una sarcastica allusione al passato della Ravan col gruppo Goldie and the Gingerbreads: la prima cosa che Lou mi disse dopo che ci avevano presentati fu “mia nonna comprava i tuoi dischi anni fa”.
Nello studio calò il silenzio. Lo guardai negli occhi e gli dissi, “Sì, almeno qualcuno nella tua famiglia aveva buon gusto in fatto di musica. A te che è successo?”
Rise, la tensione si allentò e rapidamente diventammo amici. Accettò immediatamente il fatto che lì ero io a comandare, e conducevo il gioco.
Gli diedi il testo scritto a mano di “Aye, Co’Lorado” ed entrammo nello studio A. I microfoni erano già accesi, pronti a incidere, e scorremmo la canzone sulla traccia di base. Fu grandioso!
“Okay”, disse Lou. “Penso di esserci ora”. Sorrisi. Gli avevo fatto credere che stavamo solo provando, ma in effetti avevo fatto segno al tecnico di fare andare il nastro. L’avevo ingannato deliberatamente, cosa che facevo spesso con i cantanti quando volevo ottenere un feeling “Live”…
Lasciai che Lou registrasse altre tre tracce della canzone, per rispettare la sua volontà, ma come avevo pensato suonavano tutte un po’ fredde dopo la prima, mancavano di quel vero feeling. La prima traccia fu quella che usammo. Anche lui fu d’accordo con me dopo aver sentito tutte le tracce eseguite.

(testo tratto da Dangerous Minds)



Sono così stanca del tuo mentire
Per cercare di dipingere una bella immagine, ragazzo
È davvero imbarazzante per me
Hey, lo so che sei un pezzo grosso
Dall’angolo della città
Proprio un fighissimo portoricano sulla scena

Mi svuoterei qui sul tavolo
Se per una volta fossi in grado
Di tirarlo su sul tetto e semplicemente fare
Ma mi faccio sempre rovinare
Dall’uomo che chiamo il mio migliore amico
Che incontro sotto la terza Avenue

Ti dico, oh Co’lorado, Co’lorado
Sì, Co’lorado, bandito dell’Hell’s Kitchen*

Ti alzi ogni mattina
Con il sudore che ti cola addosso
Mentre fissi con lo sguardo la tua nuova pistola usata che brilla
Hey, ti ho beccato nel salone
Perché sai che fa strillare le ragazze
Lungo il tuo braccio un tatuaggio con scritto “Mamma”

Hey, sono io a essere rifiutato
Perché hai perfezionato il tuo modo si squagliartela
Sì sono un Portoricano, e sto diventando cattivo
So che è la mia mente perversa
A darti l’impressione che valga la pena questa routine
Quello sguardo ondeggiante così cercherò di mantenere tutto a posto
       
Ti dico, oh Co’lorado, Co’lorado
Sì, Co’lorado, bandito dell’Hell’s Kitchen
Hey ti beccherò giù per Rivington e Ridge
Va bene
Aspetterò qui finché non cambierai


*quartiere di Manhattan

mercoledì 28 febbraio 2018

It Was A Pleasure Then


Per il suo primo disco da solista (“Chelsea Girl”, del 1967), Nico ottiene il contributo di autori a lei vicini in quel periodo; Jackson Browne, Tim Hardin, addirittura Dylan e non da ultimi i suoi colleghi dei Velvet Underground: Cale, Reed e Sterling Morrison. In questa canzone affianca i primi due collaborando nella stesura, dando vita così anzi tempo a un ideale epitaffio dell’avventura di quella band, e forse anche di un’epoca che doveva terminare, irrecuperabilmente.





Era un piacere allora
Se potessi essere qui ancora
Sapere quel che c’era da vedere
Quando tutta la gente della domenica
Se ne stava così quieta nel buio
Timorosa di essere meglio il giorno successivo

La la la la la la la
La la la la la la la.

Era un piacere allora
Quando potevamo sedere e fissare lo sguardo ancora
Fino a che le stelle cadevano attraverso
Gli alberi nuvolosi sull’erba
Stelle a sorridere con noi
Fino a quando anche a loro venivano le lacrime agli occhi
Ci racconti questa unica storia
Di quanto dobbiamo essere in disaccordo

Era un piacere allora
Vedere i giorni morenti, ancora
Nell’orrore delle notti
Mai mai mai
Mai troppo splendenti
Non abbiamo un segreto
Cuore da nascondere da qualche parte alla fine
Fino a che possiamo vedere
Il cielo confessare questo crimine
Di odiosità dal sapore amaro
Sopra alle nostre menti a pezzi

Era un piacere
Era un piacere

La la la la la la la la la
La la la la la la la la la
La la la la la la la la la la la.


giovedì 6 luglio 2017

September Song

Tratto dal musical “Knickerbocker’s  Holiday” del 1938, un altro testo di Maxwell Anderson musicato da Kurt Weill, basato su una metafora che paragona un anno alla vita di una persona. Nella canzone una persona avanti con gli anni si rivolge a un’amata più giovane, asserendo che i corteggiamenti dei giovani pretendenti e l’oggetto dei loro desideri sono fugaci e oziosi, mentre lui, spasimante più avanti con gli anni, non ha più tempo per giocare d’attesa.
Interessante nel dettaglio notare come la versione di Lou Reed stravolga la parte musicale rispettando il testo, che invece è stato molto spesso rimaneggiato nelle molteplici versioni che il brano ha avuto nel corso degli anni.







Quando ero un giovane uomo che corteggiava le ragazze
Mi concedevo il gioco dell’attesa
Se una fanciulla mi rifiutava scuotendo i riccioli
Lasciavo che la vecchia terra si facesse un paio di giri
Mentre la supplicavo con lacrime invece che con perle
E quando si ripresentava il tempo, lei veniva da me
E quando tornava il tempo, lei veniva

Ma è un bel po’ di tempo, da Maggio a Dicembre
E le giornate si accorciano, quando arrivi a Settembre
E il clima d’autunno dipinge di fiamma le foglie
E non ho tempo, per il gioco dell’attesa

E le scorte di vino si assottigliano finché rimane solo un prezioso intruglio
Settembre, Novembre,
E queste poche annate le condividerò con te
Quelle annate preziose le condividerò con te

Ma è un bel po’ di tempo, da Maggio a Dicembre
E le giornate si accorciano, quando arrivi a settembre
E ho perso un dente, e zoppico un poco
E non ho tempo, per il gioco dell’attesa

E I giorni indorano, mano a mano che diminuiscono
Settembre, Novembre,
E questi pochi giorni d’oro li trascorrerò con te
Questi giorni d’oro li trascorrerò con te

Quando ti incontri con i giovani uomini al principio della primavera
Ti corteggiano con canzoni e versi in rima
Ti offrono parole e un anello di trifoglio
Ma se guardi attentamente i doni che ti porgono
Hanno poco da offrire, a parte le canzoni che cantano
E un abbondante spreco di ore del giorno
Un abbondante spreco di tempo

Ma è un bel po’ di tempo, da Maggio a Dicembre
Durerà quell'anello di trifoglio fino a raggiungere settembre?
E non sono bene attrezzato per il gioco dell’attesa
Ma ho un po’ di denaro e un po’ di fama

E le scorte di vino si assottigliano finché rimane solo un prezioso intruglio
Settembre, Novembre,
E questi pochi giorni preziosi li condividerò con te
Questi giorni preziosi li condividerò con te


mercoledì 20 gennaio 2016

Small Town

Nel 1990 John Cale e Lou Reed tornarono a collaborare dopo molti anni per realizzare un omaggio a Andy Warhol, incidendo un album che ne ripercorre la vita e la carriera: “Songs for Drella”. La canzone è tratta da quel disco.


Piccola Città

Quando stai crescendo in una piccola città
Quando stai crescendo in una piccola città
Quando stai crescendo in una piccola città
Dici, di qui non è mai venuto fuori nessuno di famoso

Quando stai crescendo in una piccola città
E stai avendo un esaurimento nervoso
E pensi che non riuscirai mai a scappare
Da te o dal posto in cui vivi

Da dove è venuto Picasso
Nessun Michelangelo è uscito fuori da Pittsburgh
Se l’arte è la punta dell’iceberg
Io sono la parte che affonda sottacqua

Quando stai crescendo in una piccola città
Brutta pelle, brutti occhi, gay e grassoccio
La gente ti guarda strano
Quando sei in una piccola città

Mio padre lavorava nell’edilizia
Non è una cosa che si adatta a me
Oh, e che cosa ti si adatta?
Levarmi di qui

Odio essere strano in  una piccola città
Se devono fissarmi che lo facciano a New York
Come albino dagli occhi rosa che dipinge
Quanto lontano può andare la mia fantasia

Non sono un Dalì che arriva da Pittsburgh
Né un adorabile e bleso Capote
Il mio eroe, oh, pensi che potrei incontrarlo?
Mi accamperei davanti all’ingresso di casa sua.

C’è una sola cosa buona in una piccola città
C’è una sola cosa buona in una piccola città
C’è una sola cosa buona in una piccola città
Sai che te ne vuoi andare

Quando stai crescendo in una piccola città
Sai che metterai radici in una piccola città
C’è solo un modo di trarre vantaggio da una piccola città
La odi, e saprai di dovertene andare