In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
John
Hiatt descrive questa canzone come un “lamento blues”, nella tradizione dei
classici brani blues che si crogiolano nella tristezza, solitamente per la
perdita di una donna speciale, come in questo caso.
In
realtà Hiatt si trovava in un buon momento della sua vita quando scrisse la
canzone: era appena sposato e stava realizzando alcuni dei suoi lavori
migliori. Ma anche la luce proietta delle ombre, ed è proprio questo che ha
voluto esplorare in questa canzone.
«È
il lato oscuro, nel senso classico del termine», ha dichiarato all’Omaha
Rainbow. «È un ingrediente necessario. Tra tutta quella morbidezza ci deve
essere un po’ di cartilagine. Per quanto cerchi di rimanere positivo, mi capita
spesso di diventare negativo e di sentirmi giù. Come la maggior parte degli
uomini. Ecco perché esistono canzoni come questa».
Hiatt
aveva combattuto a lungo contro l’alcolismo prima di tornare sobrio per il suo
album del 1987 *Bring The Family*, che include questo brano. Le prime righe
della canzone alludono probabilmente alla sua condizione precedente.
Nel
miglior stile joyciano, si tratta di uno studio del carattere di un uomo
defunto, visto attraverso gli occhi dei suoi parenti in lutto. Non è solo un
testo superbo e cinematografico, ma un vero e proprio capolavoro musicale. Il
testo inizia con le Cadillac, auto americane presenti in Irlanda, ambite dai
“tinkers” locali – i nomadi irlandesi.
Un
narratore senza nome ha attraversato l’Atlantico e si ritrova nel bel mezzo di
una veglia funebre irlandese. Le conversazioni vagano a ritroso sulla sua vita,
mentre il whisky fa scorrere il sangue e la musica si fa sempre più vivace.
Parlano del trattamento ingiusto che gli riservavano i nativisti, di come
dovesse ribadire di essere americano proprio come tutti gli altri – «Sono un
uomo nato libero negli Stati Uniti» – prima di colpirli con un ben meritato
pugno. Jim Dwyer è diventato campione dei pesi massimi a Pittsburgh, ma in una
rissa da bar con un tizio italiano di bassa statura, «Tiny Tartanella», non è
riuscito ad andare fino in fondo. Dwyer ha cercato di evitare la coscrizione,
essendo campione e tutto il resto, ma la corruzione del mondo della boxe
americana degli anni ’30 ha fatto sì che partisse per combattere i fascisti.
Dopo
la guerra, Big Jim Dwyer è di nuovo il campione trionfante in America. «Sono un
uomo nato libero negli Stati Uniti» non era più, a quel punto, una
dichiarazione rabbiosa rivolta ai razzisti, ma l’orgoglio di un uomo che aveva
trovato il proprio posto. «Stamattina al porto / Quando ti ho detto addio», il
narratore sta lasciando ancora una volta la patria, pieno di whisky e di
malinconia.
“Addio,
ora che te ne vai / Non c’è più nulla da dire / Se non dire addio / Ai tuoi
occhi blu / Come l’acqua della baia” è un verso che potrebbe essere frainteso
come espresso dal punto di vista di Dwyer, ma non è così: è il narratore che
saluta chi se n’è andato sulla nave che torna in Amerikay.
«Sono
un uomo libero degli Stati Uniti» non è detto con rabbia né tantomeno con
orgoglio a questo punto, ma come un elogio funebre: le parole, il motto del
defunto, riecheggiano nelle orecchie del narratore mentre tornano in barca a
Pittsburgh. Qualunque cosa abbiano potuto affermare i bigotti, la risposta
definitiva sta nel titolo della canzone. Ciò che fu sepolto sulle rive
d’Irlanda era il corpo di un americano. L’outro strumentale è il canto funebre,
il lamento per la perdita di un amico e la celebrazione di una vita piena.
Pubblicata nel 1986 sul EP "Poguetry in Motion".
La
Cadillac era ferma vicino alla casa
E
gli americani erano dentro
E
i ragazzini vagabondi sussurravano consigli:
«Fai
partire l’auto a freddo con uno spillo»
Poi
ci voltammo e tremammo mentre davamo un’occhiata
Alla
stanza dove giacevano i morti
Così
il grande Jim Dwyer fece il suo ultimo viaggio
Verso
le rive dove riposa suo padre
Ma
quindici minuti dopo
Assaggiammo
il nostro primo sorso di whisky
C'erano
zii che tenevano lezioni
Sulla
storia antica d'Irlanda
Gli
uomini cominciarono tutti a raccontare barzellette
E
le donne si fecero vivaci
Alle
cinque di sera
Ogni
bastardo lì era fradicio di Whiskey
Addio,
ora che te ne vai
Non
c'è più nulla da dire
Addio
ai ragazzi di New York City, a Boston e alla Pennsylvania
Li
mise al tappeto con un colpo ben assestato
E
spesso lo sentivamo dire
«Sono
un uomo nato libero negli Stati Uniti»
Combatté
contro il campione a Pittsburgh
E
lo mandò al tappeto
Affrontò
Tiny Tartanella
E
durò solo un round
Non
aveva mai tempo per i rossi
Né
per il bere, né per i dadi, né per le puttane
E
non ha mai perso un incontro di proposito finché l’incontro non era giusto
Così
lo mandarono in guerra
Addio,
se ne è andato
Non
c’è più nulla da dire
Con
un «Slainte Joe» e un «Erin go»
Il
mio amore è in Ameri-kay
Il
richiamo del rosario
Vino
spagnolo da lontano
Sono
un uomo nato libero negli Stati Uniti
Stamattina
al porto
Quando
ti ho detto addio
Ricordo
come ho giurato
Che
un giorno sarei tornato da te
E
mentre il tramonto andava incontro alla sera sulla collina
Ti
ho detto che ti avrei sempre amata
Ti
ho sempre amata e ti amerò per sempre
Non c'è più nulla da dire
Se non dire addio ai tuoi occhi blu come l'acqua
della baia
Il testo racconta la storia di un uomo che lascia la propria casa per
affrontare il pericoloso viaggio attraverso il Cumberland Gap — un valico dei
Monti Appalachi utilizzato dai nativi americani, dai pionieri e dai coloni.
Una prima canzone con questo titolo risale alla seconda metà del XIX secolo
e fu pubblicata per la prima volta nel 1924. David Rawlings, insieme alla sua
partner musicale Gillian Welch, ha scritto e registrato una canzone originale -
con lo stesso titolo - ispirata al brano tradizionale, per il suo album del
2017 "Poor David's Almanack".
Cumberland Gap, è un valico infernale
Cumberland Gap, è un valico infernale
Baciami, mamma, bacia il tuo ragazzo
Benedicimi e augurami buona fortuna
Perché non tornerò finché non sarò di ritorno
Me ne vado nel vecchio Kentucky
Cumberland Gap, è un passaggio infernale
È quello che ti dicono tutti gli esploratori
Di sicuro potrebbe diventare dura
Se non ti uccide, ti ucciderà
Il Kentucky ti aspetta dall’altra parte
Ti farà venire la febbre, ti illuminerà gli occhi
Il fratello John se n’è già andato
Con una fanciulla Cherokee purosangue
Ha fatto il viaggio in preda alla bufera di neve
Preferirei lottare contro Satana
Il Cumberland Gap, un passaggio infernale
Oh, la neve continuava a cadere
L’ha caricata sulle spalle
Per Dio, amava quella donna!
Daniel si ergeva sulla roccia più alta
Guardando su e giù per la montagna
Prese il suo fidato vecchio fucile a pietra focaia
Daniel cominciò a gridare, a gridare:
Kentucky, lei ti aspetta dall’altra parte
Ti farà venire la febbre, ti riempirà gli occhi di luce
Dal disco omonimo del 1988. Il
testo combina umorismo nero, sottintesi politici e immagini legate alla
sepoltura, al fango e agli spiriti inquieti presenti nella canzone. Alcune
interpretazioni collegano il testo al nazionalismo irlandese, alla lotta contro
l’oppressione e al rifiuto del narratore di rinunciare alla propria anima o
alla propria identità. L’espressione “coming up threes” si basa su un'antica
credenza marinara secondo cui una persona che sta annegando galleggerebbe in
superficie tre volte prima di morire definitivamente e sprofondare per sempre
tra le onde.
Se
dovessi cadere in disgrazia agli occhi di Dio
Dove
nessun medico potrà soccorrermi
Se
venissi sepolto sotto la terra
Ma
gli angeli non mi accogliessero
Lasciatemi
andare, ragazzi
Lasciatemi
andare, ragazzi
Lasciatemi
sprofondare nel fango
Dove
tutti i fiumi si prosciugano
Questa
terra è sempre stata nostra
Era
la terra orgogliosa dei nostri padri
Appartiene
a noi e a loro
Non
a nessun altro
Lasciateli
andare, ragazzi
Lasciateli
andare, ragazzi
Lasciateli
sprofondare nel fango
Dove
tutti i fiumi si prosciugano
Seppellitemi
in mare
Dove
nessun fantasma assassinato possa perseguitarmi
“Your
Saving Grace” è il titolo del quarto album della Steve Miller Band; il disco, pubblicato
nel 1969, si avvale dell'importante contributo del pianista Nicky Hopkins. Il brano eponimo è stato scritto dal batterista Tim Davis.
“Your
Saving Grace” racconta un percorso spirituale dalla disperazione alla
redenzione attraverso la promessa del domani. Il narratore attraversa tormenti
psicologici e un vuoto esistenziale prima di scoprire che la speranza stessa
diventa la forza in grado di salvarlo.
Non
si tratta di amore romantico o di relazioni umane, ma di trovare un senso
quando la vita sembra priva di scopo e la mente si sente intrappolata. La frase
«Trascorro la mia vita sul lato vellutato dell’inferno» rivela l’esistenza
agiata ma tormentata del narratore, suggerendo che sia intrappolato in una
bellissima prigione da lui stesso creata. Quando afferma «il silenzio è
terribile, è più di quanto io possa sopportare», mette a nudo come l’isolamento
e la quiete mentale diventino insopportabili quando si è alla ricerca di uno
scopo che non si riesce a definire. La ripetuta affermazione che «domani, è la
tua ancora di salvezza» trasforma il concetto astratto di possibilità futura in
un’ancora di salvezza concreta, dimostrando come il semplice atto di credere
nel domani possa strappare qualcuno dall’oscurità psicologica.
Osservando la folla invernale
Mentre navigo tra le quattro stagioni
Per unirmi ad alcune donne folli
In un gioco sulla riva
Nessuna di loro ha le ali spezzate
Eppure si rifiutano ancora di volare
Così, con dolcezza sulle labbra
Sorrido un ultimo addio
E ora trascorro la mia vita
Sul lato vellutato dell’inferno
Cercando qui senza meta
Ciò che non riesco a definire
Il silenzio è terribile
È più di quanto possa sopportare
Ma migliaia ora stanno lì a esultare
Mentre il mio sangue scorre sulla sabbia
[Parlato]:
Non sei il bambino
Che pensavi di essere
Ti svegli di notte
E sai di essere cieco
Eppure continuano a spingere
Mettendo alla prova i meandri della tua mente
Per sempre, per sempre cercando di controllarti
Finché il vuoto del paradiso non accoglie la tua
anima stanca
Alzati con le prime luci dell’alba
Senti il calore del sole sul tuo viso
Il domani ha fatto tanta, tanta strada per
aiutarti
“Wichita
Lineman” è una canzone del 1968 scritta da Jimmy Webb per l'artista country
americano Glen Campbell. Ampiamente
reinterpretata da altri artisti (tra cui recentemente Flea con Nick Cave), è
stata definita “la prima canzone country esistenziale”.Bob Dylan l’ha definita «la più grande canzone
mai scritta».
Webb
scrisse “Wichita Lineman” in risposta alla richiesta telefonica urgente di
Campbell di una canzone incentrata su un “luogo” o “geografica” che facesse
seguito a “By the Time I Get to Phoenix”. L’ispirazione per il testo gli venne
mentre guidava attraverso le alte pianure del Panhandle dell’Oklahoma, passando
accanto a una lunga fila di pali del telefono, su uno dei quali era appollaiato
un tecnico delle linee che parlava al ricevitore. Webb «si immaginò in cima a
quel palo» con il telefono in mano, mentre immaginava il tecnico che parlava
con la sua ragazza. Nonostante le sue radici nella vita reale fossero altrove,
Webb ambientò la sua canzone a Wichita, in Kansas.
La
canzone contiene due strofe, ciascuna divisa in due parti. La prima parte è in
fa maggiore, mentre la seconda è in re maggiore. Il re rappresenta la tonalità
minore relativa al fa, quindi ci si aspetterebbe una sezione in re minore
(anziché in re maggiore).
La
canzone contiene due strofe, ciascuna divisa in due parti. La prima parte è in
fa maggiore, mentre la seconda è in re maggiore. Il re rappresenta la tonalità
minore relativa al fa, quindi ci si aspetterebbe una sezione in re minore
(anziché in re maggiore). Il testo segue la dicotomia creata dalle tonalità
musicali contrastanti. La prima parte di ogni strofa (in Fa maggiore) descrive
aspetti legati al lavoro di un operaio delle linee elettriche; ad esempio,
«cercando sotto il sole un altro sovraccarico» e «se nevica, quel tratto a sud
non reggerà mai lo sforzo». La seconda parte (in Re maggiore) descrive in
dettaglio i pensieri romantici del tecnico delle linee elettriche;
le
progressioni armoniche malinconiche e venate di jazz di Webb, intrecciate con
settime maggiori e quarte sospese, rafforzano la natura indeterminata della
canzone modulando dal Fa maggiore al Re maggiore e viceversa senza mai
risolvere completamente la tensione.
La
canzone non torna mai più «a casa», ovvero alla tonica – né in nessuna delle
strofe, né nel fadeout. Questa splendida impostazione musicale suggerisce in
modo subliminale ciò che il testo suggerisce poeticamente: il viandante
solitario che rimane sospeso in cima a quel palo del telefono sullo sfondo di
quel desolato paesaggio di prateria, desiderando ardentemente la propria casa.
Sono
un tecnico delle linee elettriche della contea
E
percorro la strada principale
Alla
ricerca, sotto il sole, di un altro sovraccarico
Ti
sento cantare attraverso il cavo
Ti
sento nonostante il ronzio
E
il tecnico delle linee di Wichita è ancora in servizio
So
che ho bisogno di una breve vacanza
Ma
non sembra che pioverà
E
se nevicasse, quel tratto a sud non reggerebbe mai lo sforzo
È
una canzone blues registrata per la prima volta dal cantante americano di
rhythm and blues James Wayne nel 1951. Nel corso di diversi decenni è stata
registrata e reinterpretata da molti altri artisti, tra cui Louis Jordan,
Michael Bloomfield, Dr. John, Professor Longhair, James Booker, Hugh Laurie e i
Clash.
La
registrazione di James Wayne rese popolare la canzone, sebbene fosse già
ampiamente conosciuta tra i musicisti di New Orleans e altrove come «l’inno dei
tossici, delle prostitute, dei protettori e dei detenut. Era una canzone che si
cantava ad Angola, la colonia penale statale, e il ritmo era persino noto come
«jailbird beat» (dalle note del disco «Gumbo» di Dr. John).
Nel
libro *JUNKY* di William Burroughs, è presente un riferimento alla prigione di
Angola, situata in Louisiana, citata anche nel testo della canzone.«Junco» si riferisce a «Junky» o «Junk»,
gergo dei primi anni del Novecento per indicare eroina, morfina o qualsiasi
oppiaceo in generale. «Loaded» era spesso usato per riferirsi a chi era in
preda a una «crisi da droga», nel senso che si era appena fatto una dose di
eroina. Il libro stesso è una descrizione approfondita della vita da
tossicodipendente, e ci sono molti altri parallelismi tra questa canzone e il
libro. L’idea di impegnare oggetti per pagarsi la droga è ricorrente, così come
il lavoro nei campi, che sembrava avere un effetto terapeutico nel superare la
«malattia», ovvero i sintomi di astinenza da droga.
Lungo la strada arrivò un Junco Partner
Perché era completamente fuori
Era completamente fuori di sé
Barcollava per tutta la strada
Cantando: “Sei mesi non sono una condanna”
E “Un anno non è niente”
Sono nato ad Angola
Dove sto scontando da quattordici a novantanove
anni
Beh, vorrei avere un milione di dollari
Oh, un milione tutto mio (tutto mio)
Alleverei bestiame e direi: «Cresci per me,
piccolo»
Mi farei una piantagione di tabacco
Fai una passeggiata, fai una passeggiata
Junco Partner
Ehi, non darmi fastidio
Così
Proprio così
Beh, quando avevo un bel po’ di soldi
Sì, avevo cose davvero fantastiche in tutta la città
Ora non ho più soldi
Tutti i miei cari amici continuano a umiliarmi
Quindi ora devo impegnare il mio cricchetto e la
mia pistola
Sì, impegnerò il mio orologio e la catena
Avrei impegnato la mia dolce Gabriella
Ma quella ragazza intelligente non ha voluto
firmare
Lungo la strada, lungo la strada
È arrivato un Junco Partner
Ragazzi, era il più ricco che avessi mai visto
Era completamente fuori di sé, fuori di sé, oh mio
Dio, oh mio Dio, oh mio Dio, oh mio Dio
Barcollava per tutta la strada, quindi
Fai una passeggiata
Non riesco a camminare
Lungo la strada è arrivato un Junco Partner
«Ehi, signore»
Mi ha chiamato
E sono state tre le cose che ha gridato
Cantando, cantando, strimpellando
Devo beccarti con l’oro
Oh!
Junco Partner
Beh, sono a terra, sì, mi sta venendo sete
Versami una birra davvero buona quando sono
assetato
“Gary Gilmore's Eyes” è un singolo della band punk
rock The Adverts. Il disco raggiunse il diciottesimo posto nella classifica dei
singoli del Regno Unito nel settembre 1977.
Il brano è stato scritto dal punto di vista di un
paziente che ha appena subito un trapianto di occhi e scopre di aver ricevuto
gli occhi di Gary Gilmore, un duplice assassino giustiziato. Gilmore aveva
chiesto che i suoi occhi fossero donati alla scienza dopo la sua esecuzione,
poiché «probabilmente sarebbero stati l’unica parte del corpo utilizzabile». Dopo
l’esecuzione di Gilmore, diverse parti del suo corpo furono in effetti
prelevate per un possibile utilizzo a fini di trapianto o di studio. Le sue
cornee furono utilizzate per dei trapianti.
Sono disteso in un ospedale,
sono immobilizzato sul letto.
Uno stetoscopio sul mio cuore,
una mano sulla mia testa.
Mi stanno togliendo le bende.
Sussulto alla luce.
L’infermiera sembra preoccupata,
e trema di paura...
Sto guardando attraverso gli occhi di Gary Gilmore.
I medici mi evitano.
La mia vista è confusa.
Ascolto le cuffie,
E coglio il telegiornale della sera.
Un assassino è stato ucciso,
E dona la sua vista alla scienza.
Sono rinchiuso in un reparto privato.
Mi rendo conto che devo stare...
Guardando attraverso gli occhi di Gary Gilmore.
Guardando attraverso gli occhi di Gary Gilmore.
Rompo la lampada per la rabbia.
Spingo il mio letto contro la porta.
Chiudo gli occhi,
e desidero non vedere più nulla.
L’occhio riceve i messaggi,
e li invia al cervello.
Non c’è alcuna garanzia che gli stimoli vengano
percepiti allo stesso modo...
quando si guarda attraverso gli occhi di Gary
Gilmore.
“If
I Needed You” è una canzone scritta da Townes Van Zandt e inclusa nel suo album
del 1972 *The Late Great Townes Van Zandt*. Nove anni dopo è stata reinterpretata
in duetto dagli artisti di musica country americani Emmylou Harris e Don
Williams.
Secondo
la leggenda, e secondo quanto riferito dal produttore Kevin Eggers, la canzone
è stata scritta per sua moglie Anne. Nel tipico stile di Townes, il linguaggio
è semplice e chiaro, ma il suo inconfondibile modo di esprimersi rende il tutto
davvero unico; vedi ad esempio il verso «Ti perderai l’alba se chiudi gli occhi
/ E questo mi spezzerebbe il cuore in due». Townes ha rivelato più volte nelle
interviste di aver scritto questa canzone sotto l’effetto dello sciroppo per la
tosse a base di codeina. Mentre era affetto dall’influenza, ebbe vividi sogni
febbrili causati dagli effetti della codeina e, in uno di quei sogni, sognò di
esibirsi davanti a una folla, e questa era la canzone che stava suonando. Si
svegliò, scrisse la canzone e tornò a dormire.
“Moonhead” è il secondo album in studio dei Thin
White Rope, pubblicato nel 1987. “Not Your Fault” apre il disco: la canzone
inizia con suoni di batteria potenti e lucidi, seguiti da un riff chitarristico
ipnotico, e da un basso ossessivo, su cui Guy Kyser interviene con la sua voce roca e grezza, cantando
di un personaggio folle ossessionato da una femme
fatale peccaminosa.
So che sei confuso e vuoi dare un nome a tutto ciò
che vedi
Ma guardala quando viene alle feste, raggiante
come al terzo grado
Non è colpa tua, non è affatto colpa tua
Vuole solo che tu ti unisca alla sua caduta
Più la vedi, meno è probabile che emerga qualcosa
di te
Da qualunque buco ti nasconda mentre ti
perquisiscono le mani
Non è colpa tua, non è affatto una colpa
Vuole solo che tu ti unisca alla sua caduta
Non è che ti odiasse perché pensava che fossi puro
come un mormone
Ma dovresti capire che non le piaci, e non è
niente che le droghe possano curare
Una canzone scritta da John Sebastian e pubblicata dagli
Everly Brothers nel 1972. Sebastian pubblicò la sua versione nel 1974 sul disco
“Tarzana Kid”. La versione di Tom Petty è del 1975.
Sto parlando di nuovo da solo
Mi chiedo se questo viaggiare sia una buona cosa
C'è forse qualcosa di meglio che potremmo fare, se
potessimo?
E oh, quante storie potremmo raccontare
E se tutto questo andasse a rotoli e finisse
all’inferno
Riesco ancora a immaginarci seduti sul letto di
qualche motel
Ad ascoltare le storie che potremmo raccontare
Ricordi quella chitarra in un museo del Tennessee
E la targhetta sul vetro mi ha riportato alla
mente venti melodie
E i graffi sulla superficie
Raccontavano di tutte le volte che è caduto
Cantando ogni storia che potesse raccontare
E oh, le storie che potrebbe raccontare
E scommetto che suona ancora come una campana
E vorrei che potessimo sederci sul letto in
qualche motel
E ascoltare le storie che potremmo raccontare
Quindi se sei in viaggio, arrivando fin qui ogni
sera
E canti per guadagnarti da vivere sotto le luci
dai colori vivaci
E se mai ti chiedi perché sali su questa giostra
L’hai fatto per le storie che potresti raccontare
E oh, le storie che potremmo raccontare
E se tutto questo va a rotoli e finisce
all’inferno
Riesco ancora a vederci seduti sul letto in
qualche motel
Ad ascoltare le storie che potremmo raccontare
Riesco ancora a vederci seduti sul letto in
qualche motel
“Where
Everybody Knows Your Name" è la sigla della sitcom televisiva Cheers (nota in
Italia col titolo di “Cin Cin” con Ted Danson)), nonché il singolo di debutto
di Gary Portnoy. La canzone fu scritta da Portnoy e Judy Hart-Angelo e interpretata
da Portnoy nel 1982. Poco dopo la prima puntata di Cheers, Portnoy tornò in
studio per registrare una versione più lunga del brano, che entrò nelle
classifiche pop statunitensi e britanniche.
… Per farsi strada nel mondo di oggi
ci vuole tutto quello che uno ha
Prendersi una pausa da tutte le preoccupazioni
sarebbe sicuramente di grande aiuto
Non ti andrebbe di evadere un po’?
… Tutte quelle notti in cui non c’è luce
L’assegno è nella posta
E il tuo angioletto
Ha appeso il gatto per la coda
E il tuo terzo fidanzato non si è fatto vedere
… A volte vorresti andare
In un posto dove tutti conoscono il tuo nome
E sono sempre felici di vederti arrivare
Vorresti essere in un posto dove puoi vedere
(ah-ah)
Che i nostri problemi sono tutti uguali (ah-ah)
Vorresti essere in un posto dove tutti conoscono
il tuo nome
… Ti alzi dal letto, la macchina del caffè è fuori
uso
Come
si può intuire, il titolo della canzone e dell’album, “Paris 1919” (pubblicato
da John Cale nel 1973), è un riferimento all’accordo di armistizio stipulato
quell’anno, il Trattato di Versailles, le cui dure condizioni diedero il via a
una serie di eventi che portarono all’ascesa al potere di Hitler e aprirono la
strada a un’altra guerra mondiale.
A
prima vista, la canzone racconta di un matrimonio fallito all’indomani della
Prima guerra mondiale. La sposa non si è presentata alle nozze. Lo sposo è
rimasto solo davanti all’altare, in preda al nervosismo per ovvie ragioni. Ora
è tormentato dalla sua assenza, mentre lei si presenta a casa sua. Trascorre il
tempo rimuginando sui suoi dubbi iniziali e sui segnali a cui, col senno di
poi, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione. Il quadro che il protagonista
dipinge è un intreccio tra astratto e quotidiano.
“maids
of honor singing crying singing tediously,”
I
suoi pensieri tornano alle damigelle d’onore che cantano e piangono, alla
chiesa dove aveva cercato di domarla, ai piccoli dettagli: le carovane di
marmellata; la noia; i preparativi che lo avevano tenuto occupato; e le
tradizioni a cui bisogna attenersi – come il modo corretto di rivolgersi a uno
sposo abbandonato – che gli turbinano nella mente come fantasmi. Tutto questo
si mescola alle immagini di guerra, sangue e lacrime provenienti dal Giappone.
“it’s the customary thing to say or do to a
disappointed proud man in his grief”
Continua
a mantenere le apparenze della buona educazione, pur trovandosi
comprensibilmente in uno stato di crisi interiore. Bisogna mantenere le
apparenze. Cercare di portare sua moglie in chiesa potrebbe essere stato un
tentativo di domarla, o forse ha bisogno che la Chiesa esorcizzi la sua casa
ora che lei non c’è più. È difficile capire se lei lo abbia lasciato o se sia
morta.
La
Grande Guerra era appena finita, con grande sollievo in tutta Europa, ma in
realtà nulla era stato risolto. Il microcosmo rispecchia il macrocosmo. Lo
sposo, come l’Europa, sembra sull’orlo di un crollo.
„Shape I'm In“ è una canzone del gruppo “The Band”, scritta
da Robbie Robertson e pubblicata sull’album “Stagefright” del 1970.
A seguito la traduzionedi un articolo di D. L. Lewis dal sito dedicato al gruppo (The Band)
Il testo è relativamente diretto, ma merita una certa
attenzione:
Go out yonder
Peace in the valley,
Come down town,
Got to rumble in the alley
Oh, you don't know,
The Shape I'm In
Il testo, come spesso accade nelle canzoni della Band, è
ricco di allusioni cristiane e bibliche: «Peace in the Valley» è uno dei grandi
inni protestanti. (Per inciso, Elvis la cantò in una delle sue esibizioni al
programma di Ed Sullivan). La mancanza di redenzione è dichiarata fin dalla
prima strofa: il distico iniziale afferma che andando altrove si raggiungerebbe
la pace. Tuttavia, essendo bloccati in città, è una lotta per la sopravvivenza.
La moglie/fidanzata del protagonista se n'è andata, presumibilmente in preda
alla disperazione, e questo non ha migliorato affatto la sua situazione:
Has anybody seen
my lady?
This livin' alone will drive me crazy
E ancora una volta il ritornello è un grido lamentoso di
frustrazione: «tu non sai in che stato mi trovo» – il «tu» è rivolto
all'ascoltatore – l'ascoltatore non può sapere quanto sia grave la situazione.
La musica del bridge assume un tono ancora più malinconico.
Il ritmo incalzante della band si subordina a una melodia incantevole. Nel
primo bridge il cantante dice di voler «scendere verso l’acqua» (anche in
questo caso, si noti l’allusione biblica: l’ascoltatore potrebbe pensare che si
stia dirigendo verso il battesimo). Tuttavia, il cantante non è alla ricerca
della redenzione - non ha intenzione di buttarsi: sta invece cercando il suo
creatore, perché ha sentito dire che è lì che lei si trova. Si tratta di un
richiamo a sua madre, o al dio femminilizzato? (Molte sette cristiane primitive
consideravano lo Spirito Santo come una donna.) L'altra interpretazione, più
cupa, è che stia per suicidarsi (incontrare il proprio creatore è stato a lungo
un eufemismo per indicare la morte). Non la trova, o perché non ci va, o perché
lei non è lì (o perché decide di non suicidarsi). Tuttavia, la sua situazione
non migliora in conseguenza di queste azioni.
Il ritmo incalzante riprende. La situazione del cantante è
disperata: delle nove vite che di solito si attribuiscono a un gatto, ne ha già
consumate sette. Dispera di riuscire a uscirne: «E ora, come diavolo faccio ad
arrivare in paradiso?». Non è chiaro nemmeno se per «paradiso» si intenda la
dimora eterna dei giusti dopo la morte o semplicemente la «pace nella valle»
qui sulla terra. Ciò che è chiaro è che il cantante vuole uscire completamente
dalla sua situazione. Ciò suggerisce anche che stia vivendo all'inferno, e
probabilmente è così.
Il secondo bridge racconta che il cantante ha appena
scontato sessanta giorni di carcere, sostanzialmente per mancanza di soldi (o
vagabondaggio). Ora che è fuori, sta commettendo un altro reato: è disoccupato
e senza fissa dimora, e sta scontando una pena per il reato sociale (se non
proprio legale) di «non avere un posto dove andare».
In un mondo del genere, hai solo due scelte: salvare te
stesso o salvare chi ti sta vicino. Entrambe sono impossibili. La versione di
*The Last Waltz* si ferma qui, ma l’originale e altre versioni aggiungono
un’ultima strofa: due ragazzi potrebbero scatenare «un putiferio», perché
«sentono che stai cercando di scaricarci». “Tu” ora non sei solo l'ascoltatore
passivo della canzone, ma la ragione del malcontento e della frustrazione delle
versioni precedenti. La colpa potrebbe essere della società: di certo i giovani
disillusi la pensano così. Hai impedito la “pace nella valle”: non c'è da
stupirsi che i giovani possano incanalare le loro energie nella violenza: sono
stati messi da parte. In tutta onestà, è una costruzione goffa, ma il suo
messaggio è chiaro. La Band raramente, se non mai, ha usato parole volgari nei
propri testi (l'uso di parolacce era ed è un modo sicuro per impedire la messa
in onda). È difficile evitare la conclusione che l'impreciso “shuck” non stia
suggerendo un'altra parola. Tuttavia, “shuck” di per sé ha un certo valore
linguistico. È un termine nordamericano che significa essere truffati o
raggirati. Si tratta di un uso estremamente valido della parola. Ma anche
quando il mais viene sbucciato, viene spogliato, utilizzato e il torsolo viene
gettato via. Robertson comprende le frustrazioni degli strati più bassi della
società: tra i grandi parolieri, solo Springsteen supera Robertson nell’era
moderna per empatia e comprensione della povertà e delle difficoltà delle
classi lavoratrici (anche se Robertson forse comprende i senzatetto e chi
rischia di diventarlo meglio di Springsteen: la sua infanzia e quegli anni
trascorsi in tour sono stati un maestro severo, ma efficace). ) Robertson
assume una visione pessimistica in questa canzone - una visione più ottimistica
è presente in “Life is a Carnival”, per esempio. Secondo Barney Hoskyns, “Shape
I'm In” parlava esplicitamente dello stato d'animo di Richard Manuel in quel
periodo.
I The Band, nonostante tutta la loro abilità
tecnica e il loro autentico talento, spesso concludevano le canzoni in modo
inconcludente. Le canzoni spesso finiscono e basta. «Shape I'm In» non fa
eccezione, ma in questo caso il finale del brano (almeno nella registrazione
originale) sottolinea e rafforza la disperazione della situazione. Inoltre,
lascia la canzone (e quindi la storia) in sospeso.
Vai laggiù, dove la valle è in pace
Vieni in centro, c'è da fare un po' di casino nel
vicolo
Oh, non sai in che stato mi trovo
Qualcuno ha visto la mia ragazza?
Vivere da solo mi farà impazzire
Oh, non sai in che stato mi trovo
Andrò giù vicino all'acqua
Ma non mi butterò dentro, no, no
Cercherò solo la mia vicina
E ho sentito che è lì che si trova, oh
Delle nove vite ne ho spese sette
Ora, come diavolo si fa ad arrivare in Paradiso?
Oh, non sai in che stato mi trovo
Ho appena passato 60 giorni in galera
Per il crimine di non avere un soldo, no, no
Ora eccomi qui, di nuovo per strada
Per il reato di non avere un posto dove andare
Salva te stesso o salva tuo fratello
Sembra che sia l'uno o l'altro
Oh, non sai in che stato mi trovo
Ora, due ragazzini potrebbero scatenare un
putiferio
Composta da Simon nel 1981, la canzone all'inizio parla della
morte del cantante Johnny Ace, per poi riferirsi a John Lennon, assassinato
davanti alla propria abitazione nel dicembre del 1980, e a John Fitzgerald
Kennedy, ucciso nel 1963. L'anno successivo alla morte di Kennedy, scoppiò
la Beatlemania nel mondo (all'epoca Simon viveva a Londra), e nel
testo della canzone, egli cita sia i Beatles sia i Rolling Stones. Nel
corso di un'intervista promozionale per Hearts and Bones, Simon disse che
la morte di Ace era stata la "prima morte violenta che ricordasse", e
notò che Kennedy e Lennon divennero i "Johnny Ace" delle rispettive
epoche a causa del loro assassinio.
Il brano fu eseguito dal vivo per la prima volta da Paul
Simon durante la reunion di Simon & Garfunkel nel concerto a
Central Park del settembre 1981. Verso la fine della canzone, uno
spettatore esagitato salì sul palco, facendo allontanare Simon dal microfono. L'intruso
venne prontamente bloccato dalla sicurezza prima che potesse raggiungere Simon
e fu sentito urlare: «I gotta talk to you, I gotta talk to you!» ("Devo
parlarti, devo parlarti!"). Simon rimase visibilmente scosso — soprattutto
perché il testo della canzone tratta di omicidi (e quello di Lennon era di
recente memoria), ma continuò l'esibizione senza interruzioni portando a
termine il brano.