In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
“Wichita
Lineman” è una canzone del 1968 scritta da Jimmy Webb per l'artista country
americano Glen Campbell. Ampiamente
reinterpretata da altri artisti (tra cui recentemente Flea con Nick Cave), è
stata definita “la prima canzone country esistenziale”.Bob Dylan l’ha definita «la più grande canzone
mai scritta».
Webb
scrisse “Wichita Lineman” in risposta alla richiesta telefonica urgente di
Campbell di una canzone incentrata su un “luogo” o “geografica” che facesse
seguito a “By the Time I Get to Phoenix”. L’ispirazione per il testo gli venne
mentre guidava attraverso le alte pianure del Panhandle dell’Oklahoma, passando
accanto a una lunga fila di pali del telefono, su uno dei quali era appollaiato
un tecnico delle linee che parlava al ricevitore. Webb «si immaginò in cima a
quel palo» con il telefono in mano, mentre immaginava il tecnico che parlava
con la sua ragazza. Nonostante le sue radici nella vita reale fossero altrove,
Webb ambientò la sua canzone a Wichita, in Kansas.
La
canzone contiene due strofe, ciascuna divisa in due parti. La prima parte è in
fa maggiore, mentre la seconda è in re maggiore. Il re rappresenta la tonalità
minore relativa al fa, quindi ci si aspetterebbe una sezione in re minore
(anziché in re maggiore).
La
canzone contiene due strofe, ciascuna divisa in due parti. La prima parte è in
fa maggiore, mentre la seconda è in re maggiore. Il re rappresenta la tonalità
minore relativa al fa, quindi ci si aspetterebbe una sezione in re minore
(anziché in re maggiore). Il testo segue la dicotomia creata dalle tonalità
musicali contrastanti. La prima parte di ogni strofa (in Fa maggiore) descrive
aspetti legati al lavoro di un operaio delle linee elettriche; ad esempio,
«cercando sotto il sole un altro sovraccarico» e «se nevica, quel tratto a sud
non reggerà mai lo sforzo». La seconda parte (in Re maggiore) descrive in
dettaglio i pensieri romantici del tecnico delle linee elettriche;
le
progressioni armoniche malinconiche e venate di jazz di Webb, intrecciate con
settime maggiori e quarte sospese, rafforzano la natura indeterminata della
canzone modulando dal Fa maggiore al Re maggiore e viceversa senza mai
risolvere completamente la tensione.
La
canzone non torna mai più «a casa», ovvero alla tonica – né in nessuna delle
strofe, né nel fadeout. Questa splendida impostazione musicale suggerisce in
modo subliminale ciò che il testo suggerisce poeticamente: il viandante
solitario che rimane sospeso in cima a quel palo del telefono sullo sfondo di
quel desolato paesaggio di prateria, desiderando ardentemente la propria casa.
Sono
un tecnico delle linee elettriche della contea
E
percorro la strada principale
Alla
ricerca, sotto il sole, di un altro sovraccarico
Ti
sento cantare attraverso il cavo
Ti
sento nonostante il ronzio
E
il tecnico delle linee di Wichita è ancora in servizio
So
che ho bisogno di una breve vacanza
Ma
non sembra che pioverà
E
se nevicasse, quel tratto a sud non reggerebbe mai lo sforzo
È
una canzone blues registrata per la prima volta dal cantante americano di
rhythm and blues James Wayne nel 1951. Nel corso di diversi decenni è stata
registrata e reinterpretata da molti altri artisti, tra cui Louis Jordan,
Michael Bloomfield, Dr. John, Professor Longhair, James Booker, Hugh Laurie e i
Clash.
La
registrazione di James Wayne rese popolare la canzone, sebbene fosse già
ampiamente conosciuta tra i musicisti di New Orleans e altrove come «l’inno dei
tossici, delle prostitute, dei protettori e dei detenut. Era una canzone che si
cantava ad Angola, la colonia penale statale, e il ritmo era persino noto come
«jailbird beat» (dalle note del disco «Gumbo» di Dr. John).
Nel
libro *JUNKY* di William Burroughs, è presente un riferimento alla prigione di
Angola, situata in Louisiana, citata anche nel testo della canzone.«Junco» si riferisce a «Junky» o «Junk»,
gergo dei primi anni del Novecento per indicare eroina, morfina o qualsiasi
oppiaceo in generale. «Loaded» era spesso usato per riferirsi a chi era in
preda a una «crisi da droga», nel senso che si era appena fatto una dose di
eroina. Il libro stesso è una descrizione approfondita della vita da
tossicodipendente, e ci sono molti altri parallelismi tra questa canzone e il
libro. L’idea di impegnare oggetti per pagarsi la droga è ricorrente, così come
il lavoro nei campi, che sembrava avere un effetto terapeutico nel superare la
«malattia», ovvero i sintomi di astinenza da droga.
Lungo la strada arrivò un Junco Partner
Perché era completamente fuori
Era completamente fuori di sé
Barcollava per tutta la strada
Cantando: “Sei mesi non sono una condanna”
E “Un anno non è niente”
Sono nato ad Angola
Dove sto scontando da quattordici a novantanove
anni
Beh, vorrei avere un milione di dollari
Oh, un milione tutto mio (tutto mio)
Alleverei bestiame e direi: «Cresci per me,
piccolo»
Mi farei una piantagione di tabacco
Fai una passeggiata, fai una passeggiata
Junco Partner
Ehi, non darmi fastidio
Così
Proprio così
Beh, quando avevo un bel po’ di soldi
Sì, avevo cose davvero fantastiche in tutta la città
Ora non ho più soldi
Tutti i miei cari amici continuano a umiliarmi
Quindi ora devo impegnare il mio cricchetto e la
mia pistola
Sì, impegnerò il mio orologio e la catena
Avrei impegnato la mia dolce Gabriella
Ma quella ragazza intelligente non ha voluto
firmare
Lungo la strada, lungo la strada
È arrivato un Junco Partner
Ragazzi, era il più ricco che avessi mai visto
Era completamente fuori di sé, fuori di sé, oh mio
Dio, oh mio Dio, oh mio Dio, oh mio Dio
Barcollava per tutta la strada, quindi
Fai una passeggiata
Non riesco a camminare
Lungo la strada è arrivato un Junco Partner
«Ehi, signore»
Mi ha chiamato
E sono state tre le cose che ha gridato
Cantando, cantando, strimpellando
Devo beccarti con l’oro
Oh!
Junco Partner
Beh, sono a terra, sì, mi sta venendo sete
Versami una birra davvero buona quando sono
assetato
“Gary Gilmore's Eyes” è un singolo della band punk
rock The Adverts. Il disco raggiunse il diciottesimo posto nella classifica dei
singoli del Regno Unito nel settembre 1977.
Il brano è stato scritto dal punto di vista di un
paziente che ha appena subito un trapianto di occhi e scopre di aver ricevuto
gli occhi di Gary Gilmore, un duplice assassino giustiziato. Gilmore aveva
chiesto che i suoi occhi fossero donati alla scienza dopo la sua esecuzione,
poiché «probabilmente sarebbero stati l’unica parte del corpo utilizzabile». Dopo
l’esecuzione di Gilmore, diverse parti del suo corpo furono in effetti
prelevate per un possibile utilizzo a fini di trapianto o di studio. Le sue
cornee furono utilizzate per dei trapianti.
Sono disteso in un ospedale,
sono immobilizzato sul letto.
Uno stetoscopio sul mio cuore,
una mano sulla mia testa.
Mi stanno togliendo le bende.
Sussulto alla luce.
L’infermiera sembra preoccupata,
e trema di paura...
Sto guardando attraverso gli occhi di Gary Gilmore.
I medici mi evitano.
La mia vista è confusa.
Ascolto le cuffie,
E coglio il telegiornale della sera.
Un assassino è stato ucciso,
E dona la sua vista alla scienza.
Sono rinchiuso in un reparto privato.
Mi rendo conto che devo stare...
Guardando attraverso gli occhi di Gary Gilmore.
Guardando attraverso gli occhi di Gary Gilmore.
Rompo la lampada per la rabbia.
Spingo il mio letto contro la porta.
Chiudo gli occhi,
e desidero non vedere più nulla.
L’occhio riceve i messaggi,
e li invia al cervello.
Non c’è alcuna garanzia che gli stimoli vengano
percepiti allo stesso modo...
quando si guarda attraverso gli occhi di Gary
Gilmore.
“If
I Needed You” è una canzone scritta da Townes Van Zandt e inclusa nel suo album
del 1972 *The Late Great Townes Van Zandt*. Nove anni dopo è stata reinterpretata
in duetto dagli artisti di musica country americani Emmylou Harris e Don
Williams.
Secondo
la leggenda, e secondo quanto riferito dal produttore Kevin Eggers, la canzone
è stata scritta per sua moglie Anne. Nel tipico stile di Townes, il linguaggio
è semplice e chiaro, ma il suo inconfondibile modo di esprimersi rende il tutto
davvero unico; vedi ad esempio il verso «Ti perderai l’alba se chiudi gli occhi
/ E questo mi spezzerebbe il cuore in due». Townes ha rivelato più volte nelle
interviste di aver scritto questa canzone sotto l’effetto dello sciroppo per la
tosse a base di codeina. Mentre era affetto dall’influenza, ebbe vividi sogni
febbrili causati dagli effetti della codeina e, in uno di quei sogni, sognò di
esibirsi davanti a una folla, e questa era la canzone che stava suonando. Si
svegliò, scrisse la canzone e tornò a dormire.
“Moonhead” è il secondo album in studio dei Thin
White Rope, pubblicato nel 1987. “Not Your Fault” apre il disco: la canzone
inizia con suoni di batteria potenti e lucidi, seguiti da un riff chitarristico
ipnotico, e da un basso ossessivo, su cui Guy Kyser interviene con la sua voce roca e grezza, cantando
di un personaggio folle ossessionato da una femme
fatale peccaminosa.
So che sei confuso e vuoi dare un nome a tutto ciò
che vedi
Ma guardala quando viene alle feste, raggiante
come al terzo grado
Non è colpa tua, non è affatto colpa tua
Vuole solo che tu ti unisca alla sua caduta
Più la vedi, meno è probabile che emerga qualcosa
di te
Da qualunque buco ti nasconda mentre ti
perquisiscono le mani
Non è colpa tua, non è affatto una colpa
Vuole solo che tu ti unisca alla sua caduta
Non è che ti odiasse perché pensava che fossi puro
come un mormone
Ma dovresti capire che non le piaci, e non è
niente che le droghe possano curare
Una canzone scritta da John Sebastian e pubblicata dagli
Everly Brothers nel 1972. Sebastian pubblicò la sua versione nel 1974 sul disco
“Tarzana Kid”. La versione di Tom Petty è del 1975.
Sto parlando di nuovo da solo
Mi chiedo se questo viaggiare sia una buona cosa
C'è forse qualcosa di meglio che potremmo fare, se
potessimo?
E oh, quante storie potremmo raccontare
E se tutto questo andasse a rotoli e finisse
all’inferno
Riesco ancora a immaginarci seduti sul letto di
qualche motel
Ad ascoltare le storie che potremmo raccontare
Ricordi quella chitarra in un museo del Tennessee
E la targhetta sul vetro mi ha riportato alla
mente venti melodie
E i graffi sulla superficie
Raccontavano di tutte le volte che è caduto
Cantando ogni storia che potesse raccontare
E oh, le storie che potrebbe raccontare
E scommetto che suona ancora come una campana
E vorrei che potessimo sederci sul letto in
qualche motel
E ascoltare le storie che potremmo raccontare
Quindi se sei in viaggio, arrivando fin qui ogni
sera
E canti per guadagnarti da vivere sotto le luci
dai colori vivaci
E se mai ti chiedi perché sali su questa giostra
L’hai fatto per le storie che potresti raccontare
E oh, le storie che potremmo raccontare
E se tutto questo va a rotoli e finisce
all’inferno
Riesco ancora a vederci seduti sul letto in
qualche motel
Ad ascoltare le storie che potremmo raccontare
Riesco ancora a vederci seduti sul letto in
qualche motel
“Where
Everybody Knows Your Name" è la sigla della sitcom televisiva Cheers (nota in
Italia col titolo di “Cin Cin” con Ted Danson)), nonché il singolo di debutto
di Gary Portnoy. La canzone fu scritta da Portnoy e Judy Hart-Angelo e interpretata
da Portnoy nel 1982. Poco dopo la prima puntata di Cheers, Portnoy tornò in
studio per registrare una versione più lunga del brano, che entrò nelle
classifiche pop statunitensi e britanniche.
… Per farsi strada nel mondo di oggi
ci vuole tutto quello che uno ha
Prendersi una pausa da tutte le preoccupazioni
sarebbe sicuramente di grande aiuto
Non ti andrebbe di evadere un po’?
… Tutte quelle notti in cui non c’è luce
L’assegno è nella posta
E il tuo angioletto
Ha appeso il gatto per la coda
E il tuo terzo fidanzato non si è fatto vedere
… A volte vorresti andare
In un posto dove tutti conoscono il tuo nome
E sono sempre felici di vederti arrivare
Vorresti essere in un posto dove puoi vedere
(ah-ah)
Che i nostri problemi sono tutti uguali (ah-ah)
Vorresti essere in un posto dove tutti conoscono
il tuo nome
… Ti alzi dal letto, la macchina del caffè è fuori
uso
Come
si può intuire, il titolo della canzone e dell’album, “Paris 1919” (pubblicato
da John Cale nel 1973), è un riferimento all’accordo di armistizio stipulato
quell’anno, il Trattato di Versailles, le cui dure condizioni diedero il via a
una serie di eventi che portarono all’ascesa al potere di Hitler e aprirono la
strada a un’altra guerra mondiale.
A
prima vista, la canzone racconta di un matrimonio fallito all’indomani della
Prima guerra mondiale. La sposa non si è presentata alle nozze. Lo sposo è
rimasto solo davanti all’altare, in preda al nervosismo per ovvie ragioni. Ora
è tormentato dalla sua assenza, mentre lei si presenta a casa sua. Trascorre il
tempo rimuginando sui suoi dubbi iniziali e sui segnali a cui, col senno di
poi, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione. Il quadro che il protagonista
dipinge è un intreccio tra astratto e quotidiano.
“maids
of honor singing crying singing tediously,”
I
suoi pensieri tornano alle damigelle d’onore che cantano e piangono, alla
chiesa dove aveva cercato di domarla, ai piccoli dettagli: le carovane di
marmellata; la noia; i preparativi che lo avevano tenuto occupato; e le
tradizioni a cui bisogna attenersi – come il modo corretto di rivolgersi a uno
sposo abbandonato – che gli turbinano nella mente come fantasmi. Tutto questo
si mescola alle immagini di guerra, sangue e lacrime provenienti dal Giappone.
“it’s the customary thing to say or do to a
disappointed proud man in his grief”
Continua
a mantenere le apparenze della buona educazione, pur trovandosi
comprensibilmente in uno stato di crisi interiore. Bisogna mantenere le
apparenze. Cercare di portare sua moglie in chiesa potrebbe essere stato un
tentativo di domarla, o forse ha bisogno che la Chiesa esorcizzi la sua casa
ora che lei non c’è più. È difficile capire se lei lo abbia lasciato o se sia
morta.
La
Grande Guerra era appena finita, con grande sollievo in tutta Europa, ma in
realtà nulla era stato risolto. Il microcosmo rispecchia il macrocosmo. Lo
sposo, come l’Europa, sembra sull’orlo di un crollo.
„Shape I'm In“ è una canzone del gruppo “The Band”, scritta
da Robbie Robertson e pubblicata sull’album “Stagefright” del 1970.
A seguito la traduzionedi un articolo di D. L. Lewis dal sito dedicato al gruppo (The Band)
Il testo è relativamente diretto, ma merita una certa
attenzione:
Go out yonder
Peace in the valley,
Come down town,
Got to rumble in the alley
Oh, you don't know,
The Shape I'm In
Il testo, come spesso accade nelle canzoni della Band, è
ricco di allusioni cristiane e bibliche: «Peace in the Valley» è uno dei grandi
inni protestanti. (Per inciso, Elvis la cantò in una delle sue esibizioni al
programma di Ed Sullivan). La mancanza di redenzione è dichiarata fin dalla
prima strofa: il distico iniziale afferma che andando altrove si raggiungerebbe
la pace. Tuttavia, essendo bloccati in città, è una lotta per la sopravvivenza.
La moglie/fidanzata del protagonista se n'è andata, presumibilmente in preda
alla disperazione, e questo non ha migliorato affatto la sua situazione:
Has anybody seen
my lady?
This livin' alone will drive me crazy
E ancora una volta il ritornello è un grido lamentoso di
frustrazione: «tu non sai in che stato mi trovo» – il «tu» è rivolto
all'ascoltatore – l'ascoltatore non può sapere quanto sia grave la situazione.
La musica del bridge assume un tono ancora più malinconico.
Il ritmo incalzante della band si subordina a una melodia incantevole. Nel
primo bridge il cantante dice di voler «scendere verso l’acqua» (anche in
questo caso, si noti l’allusione biblica: l’ascoltatore potrebbe pensare che si
stia dirigendo verso il battesimo). Tuttavia, il cantante non è alla ricerca
della redenzione - non ha intenzione di buttarsi: sta invece cercando il suo
creatore, perché ha sentito dire che è lì che lei si trova. Si tratta di un
richiamo a sua madre, o al dio femminilizzato? (Molte sette cristiane primitive
consideravano lo Spirito Santo come una donna.) L'altra interpretazione, più
cupa, è che stia per suicidarsi (incontrare il proprio creatore è stato a lungo
un eufemismo per indicare la morte). Non la trova, o perché non ci va, o perché
lei non è lì (o perché decide di non suicidarsi). Tuttavia, la sua situazione
non migliora in conseguenza di queste azioni.
Il ritmo incalzante riprende. La situazione del cantante è
disperata: delle nove vite che di solito si attribuiscono a un gatto, ne ha già
consumate sette. Dispera di riuscire a uscirne: «E ora, come diavolo faccio ad
arrivare in paradiso?». Non è chiaro nemmeno se per «paradiso» si intenda la
dimora eterna dei giusti dopo la morte o semplicemente la «pace nella valle»
qui sulla terra. Ciò che è chiaro è che il cantante vuole uscire completamente
dalla sua situazione. Ciò suggerisce anche che stia vivendo all'inferno, e
probabilmente è così.
Il secondo bridge racconta che il cantante ha appena
scontato sessanta giorni di carcere, sostanzialmente per mancanza di soldi (o
vagabondaggio). Ora che è fuori, sta commettendo un altro reato: è disoccupato
e senza fissa dimora, e sta scontando una pena per il reato sociale (se non
proprio legale) di «non avere un posto dove andare».
In un mondo del genere, hai solo due scelte: salvare te
stesso o salvare chi ti sta vicino. Entrambe sono impossibili. La versione di
*The Last Waltz* si ferma qui, ma l’originale e altre versioni aggiungono
un’ultima strofa: due ragazzi potrebbero scatenare «un putiferio», perché
«sentono che stai cercando di scaricarci». “Tu” ora non sei solo l'ascoltatore
passivo della canzone, ma la ragione del malcontento e della frustrazione delle
versioni precedenti. La colpa potrebbe essere della società: di certo i giovani
disillusi la pensano così. Hai impedito la “pace nella valle”: non c'è da
stupirsi che i giovani possano incanalare le loro energie nella violenza: sono
stati messi da parte. In tutta onestà, è una costruzione goffa, ma il suo
messaggio è chiaro. La Band raramente, se non mai, ha usato parole volgari nei
propri testi (l'uso di parolacce era ed è un modo sicuro per impedire la messa
in onda). È difficile evitare la conclusione che l'impreciso “shuck” non stia
suggerendo un'altra parola. Tuttavia, “shuck” di per sé ha un certo valore
linguistico. È un termine nordamericano che significa essere truffati o
raggirati. Si tratta di un uso estremamente valido della parola. Ma anche
quando il mais viene sbucciato, viene spogliato, utilizzato e il torsolo viene
gettato via. Robertson comprende le frustrazioni degli strati più bassi della
società: tra i grandi parolieri, solo Springsteen supera Robertson nell’era
moderna per empatia e comprensione della povertà e delle difficoltà delle
classi lavoratrici (anche se Robertson forse comprende i senzatetto e chi
rischia di diventarlo meglio di Springsteen: la sua infanzia e quegli anni
trascorsi in tour sono stati un maestro severo, ma efficace). ) Robertson
assume una visione pessimistica in questa canzone - una visione più ottimistica
è presente in “Life is a Carnival”, per esempio. Secondo Barney Hoskyns, “Shape
I'm In” parlava esplicitamente dello stato d'animo di Richard Manuel in quel
periodo.
I The Band, nonostante tutta la loro abilità
tecnica e il loro autentico talento, spesso concludevano le canzoni in modo
inconcludente. Le canzoni spesso finiscono e basta. «Shape I'm In» non fa
eccezione, ma in questo caso il finale del brano (almeno nella registrazione
originale) sottolinea e rafforza la disperazione della situazione. Inoltre,
lascia la canzone (e quindi la storia) in sospeso.
Vai laggiù, dove la valle è in pace
Vieni in centro, c'è da fare un po' di casino nel
vicolo
Oh, non sai in che stato mi trovo
Qualcuno ha visto la mia ragazza?
Vivere da solo mi farà impazzire
Oh, non sai in che stato mi trovo
Andrò giù vicino all'acqua
Ma non mi butterò dentro, no, no
Cercherò solo la mia vicina
E ho sentito che è lì che si trova, oh
Delle nove vite ne ho spese sette
Ora, come diavolo si fa ad arrivare in Paradiso?
Oh, non sai in che stato mi trovo
Ho appena passato 60 giorni in galera
Per il crimine di non avere un soldo, no, no
Ora eccomi qui, di nuovo per strada
Per il reato di non avere un posto dove andare
Salva te stesso o salva tuo fratello
Sembra che sia l'uno o l'altro
Oh, non sai in che stato mi trovo
Ora, due ragazzini potrebbero scatenare un
putiferio
Composta da Simon nel 1981, la canzone all'inizio parla della
morte del cantante Johnny Ace, per poi riferirsi a John Lennon, assassinato
davanti alla propria abitazione nel dicembre del 1980, e a John Fitzgerald
Kennedy, ucciso nel 1963. L'anno successivo alla morte di Kennedy, scoppiò
la Beatlemania nel mondo (all'epoca Simon viveva a Londra), e nel
testo della canzone, egli cita sia i Beatles sia i Rolling Stones. Nel
corso di un'intervista promozionale per Hearts and Bones, Simon disse che
la morte di Ace era stata la "prima morte violenta che ricordasse", e
notò che Kennedy e Lennon divennero i "Johnny Ace" delle rispettive
epoche a causa del loro assassinio.
Il brano fu eseguito dal vivo per la prima volta da Paul
Simon durante la reunion di Simon & Garfunkel nel concerto a
Central Park del settembre 1981. Verso la fine della canzone, uno
spettatore esagitato salì sul palco, facendo allontanare Simon dal microfono. L'intruso
venne prontamente bloccato dalla sicurezza prima che potesse raggiungere Simon
e fu sentito urlare: «I gotta talk to you, I gotta talk to you!» ("Devo
parlarti, devo parlarti!"). Simon rimase visibilmente scosso — soprattutto
perché il testo della canzone tratta di omicidi (e quello di Lennon era di
recente memoria), ma continuò l'esibizione senza interruzioni portando a
termine il brano.
“Done
with Bonaparte” è una canzone da “Golden Heart”, primo disco solista di Mark
Knopfler uscito nel 1996.
A
un primo ascolto si potrebbe pensare che Knopfler abbia adattato una vecchia
ballata popolare del XIX secolo conferendogli un tocco celtico. In realtà, la
canzone è una composizione interamente originale. Knopfler è giustamente
celebrato come un grandissimo chitarrista, ma il suo talento nel raccontare
storie attraverso i testi viene spesso sottovalutato. Questa canzone ne è un validissimo
esempio. Il testo è raccontato dal punto di vista di un soldato stanco della
guerra che è sopravvissuto alle brutali realtà della campagna di Russia di
Napoleone. Il linguaggio e le immagini richiamano deliberatamente quell'epoca e
danno l'impressione che la canzone possa essere stata scritta proprio in quel
periodo.
Abbiamo pagato un prezzo altissimo da quando Mosca
è andata in fiamme
Mentre i cosacchi ci fanno a pezzi
I nostri morti giacciono sparsi per centinaia di
leghe
Anche se la morte sarebbe una dolce liberazione
E la nostra Grande Armée è vestita di stracci
Una banda di mendicanti affamati e congelati
Come topi, ci rubiamo a vicenda gli avanzi
E combattiamo corpo a corpo
Salva la mia anima dal male, Signore
E guarisci questo cuore di soldato
Confido in te, Signore, che mi proteggerai
Ne ho abbastanza di Bonaparte
Che sogni ci faceva sognare!
Cieli spagnoli, sabbie egiziane
Quel mondo era nostro, ci marciammo dentro
Al comando del nostro piccolo caporale
E persi un occhio ad Austerlitz
Quel colpo di sciabola, ancora oggi, mi fa male
Il mio unico vero amore mi aspetta ancora
Il fiore dell'Aquitania
Salva la mia anima dal male, Signore
E guarisci questo cuore di soldato
Confido in te, Signore, che mi proteggerai
Ne ho abbastanza di Bonaparte
Prego per colei che prega per me
Un ritorno sicuro nella mia bella Francia
Abbiamo pregato che queste guerre ponessero fine a
tutte le guerre
Sappiamo bene che in guerra non c'è romanticismo
E prego che nostro figlio non debba mai più vedere
“Late in the Evening” è una canzone del cantautore americano
Paul Simon. È stata il singolo principale del suo quinto album in studio,
*One-Trick Pony* (1980).
Simon eseguì la canzone due volte con Art Garfunkel durante
il loro concerto di reunion del 1981 a Central Park, a New York City.
“Late in the Evening” è una canzone del cantautore americano
Paul Simon. È stata il singolo principale del suo quinto album in studio,
*One-Trick Pony* (1980).
Simon eseguì la canzone due volte con Art Garfunkel durante
il loro concerto di reunion del 1981 a Central Park, a New York City.
Nelle quattro strofe il protagonista ricorda quattro
distinti momenti della sua vita, tutti legati dal filo conduttore della musica
che, in una riuscita immagine, “filtra attraverso”. Nella prima il suono
proveniente dalla radio si mischia con la risata della madre e giunge al
protagonista che è ancora nella primissima infanzia; il suo ricordo più antico.
Poi accompagna le prime scorribande da ragazzino nel quartiere, mentre nella
terza strofa diviene egli stesso l’artefice: è lui, ancora minorenne a riempire
il locale di musica. Infine rammenta il primo incontro col suo grande amore;
era sera tardi, e la musica si diffondeva tutto attorno.
La prima cosa che ricordo
è che ero sdraiato nel mio letto
Non avrò avuto più di uno o due anni
E ricordo che c'era una radio
che proveniva dalla stanza accanto
E mia madre rideva
come fanno certe signore
quando è tarda sera
e la musica filtra attraverso le pareti
La cosa successiva che ricordo
è che sto camminando per strada
Mi sento bene
Sono con i miei amici, sono con la mia banda, sì
E lungo il viale
alcuni ragazzi stavano giocando a biliardo
E ho sentito il suono di gruppi a cappella, sì
che cantavano a tarda sera
E tutte le ragazze sedute sulle scalinate
Poi ho imparato a suonare un po' la chitarra
solista
Ero minorenne in quel bar dall'atmosfera funky
E sono uscito a farmi una canna
E quando sono tornato nella sala
Sembrava che tutti si muovessero
Ho alzato il volume dell'amplificatore e ho
iniziato a suonare
Era già tarda sera
E ho mandato in delirio quella sala
La prima cosa che ricordo
Quando sei entrata nella mia vita
Ho detto che avrei conquistato quella ragazza a
qualsiasi costo
Beh, immagino di essermi già innamorato in passato
La
canzone descrive la difficile situazione di un musicista in rovina, la cui
carriera lo ha portato a esibirsi nella città di Lodi, in California. Dopo aver
suonato nei bar locali, il narratore si ritrova bloccato lì, incapace di
racimolare i soldi per il biglietto dell'autobus o del treno per andarsene.
John Fogerty ha spiegato la genesi della canzone nella sua autobiografia:
Per
molto tempo “Lodi” era rimasto solo un titolo. L'ispirazione mi era venuta da
quei viaggi con mio padre in quelle piccole cittadine della California
centrale, un posto che mi trasmetteva un senso di calore e che consideravo
speciale... In qualche modo mi venne in mente l'idea di un musicista
itinerante, probabilmente un tipo da musica country, ma più anziano. Un uomo la
cui carriera è ormai alle spalle. Il punto cruciale è: “Oh Signore, bloccato a
Lodi... di nuovo!”. Quel “Oh Signore” ti fa capire come si sente. Avevo
ventitré anni quando ho scritto questa canzone, ero un ragazzo molto giovane
che aveva appena avuto un singolo da un milione di copie vendute [“Proud Mary”]
in tutte le radio. Questo non ha nulla a che vedere con la fonte da cui attingi
quando crei.
Fogerty
ha anche aggiunto: «In “Lodi” vedevo una persona molto più anziana di me,
perché è una sorta di racconto tragico. Un tizio è bloccato in un posto dove la
gente non lo apprezza affatto. Dato che ero all’inizio di una carriera
promettente, speravo che a me non succedesse».
Fogerty
ha poi dichiarato di non aver mai visitato Lodi prima di scrivere la canzone, e
di averla scelta semplicemente perché aveva «il nome che suonava più cool». Il ritornello della canzone, «Oh
Lord, stuck in Lodi again», è stato il tema di diversi eventi cittadini a Lodi.
La canzone, inserita nell'album "Green River", fu pubblicata per la prima volta come lato B del singolo "Bad Moon Rising" nell'aprile del 1969.
Apparsa per la prima volta in «Fisherman’s Blues», Scott ha rivisitato e impreziosito ulteriormente questa meravigliosa canzone diversi anni dopo. Con questo splendido brano, Scott si addentra nel mistero dell’amore per il divino, evocando nel contempo lo spirito di uno dei suoi modelli, Hank Williams.
Tu
soltanto, che sei
Tu nel
cielo
Voglio
sapere perché le nuvole si frappongono tra te e me
Tu
solo, che sei
Tu nel
cielo
Voglio
sapere perché le nuvole si frappongono tra te e me
La tua bellezza è grande
E io mi sento fortunato
Nella tua preziosa presenza, mi sento sollevato
(whoo)
Fammi sentire la tua presenza
Vieni da me
Apri il mio cuore
E canta la tua canzone attraverso di me
Fammi sentire la tua presenza
Vieni da me
Apri il mio cuore
E canta la tua canzone attraverso di me
Tu nel
cielo
Voglio
sapere perché le nuvole si frappongono tra te e me
Secondo
Michael Stipe, frontman dei REM, «Losing My Religion» non parla affatto di
qualcuno che perde la fede, ma di un amore non corrisposto. Ha spiegato che
quella frase è un’espressione comune nel sud degli Stati Uniti «che significa
perdere la calma o la compostezza, oppure sentirsi frustrati e disperati».
Il
significato di questa canzone (secondo quanto dichiarato ufficialmente dallo
stesso Stipe) riguarda l'amore non corrisposto. (La persona che racconta questa
storia ama qualcuno che non prova alcun interesse per lui).
È
una canzone piuttosto triste, che trasmette una forte sensazione di
solitudine.“Oh, la vita è più grande. È
più grande di te”.
"Every
whisper / Of every waking hour / I'm Choosing my confessions / Trying to keep
an eye on you / Like a hurt, lost and blinded fool / Oh no I've said too much I
set it up"
In
questa parte il protagonista si apre ancora di più. È ossessionato da quella
persona, la tiene costantemente d'occhio: non riesce a pensare ad altro che a
lei e si sente “perso” e “accecato” quando non sa cosa sta facendo o con chi si
trova. “Ha detto troppo” ma “non ha detto abbastanza” - sta raccontando ai suoi
compagni e amici più di quanto dovrebbe sui suoi sentimenti per questa persona,
ma non alla persona stessa.
Oh vita, è più grande
È più grande di te
E tu non sei me
Fino a dove mi spingerò
La distanza nei tuoi occhi
Oh no, ho detto troppo
Ho detto abbastanza
Quello nell'angolo sono io
Quello sotto i riflettori sono io
Sto perdendo la calma
Cerco di starti dietro
E non so se ce la farò
Oh no, ho parlato troppo
Non ho detto abbastanza
Mi è sembrato di sentirti ridere
Mi è sembrato di sentirti cantare
Mi sembra di averti visto provare
Ogni sussurro
Di ogni ora della giornata
Sto scegliendo le mie confessioni
Cercando di tenerti d'occhio
Come uno sciocco ferito, smarrito e accecato,
sciocco
Oh no, ho detto troppo
Ho detto abbastanza
Pensaci
Pensaci, è il suggerimento del secolo
Pensaci, è stato quel passo falso
Che mi ha messo in ginocchio, mi ha fatto fallire
E se tutte queste fantasie avanzassero dimenandosi
“People Who Died” è la canzone più famosa del poeta
e leader della band Jim Carroll. È la quinta traccia del suo album post-punk
del 1980 “Catholic Boy”. Il titolo parla da sé. Carroll elenca, a volte con
tono umoristico, tutte le persone che ha conosciuto e che sono morte, che sia
per incidente, malattia, suicidio o omicidio.
Teddy sniffava colla, aveva dodici anni
Cadde dal tetto al numero 29 di East Street
Cathy aveva undici anni quando si tolse la vita
Dopo aver ingerito ventisei pastiglie di
anfetamine e una bottiglia di vino
Bobby si ammalò di leucemia, a quattordici anni
Sembrava un sessantacinquenne quando morì
Era un mio amico
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Erano tutti miei amici e sono morti
G-berg e Georgie hanno lasciato che le loro
stravaganze li rovinassero
Così sono morti di epatite nell'Upper Manhattan
Sly in Vietnam, una pallottola in testa
Bobby è morto per overdose di Drano la notte del
suo matrimonio
Erano altri due miei amici (altri due amici che
sono morti)
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Erano tutti miei amici e sono morti
Mary si è buttata dal balcone di una camera
d’albergo
Bobby si è impiccato in una cella del carcere The
Tombs
Judy si è gettata sotto un treno della metropolitana
A Eddie gli hanno tagliato la giugulare
E Eddie, mi manchi più di tutti gli altri
E ti rendo omaggio, fratello
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Erano tutti miei amici e sono morti
Herbie ha spinto Tony giù dal tetto del Boys' Club
Tony pensava che la sua rabbia fosse solo una
sciocchezza
Ma Herbie gli ha dato una prova schiacciante
Ehi, ha detto Herbie, Tony, sai volare?
Ma Tony non sapeva volare, Tony è morto
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Quelle sono persone che sono morte, morte
Erano tutti miei amici e sono morti
Brian è stato arrestato con l'accusa di traffico
di droga
Ha scampato la condanna facendo la spia su alcuni
motociclisti
“Hell’s Ditch” è una canzone dei Pogues, presente sull’album
omonimo, pubblicato nel 1990. Nel brano, scritto da Shane MacGowan e Jem Finer,
viene affrontata, con il loro tipico stile crudo e diretto, la vita e l'opera
di Jean Genet, leggenda letteraria omosessuale francese e frequentatore assiduo
delle carceri. Genet ha avuto un'influenza evidente sui testi crudi e vividi di
MacGowan, anche se versi come “Il tizio nella cuccetta di sopra si sente male /
Nella cella accanto il pazzo / Comincia a urlare chiamando sua madre…”
potrebbero essere stati ispirati tanto dalle esperienze adolescenziali di
MacGowan in un ospedale psichiatrico quanto dagli scritti del francese.
Girone infernale
La vita è una merda, poi si muore
Inferno nero
Il fossato dell'inferno: libertà nuda e urlante
Le mani dell'assassino sono incatenate
Alle sei di sera comincia a piovere
Non vedrà mai più l'alba
Nostra Signora dei Fiori
Genet sta toccando il cazzo di Ramon
Il tizio nella cuccetta di sopra sta male
Nella cella accanto, il pazzo
Comincia a gridare chiamando sua madre
Dildo nero, inferno nero,
Mentre i poliziotti spagnoli prendevano in giro il
mio gel
"Picture Show" è una canzone di John
Prine, dal disco “The Missing Years” del
1991. Il brano di apertura dell'album (con Tom Petty ai cori), riflette l'amore
che Prine ha sempre nutrito per il cinema e cita John Garfield, James Dean e
Montgomery Clift.
Un giovane proveniente da una piccola città
Con una grande immaginazione
Giaceva solo nella sua stanza con la radio accesa
Alla ricerca di un'altra stazione
Quando il rumore statico proveniente dal microfono
Lasciò spazio al suono sottostante
James Dean andò a Hollywood
E mise la sua foto in un cinematografo
James
Dean andò a Hollywood
E mise la sua foto in un Picture Show
E allora avanti papà, in piedi!
Mamma, perché te ne sei andata?
Il tuo adorato Jim è in difficoltà.
Ho messo la mia foto in un film.
Whoa Ho! Ho messo la mia foto in un film.
E ha messo la sua foto in un film.
James Dean è andato a Hollywood
E ha messo la sua foto in un film.
Hamburger Cheeseburger
Wilbur
e Orville Wright
John Garfield nel pomeriggio
Montgomery Clift di notte
Quando le interferenze colpirono il microfono
Lasciarono spazio al suono sottostante
James Dean andò a Hollywood
E mise la sua foto in un cinematografo.
E allora avanti papà, in piedi!
Mamma, perché te ne sei andata?
Il tuo adorato Jim è in difficoltà.
Ho messo la mia foto in un film.
Whoa Ho! Ho messo la mia foto in un film.
E ha messo la sua foto in un film.
James Dean è andato a Hollywood
E ha messo la sua foto in un film.
Un indiano Mocca in una capanna di pelli seduto in una riserva.
Con un grande buco nero nell'anima
In attesa di una spiegazione
Mentre l'uomo bianco se ne sta seduto sul suo
grasso sedere
"Bertha", da un articolo di David Dodd su Dead.net.
“Bertha”. Come mai mi ci sono volute 90 settimane per
arrivare a ‘Bertha’? Lo so... ho ancora molta strada da fare prima che il
bagaglio di brani musicali si esaurisca. Ma ‘Bertha’ è così essenziale, così
spesso suonata e così gioiosamente accolta – almeno in tutti i concerti a cui
ho assistito – che mi sento in colpa.
“Bertha” è un altro brano che mi piace considerare parte di
un album studio mai registrato, ovvero di canzoni che non sono mai state
lavorate in studio. Ne ho già parlato in passato, ma credo che, trattandosi di
uno dei miei concetti preferiti, meriti una breve sintesi. Mi riferisco alle
canzoni post-American Beauty e pre-Wake of the Flood che costituiscono gran
parte dei due album live, Skull and Roses (per mancanza di un titolo più
appropriato...) ed Europe '72. Questa serie di canzoni approfondisce ed esplora
ulteriormente la “vecchia, strana America” di molte delle canzoni di
Workingman's Dead e American Beauty. Mi piace l'idea che un giorno, forse,
potrebbero essere registrate in studio come un vero e proprio “album” di
canzoni - ricordate quel concetto?
“Bertha” cattura ancora una volta uno dei personaggi
adorabili ma in qualche modo oppressi o sfortunati di Hunter, ribelle (“perché
non mi arresti?”) e maldestro (“ho sbattuto contro un albero...”) nello spazio
di una canzone. Tutti abbiamo i nostri momenti, giusto?
“Bertha” ha sofferto a lungo di quella che ora sembra essere
una disinformazione, che potrebbe rientrare nella categoria “non fidarti mai di
un burlone (prankster)”. Da
un'intervista citata da Alex Allan nella deadsongs conference sul WELL::
Intervistatore: E Bertha? È vero che era una ventola? Una
ventola elettrica?
Robert Hunter: No, questo è successo dopo. Non so da dove
venga questa storia... Credo che abbiano iniziato a chiamare così quel
ventilatore nell'ufficio che girava vorticosamente cercando di catturare tutti
e tagliargli le dita. Hanno iniziato a chiamarlo Bertha. Ma no, non è vero.
Bertha, credo, abbia probabilmente un significato più vago legato alla nascita,
alla morte e alla reincarnazione. Il ciclo delle esistenze, qualcosa di assurdo
del genere. Non mi sorprenderebbe, ma d'altra parte potrebbe anche non essere
così. Non ricordo.
Ok, quindi Hunter allude, in questo breve e piuttosto vago
frammento di intervista, a una possibilità completamente diversa. “Nascita
(gioco di parole con “birth” ‘Bertha’), morte e reincarnazione”.
Questa è una di quelle canzoni che possono essere ascoltate,
interpretate e analizzate a tal punto da risultare quasi ridicole. Ho letto
un'argomentazione piuttosto convincente secondo cui la canzone sarebbe in
realtà un riferimento a L'amante di Lady Chatterley, di D.H. Lawrence. E ci
sono molte speculazioni sul possibile significato delle parole “mi sono vestito
di verde, sono sceso al mare”. Quante tradizioni, quanto folklore sul colore
verde!
Ma ecco Hunter, che dà credito a una delle versioni
alternative più oscure di un testo che io conosca. Il distico è “Ran into a
rain-storm / Ducked into a bar door” (Mi sono imbattuto in un temporale / Mi
sono rifugiato nella porta di un bar). Nel corso degli anni, molte persone mi
hanno detto di aver sentito questa frase in un paio di modi alternativi. Io
stesso ho sentito anche “Mi sono rifugiato a Novato”, che è una città a circa
10 miglia a sud di dove vivo, che per un certo periodo è stata la sede della
band. In effetti, stranamente, e contrariamente a tutte le altre fonti
pubblicate, la stessa pagina dei testi di dead.net (link in cima a questo post)
cita la frase in questo modo. Quindi forse questo ha un certo valore.
Tuttavia, l'interpretazione che meglio si adatta alla
dichiarazione piuttosto svogliata di Hunter sulla reincarnazione è quella che
recita: “si è rifugiato in un bardo”. Un bardo! Si tratta di un concetto del
buddismo tibetano secondo cui esiste uno stato intermedio tra due esistenze,
uno spazio tra le incarnazioni. Tra una vita e l'altra.
In questa interpretazione del verso, l'intera canzone si
trasforma nell'avventura di un'anima in viaggio verso una nuova vita. Piuttosto
che approfondire troppo la questione, mi limiterò a proporla come spunto di
riflessione.
Supponiamo che sia in realtà la porta di un bar quella in
cui il cantante si rifugia. Allora la canzone parla di qualcuno in fuga dalla
finestra di qualcuno: cosa poteva fare il cantante alla finestra di qualcuno,
sotto la pioggia battente, in un territorio sconosciuto (“sbattere contro un
albero”)?
Ancora una volta, uno scenario piuttosto interessante, con
una moltitudine di storie che si diramano in ogni direzione.
E, se si trattasse di un bar, allora c'è l'ulteriore
ambiguità delle parole “all night pouring, but not a drop on me” (tutta la
notte a versare, ma non una goccia su di me), che potrebbero riferirsi sia alla
pioggia che cade, sia alle bevande che vengono versate nel bar. In tal caso, se
davvero non hanno versato nella direzione del cantante, lui è perfettamente
pronto a sottoporsi al test di sobrietà: “Testami, testami...”
Tante direzioni diverse di pensiero, da una piccola frase e
dalle sue possibili varianti di interpretazione. Questo è esattamente ciò che
amo di queste cose: tutto sembra vero, possibile e corretto, a seconda del
proprio stato d'animo o del proprio background nel momento in cui si ascolta o
si canta la canzone.
Se è una canzone che parla di nascita, morte e reincarnazione,
allora è sicuramente una canzone rock, per nulla sognante, che tratta questi
argomenti.
Questa canzone è tutta incentrata sul ballo: quando veniva
suonata, il pubblico “doveva muoversi”, e in grande stile. Nel corso degli anni
ho apprezzato le diverse interpretazioni: le variazioni di tempo da medio a
veloce; i momenti in cui “why don't you arrest me?” diventava un grido di
battaglia che provocava un boato enorme da parte del pubblico (come quando
Garcia la cantò per la prima volta dopo essere stato arrestato per possesso di
cocaina al Golden Gate Park); l'enfasi coordinata sul secondo, terzo o quarto
impulso della misura guidata da Weir dietro il canto di Jerry: tutto questo
contribuiva a rendere ogni esecuzione della canzone un'avventura.
E la parte più divertente: il finale. Quante volte Jerry
canterà “any more” questa volta? Qualcuno deve sapere se variava davvero così
tanto come sembrava, o se durava così a lungo come sembrava a volte.
Ho corso a fatica, scappando dalla tua finestra.
Ho corso tutta la notte, correndo, Signore, mi
chiedo se ti importi,
Ho corso, corso e corso fino allo sfinimento.
Ho corso dietro l'angolo, dietro l'angolo,
Signore, e sono finito contro un albero.
Dovevo muovermi, dovevo davvero muovermi,
Ecco perché, se ti fa piacere, sono qui in
ginocchio,
Bertha, non venire più da queste parti.
Mi sono vestito di verde e sono sceso fino al
mare.
Ho cercato di capire cosa stesse succedendo, ho
cercato di leggere tra le righe.
Avevo la sensazione di cadere, cadere, cadere.
Mi sono voltato per guardare e ho sentito una voce
che chiamava, Signore, stavi venendo a cercarmi
Dovevo muovermi, dovevo davvero muovermi,
Ecco perché, se ti fa piacere, sono qui in
ginocchio,
Bertha, non venire più da queste parti.
Mi sono imbattuto in un temporale, mi sono
rifugiato a Novato.
Piove tutta la notte, piove, piove,
Signore, ma su di me non cade nemmeno una goccia.
Mettimi alla prova, mettimi alla prova,
Mettimi alla prova, mettimi alla prova, mettimi
alla prova,
Perché non mi arresti?
Buttami in prigione,
Signore, fino al tramonto, fino al tramonto.
Dovevo muovermi, dovevo davvero muovermi,
Ecco perché, se ti fa piacere, sono qui in
ginocchio,
“Stagger
Lee”, conosciuta anche come ‘Stagolee’ e altre varianti, è una famosa canzone
folk americana che racconta dell'omicidio di Billy Lyons da parte di “Stag” Lee
Shelton, avvenuto a St. Louis, nel Missouri, nel Natale del 1895. La canzone fu
pubblicata per la prima volta nel 1911 e registrata nel 1923 dai Fred Waring's
Pennsylvanians con il titolo “Stack O' Lee Blues”.
Lo
storico Stagger Lee era Lee Shelton, un magnaccia afroamericano che viveva a
St. Louis, nel Missouri, alla fine del XIX secolo. Era soprannominato Stag Lee
o Stack Lee, con una varietà di spiegazioni: gli fu dato il soprannome perché
“andava da solo” (partecipava a eventi sociali senza essere accompagnato da una
persona del sesso opposto); presero il soprannome da un famoso capitano di
battello fluviale chiamato Stack Lee; oppure, secondo John e Alan Lomax, presero
il nome da un battello fluviale di proprietà della famiglia Lee di Memphis
chiamato Stack Lee, noto per la prostituzione a bordo. Shelton era ben noto a
livello locale come uno dei Macks, un gruppo di protettori che attiravano
l'attenzione per i loro abiti e il loro aspetto appariscenti
La
notte di Natale del 1895, Shelton e il suo conoscente William “Billy” Lyons
stavano bevendo al Bill Curtis Saloon. Anche Lyons era un membro della malavita
di St. Louis e potrebbe essere stato un rivale politico e commerciale di
Shelton. Alla fine, i due uomini litigarono e Lyons prese il cappello Stetson
di Shelton. Successivamente, Shelton sparò a Lyons, recuperò il cappello e se
ne andò. Lyons morì per le ferite riportate e Shelton fu accusato, processato e
condannato per omicidio nel 1897. Fu rilasciato sulla parola nel 1909, ma tornò
in prigione nel 1911 per aggressione e rapina. Morì in carcere nel 1912.
Il
crimine entrò rapidamente nel folklore americano e divenne oggetto di canzoni,
racconti popolari e canti da osteria.
La versione di Mississippi John Hurt, registrata nel 1928, è
considerata da molti come quella definitiva. Nella sua versione, come in tutti
i brani di questo genere, ci sono molte varianti (a volte anacronistiche) nel
testo.
[Intro parlato]
Stagolee era un uomo cattivo.
Una notte scesero in una miniera di carbone
per rapinarla.
Laggiù si giocava d'azzardo.
Si posizionarono proprio come volevano,
in modo da non colpirsi a vicenda quando avrebbero
sparato.
I soldi erano sparsi sul pavimento.
C'era un uomo cattivo lì sotto, o almeno così
pensava lui.
Era Billy De Lyon.
Aveva una grossa calibro 45 accanto a sé.
Quando si sistemarono, Stagolee gli parlò.
Disse: “Ragazzi, guardate i soldi sparsi sul
pavimento”.
Disse: “Cosa facciamo se il vecchio Stagolee e gli
altri entrano qui dentro?”.
Questo tizio ha preso la sua calibro 45 e ha
detto:
“Ah, non farebbe alcuna differenza”.
Ha detto: “La pistola di Stag non spara più forte
di questa”.
In quel momento, Stag gli ha fatto cadere il
cappello.
E il suo socio si è occupato del resto.
Quando gli ha fatto cadere il cappello,
si è ricordato che quello era Stagolee.
Agente di polizia, com'è possibile?
Puoi arrestare chiunque tranne il crudele
Stagolee.
Quel malvagio, oh, crudele Stagolee.
Lui disse: “Stagolee, Stagolee, ti prego, non
uccidermi”.
Disse: “Ho due bambini piccoli e una moglie che mi
ama”.
È un uomo malvagio, oh, crudele Stagolee.
[parlato]
Questa fu la risposta di Stagolee
“Che mi importa dei tuoi due bambini, cara moglie adorata?”
Dice: “Mi hai rubato il cappello Stetson, sono
costretto a toglierti la vita”
È un cappello magico, oh, crudele Stagolee
Boom, boom, boom, boom, con una quarantaquattro
Quando ho visto il povero Billy De Lyon, era
disteso sul pavimento
Quel cattivo uomo, oh crudele Stagolee
“Signori della giuria, cosa ne pensate?”
Dice: “Stagolee ha ucciso Billy de Lyon per un
cappello Stetson da cinque dollari”
È un uomo cattivo, oh, crudele Stagolee
In piedi sul patibolo, Stagolee ha maledetto
Il giudice ha detto: “Uccidiamolo, perché ha
ucciso alcuni di noi”