In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
“Hell’s Ditch” è una canzone dei Pogues, presente sull’album
omonimo, pubblicato nel 1990. Nel brano, scritto da Shane MacGowan e Jem Finer,
viene affrontata, con il loro tipico stile crudo e diretto, la vita e l'opera
di Jean Genet, leggenda letteraria omosessuale francese e frequentatore assiduo
delle carceri. Genet ha avuto un'influenza evidente sui testi crudi e vividi di
MacGowan, anche se versi come “Il tizio nella cuccetta di sopra si sente male /
Nella cella accanto il pazzo / Comincia a urlare chiamando sua madre…”
potrebbero essere stati ispirati tanto dalle esperienze adolescenziali di
MacGowan in un ospedale psichiatrico quanto dagli scritti del francese.
Girone infernale
La vita è una merda, poi si muore
Inferno nero
Il fossato dell'inferno: libertà nuda e urlante
Le mani dell'assassino sono incatenate
Alle sei di sera comincia a piovere
Non vedrà mai più l'alba
Nostra Signora dei Fiori
Genet sta toccando il cazzo di Ramon
Il tizio nella cuccetta di sopra sta male
Nella cella accanto, il pazzo
Comincia a gridare chiamando sua madre
Dildo nero, inferno nero,
Mentre i poliziotti spagnoli prendevano in giro il
mio gel
Scritta
da Jem Finer, compare sull’album “Hell’s Ditch” del 1990; è narrata in prima
persona da un superstite del naufragio.
La
canzone si sviluppa su diversi livelli in termini di riferimenti. Il titolo
riprende quello del dipinto di Jean-Louis-André-Théodore Géricault, “La zattera
della Medusa”, completato nel 1819 e attualmente esposto al Museo del Louvre,
una versione del quale è stata utilizzata come copertina per “Rum, Sodomy, and
the Lash”; la storia raffigurata aveva quindi probabilmente già lasciato
traccia nell’immaginario della band. Il dipinto affronta un episodio piuttosto
raccapricciante degli annali della navigazione francese, intrecciato con una serie di riferimenti a
figure della mitologia greca. Medusa, ad esempio, era una delle tre Gorgoni, un
gigante con serpenti al posto dei capelli, che trasformava in pietra chiunque
la guardasse.
"The guests are
stood in silence
They stare and drink their wine
On the wall the canvas hangs
Frozen there in time
They marvel at the beauty
The horror and despair
At the wake of the Medusa
No one shed a tear...."
Di
norma, i musei non consentono ai visitatori di passeggiare tra le opere d'arte
con cibi e bevande. In occasioni speciali, con mecenati selezionati (cioè
facoltosi), ciò potrebbe essere possibile. Quindi il verso iniziale qui
descrive fondamentalmente la scena di una serata nella galleria dove è appeso
il dipinto. Il termine “veglia” qui può essere inteso in due sensi: in primo
luogo, una veglia può essere una “festa” post-funeraria in cui gli ospiti
celebrano la vita ben vissuta e il viaggio verso il paradiso del defunto; in
secondo luogo, potrebbe riferirsi alla scia lasciata da una barca che si muove
nell'acqua.
Il
“meravigliarsi di fronte alla bellezza” probabilmente si riferisce al dipinto;
discuteremo dell’“orrore e disperazione” più avanti.
Il
17 giugno 1816, un convoglio di quattro navi, tra cui la Medusa, salpò dalla
Francia alla volta del Senegal, che all'epoca faceva parte dell'impero
coloniale francese (in realtà, in quel particolare momento storico era
governato dall'Inghilterra, ma nell'ambito del trattato di pace che pose fine
alle guerre napoleoniche, l'Inghilterra accettò di restituire la colonia al
monarca francese appena insediato. La missione principale della Medusa era
quella di consegnare il nuovo governatore francese e di effettuare il trasferimento
ufficiale del potere dall'Inghilterra alla Francia). All'inizio del viaggio, la
Medusa si separò dalle altre navi del convoglio e commise presto (col senno di
poi) un disastroso errore di navigazione, finendo praticamente direttamente su
un banco di sabbia.
Da
qualche parte a sud di Tenerife, la Medusa si incagliò e rimase bloccata. La
nave, che trasportava 160 membri dell'equipaggio e 240 passeggeri - un gruppo
eterogeneo composto da soldati, ingegneri, donne, bambini e il neo-nominato
governatore della colonia francese in Senegal - era dotata di 6 scialuppe di
salvataggio di varie dimensioni e modelli, con una lunghezza compresa tra i 6 e
i 9 metri.
Quando
fu presa la decisione di abbandonare la Medusa e salpare con le scialuppe di
salvataggio, gli ufficiali della nave scelsero di non distribuire equamente i
posti sulle imbarcazioni. Così, la scialuppa del capitano, una chiatta di 7
metri, trasportò 28 persone, quella del governatore, lunga 8 metri, ne
trasportò altre 28, mentre una scialuppa di 6 metri ne trasportò ben 88! Gli
ufficiali si riservarono i posti migliori sulle barche migliori, tenendo
segreta la distribuzione dei posti fino alla partenza. Poiché con questa
disposizione non tutti potevano salire sulle barche, gli ufficiali presero la
precauzione di ordinare la costruzione di una grande zattera per i passeggeri
rimanenti (150 persone). La zattera era talmente sovraccarica che,
contrariamente a quanto raffigurato nel dipinto, in realtà “galleggiava” sotto
la superficie dell'acqua, cosicché i passeggeri erano immersi fino alla vita.
La struttura originale della zattera non prevedeva né un albero né una vela né
un'ancora (per aiutarla a mantenere la posizione), quindi in pratica avrebbe
galleggiato senza meta se non fosse stata trainata dalle altre imbarcazioni
(come da piano originale). Alle persone a bordo non furono fornite carte
nautiche o bussole (per aiutare nella navigazione) e solo provviste leggere.
"The architects of our doom
Around their tables sit
And in their thrones of power
Condemn those they've cast adrift..."
Un
ufficiale fu incaricato di comandare la zattera, ma all'ultimo momento rifiutò
di salire a bordo e il “comando” fu affidato a un guardiamarina gravemente
ferito. Per un po' le imbarcazioni della nave trainarono la zattera, ma poiché
rallentava le altre imbarcazioni, le corde furono presto tagliate... Il
capitano, il governatore e gli ufficiali si allontanarono verso la salvezza,
mentre coloro che erano rimasti sulla zattera furono abbandonati al loro
destino.
Con
i riferimenti mitologici greci sottesi, gli “architetti della nostra rovina”
possono essere interpretati in senso più ampio come gli dei dell'Olimpo che
controllano i nostri destini. Ma l'intero verso può essere considerato uno dei
commenti politici più potenti fatti dalla band. Separato dal contesto immediato
del naufragio, diventa una critica nei confronti delle persone che detengono il
potere e delle loro politiche. Cioè una accusa contro coloro che sono in
posizioni tali da influenzare le condizioni della nostra vita sociale, usando
quel potere per creare condizioni che rendono la vita insopportabile, e poi
incolpano le vittime per il loro destino invece di fare ciò che possono per
migliorare le condizioni sociali prevalenti.
"Once more upon
the raft I stand
Upon a raging sea
In my ears the moans and screams
Of the dying ring..."
Sebbene
alla fine il gruppo a bordo avesse aggiunto un albero di fortuna, la zattera
non era in grado di navigare e si limitava a seguire la corrente, le onde e il
vento. I passeggeri litigavano per le scarse razioni di cibo e lo spazio
angusto. Quando le provviste cominciarono a esaurirsi, gettarono in acqua i
malati e i feriti per evitare di dover condividere le scorte sempre più scarse.
Quando le scorte di cibo furono esaurite, i sopravvissuti caddero in preda alla
delirio e alla disperazione, bevendo urina e tentando di ingerire feci, fino a
soccombere al cannibalismo. Quando la zattera fu avvistata e soccorsa (il 17
luglio) da un'altra imbarcazione (l'Argus), dei membri dell'equipaggio
originario erano sopravvissuti solo quindici, molti dei quali morirono poco dopo.
Nella mitologia greca, Argo era un gigante dai cento occhi inviato da Era (la
regina degli dei) a sorvegliare Io (una fanciulla amata da Zeus, re degli dei e
marito di Era) dopo che Era aveva trasformato Io in una capra. Argo fu ucciso
da Hermes e i suoi occhi furono infine inseriti nella coda del pavone.
Somewhere in the darkness
The siren softly sings..."
Nella mitologia, le sirene con il loro canto attiravano le
navi verso la loro rovina e i marinai verso la morte (argomento già trattato in
"Lorelei").
"Echoes down the city street
Their harpies laughter rings..."
“Arpia”
è diventato un termine gergale con un paio di significati correlati (tutti
negativi) a seconda del contesto e del riferimento. Nella sua forma meno
odiosa, potrebbe semplicemente riferirsi al tipo di persona con cui non ti
piace davvero passare molto tempo. Il più delle volte si riferisce alle donne,
in particolare quelle fastidiose. Ma le sue radici affondano nella mitologia
greca, dove “arpia” deriva dal termine greco per “rapitore”. Le arpie - Aëllo,
Ocypete e Celeno - erano mostri con la testa e il corpo di una vecchia strega
combinati con la coda, le zampe e gli artigli di un avvoltoio. Trasportavano le
anime dei morti, rubavano il cibo delle loro vittime ed erano creature
piuttosto malvagie.
"The casket is empty
Abandon ye all hope
They ran off with the money
And left us with the rope."
Il secondo verso probabilmente si riferisce all'ultimo verso
della strofa iniziale del Canto III dell’ “Inferno” di Dante:
Per me si va ne la
città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e 'l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate'
La vicenda della Medusa divenne un vero e proprio scandalo
in Francia. Sebbene fosse stata condotta un'indagine militare sul disastro,
nessuno degli ufficiali fu sottoposto alla corte marziale. D'altra parte, due
dei sopravvissuti, J. B. Savigny (un giovane chirurgo) e Alexander Corréard (un
ingegnere geografico), pubblicarono un racconto della terribile esperienza e in
seguito aprirono una casa editrice di opuscoli che prese il nome dalla
sfortunata nave. Questo indirizzo divenne un ritrovo per ribelli e
rivoluzionari, che vedevano nell'episodio un emblema della crudeltà dei
realisti e dei militari. I dettagli del naufragio sono tratti dall'avvincente
“Il naufragio della Medusa” di Alexander McKee.
Gli ospiti stanno tutti in silenzio.
Fissano e bevono il loro vino.
Sulla parete, la tela è appesa, congelata nel
tempo.
Si meravigliano della bellezza, dell'orrore e
della disperazione.
Al veglia funebre della Medusa, nessuno versa una
lacrima.
Sedete amici miei e ascoltate
Posate i bicchieri
Sedete amici miei e ascoltate le voci degli
affogati
Nel bagliore spettrale della luna, mi sveglio in
un sogno.
Ancora una volta su quella zattera mi trovo in
mezzo a un mare in tempesta.
Nelle mie orecchie risuonano i gemiti e le urla
dei moribondi.
Da qualche parte nell'oscurità la sirena canta
dolcemente.
Là fuori tra le onde lei sta in piedi e sorridendo
chiama
Mentre i fulmini squarciano il cielo
Il vento comincia a ululare
Gli architetti della nostra dannazione siedono
attorno ai loro tavoli
E dai loro troni di potere condannano coloro che
hanno abbandonato al loro destino.
Echeggia per le strade della città, risuona la
loro risata da arpie.
Aspettando il momento di uscire sulla scena,
incuranti dietro le quinte.
"The Sunnyside of the Street" è un brano tratto
dal quinto album dei The Pogues, “Hell's Ditch”, pubblicato nel 1990. La
canzone, composta da Shane MacGowan e Jem Finer, è una celebrazione up-tempo di
un libertino impenitente, tema frequente per il frontman e paroliere.
Una testimonianza di Jem Finer su questa canzone: "L'ho
scritta in Nuova Zelanda... camminando in una strada in ombra ho pensato
"che palle" e ho attraversato verso il lato soleggiato. Le uniche
parole che ho scritto sono state "on
the sunny side of the street". Più tardi, in Inghilterra, Shane ha
scritto il resto".
Visto il carnevale a Roma
Ho avuto le donne e libagioni
Tutto quel che riesco a ricordare ora
Sono bambinetti senza scarpe
Così ho visto il treno e ci sono salito
Con un cuore pieno d’odio e voglia di vomitare
Ora cammino, sul lato al sole della strada
Ho calpestato cadaveri a Bombay
Ho provato ad arrivare agli USA
Sono finito in Nepal
Su un tetto, privo di tutto
E seppi quel giorno
Che sarei rimasto proprio dove sono
Sul lato soleggiato della strada
Sono stato in un palazzo, sono stato in prigione
Non voglio rinascere sotto forma di lumaca
Voglio soltanto trascorrere l’eternità
Proprio qui dove sono, sul lato al sole della
strada
Mentre mia madre piangeva, fu allora che giurai
Di trattare la mia vita come tratterei una puttana
"Down the alley the icewagon flew
Picked up a stiff that was turning blue..."
Il primo verso è qui probabilmente preso in prestito dal
classico di Bo Diddley “Who Do You Love”.
"Father McGreer buys an ice cold beer
And a short for Father Loyola
Father Joe's got the clap again
He's drinking Coca-Cola
Down on Rain Street..."
Credo che questo sia uno dei miei versi preferiti nel
repertorio di Shane. Mi figuro i tre sacerdoti seduti al bar, due che ordinano
bevande alcoliche, con la probabilità di beccarsi qualche sguardo di benevolo
rimprovero dai passanti, mentre il terzo siede sorseggiando la sua Coca Cola,
risultando, almeno all’apparenza, il prete modello (mentre nel contempo soffre
di gonorrea).
"Bless me father I have sinned
I got pissed and I got pinned..."
Nel sacramento cattolico della confessione, il penitente si
approccia dichiarando “mi benedica padre perché ho peccato, sono passati “X”
giorni dalla mia ultima confessione …” : qui “pissed” sta per ubriacarsi e
“pinned” è una espressione usata dai tossicodipendenti per l’assunzione di
eroina (apparentemente un riferimento all’effetto della droga sulle pupille di
una persona, che divengono sottili come capocchie di spillo).
There's a Tesco on the sacred ground
Where I pulled her knickers down
While Judas took his measly price
And St. Anthony gazed in awe at Christ..."
"Tesco" è una grande catena di supermercati in
Irlanda; "knickers" è la parola usata nell’inglese britannico
(diversamente dall’ American English che prevede “panties”) per le mutande da
donna.
Giuda naturalmente fu l’apostolo che per 30 denari (Matteo,
xxvi: 14, 15) tradì Gesù avviando il processo che portò alla crocifissione. Sant’ Antonio è il patrono degli oggetti
perduti.
"I took my Eileen by the hand
Walk with me was her command..."
C’è una canzone irlandese tradizionale chiamata "Where
My Eileen is Waiting" che Johnny McEvoy registrò con un certo successo.
Continuando con "Rain Street" ...
"I dreamt we were walking on the strand
Down Rain Street..."
Lo Strand si trova a Londra, tra Aldwych e Traflgar Square, una
zona piuttosto esclusiva nella city. Ma potrebbe anche indicare una spiaggia.
Ognuna delle due accezioni potrebbe funzionare.
La campana della chiesa rintocca un vecchio ubriaco canta
Una ragazza impegna la sua fede nuziale
Giù in Rain Street
Lungo il viale correva il carro del ghiaccio
Raccolto un cadavere che stava diventando blu
Il ragazzini del posto sniffavano colla
Non c’è molto altro per un ragazzotto da fare
Giù in Rain Street
Padre McGreer ordina
una birra ghiacciata per sé
E uno shottino per padre Loyola
Padre John beve Coca-Cola
Giù in Rain Street
Mi benedica padre, perché ho peccato
Mi sono ubriacato e mi sono drogato
E Dio non può fare niente per lo stato in cui sono
Giù in Rain Street
C’è un Tesco sul terreno consacrato
Dove le tirai giù le mutandine
Mentre Giuda riscuoteva il suo meschino compenso
E sant’Antonio in ammirazione fissava lo sguardo su Cristo