Visualizzazione post con etichetta Fisherman's Blues. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fisherman's Blues. Mostra tutti i post

giovedì 23 aprile 2026

You in the Sky

Apparsa per la prima volta in «Fisherman’s Blues», Scott ha rivisitato e impreziosito ulteriormente questa meravigliosa canzone diversi anni dopo. Con questo splendido brano, Scott si addentra nel mistero dell’amore per il divino, evocando nel contempo lo spirito di uno dei suoi modelli, Hank Williams.



Tu

soltanto, che sei

 

Tu nel

cielo

 

Voglio

sapere perché le nuvole si frappongono tra te e me

 

Tu

solo, che sei

 

Tu nel

cielo

 

Voglio

sapere perché le nuvole si frappongono tra te e me

 

La tua bellezza è grande

E io mi sento fortunato

Nella tua preziosa presenza, mi sento sollevato (whoo)

 

Fammi sentire la tua presenza

Vieni da me

Apri il mio cuore

E canta la tua canzone attraverso di me

 

Fammi sentire la tua presenza

Vieni da me

Apri il mio cuore

E canta la tua canzone attraverso di me

 

Tu nel

cielo

 

Voglio

sapere perché le nuvole si frappongono tra te e me

mercoledì 10 gennaio 2018

We Will Not Be Lovers

“We will not be Lovers” è il secondo brano di Fisherman’s Blues, e si contrappone al brano che dà il titolo al disco con una nervosa aggressività che pervade tanto la musica quanto il testo. Le parole incalzano su una struttura ossessiva e pulsante, in una invettiva scagliata contro l’avversaria con una ferocia calcolata, che forse serve anche a soffocare l’attrazione che nonostante tutto ancora permane.



Appena entrata nel binario principale
Scavalcata la staccionata
Le parole sono la tua arma
Le menzogne la tua difesa
So quello che vuoi
E vedo ciò che vedi
Stai cercando qualcuno
Ma quello non sono io
Cercatene un altro
Perché noi non saremo amanti
Come i tuoi occhi sono una tortura
E la tua presenza beatitudine
Non ho mai saputo che il tempo
Potesse correre e sfrecciare in questo modo
Al tocco della tua carne
È difficile resistere
I pianeti collidono, collidono
Allo schiocco del tuo bacio
Ma puoi baciare tuo fratello
Perché noi non saremo amanti
Ora stai calando sipari
Stai facendo sfavillare vecchie fiamme
Stai creando turbamento
Piangendo di vergogna
Hai bussato alle porte
Hai abusato del mio nome
Hai diffuso il dubbio
Hai scagliato il tuo biasimo
Ma puoi rivolgerlo verso tua madre
Perché noi non saremo amanti
Ora il mondo è colmo di problemi
Tutti sono impauriti
I proprietari sono corrucciati
Le credenze sono spoglie
La gente si contende la propria parte
Proprio come cani
Ma non è niente in confronto
A quello che facciamo uno all’altra
Uno all’altra
Noi non saremo amanti
Noi non saremo amanti

giovedì 26 gennaio 2017

And A Bang On The Ear

Di origine celtica, l’espressione che dà il titolo al descrive un bacio affettuoso o un buffetto sulla guancia o su un orecchio. Gesto che riceve metaforicamente ognuna delle protagoniste di questo resoconto sentimentale, in cui, Mike Scott arrivato ai trenta anni si dedica a una sorta di bilancio della sua vita sentimentale, passando in rassegna i suoi amori passati, senza rimpianti, con una certa dose di autoironia e soprattutto con una delicata allegria accompagnata splendidamente da una musica entusiasta.




Lindsay fu il mio primo amore
Era in classe con me
Avrei tanto voluto chiederle di uscire
Ma ero troppo timido per farlo
La pienezza del mio sentimento
Non venne mai palesata
Ma le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

Nora era la mia ragazza
quando per la prima volta fui in un gruppo
la vedo ancora come fosse ieri
mescolare la zuppa di pollo
ora vive in Australia 
lavora come banditrice d’asta
le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

Deborah mi spezzò il cuore
e io, l’idiota disponibile
Mi innamorai di lei un’estate
Andando a Liverpool
Pensavo fosse per sempre
Ma finì nel giro di un anno
le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

La casa che misi su con Bella 
divenne un letto di spine
la erodemmo insieme
portando una palla al piede
Incominciò nel Fife [contea tradizionale della Scozia]
Finì in lacrime
le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

Krista era una girovaga
proveniva dal Canada
Incrociammo le spade a San Francisco
Sopravvivemmo entrambi per poterlo raccontare
Non so dove sia adesso,
Ma oh se fosse qui!
Le darei il mio amore
E un buffetto sulla guancia

E allora mia donna del focolare
rifugio della mia anima
ti guardo dormire, con dolcezza
percepisco il sogno che si dipana
tu per me sei un Tesoro
per me inestimabile
ti darò il mio amore
E un buffetto sulla guancia 

mercoledì 21 settembre 2016

Fisherman's Blues

Fisherman’s Blues è una canzone esaltante. Un brillante caso di perfetta fusione tra musica e parole. Un inno alla gioia tra mare e cielo in terra d’Irlanda. Possiede un’euforia contagiosa, un’energia che coinvolge tanto chi la sente per la prima volta quanto chi la ama da anni. Oltre al testo della canzone ho tradotto “Una lettera d’amore al testo di Fisherman’s Blues dei The Waterboys”, un articolo di James Caig, che trovate qui nella versione originale: 



Vorrei essere un pescatore
Che ruzzola sui mari 
lontanissimo dalla terra ferma
E dai suoi ricordi amari

Lanciando la mia dolce lenza
Con abbandono e con amore
Senza un soffitto a gravare su di me
Salvo il cielo stellato là in alto

Con la Luce sul mio capo, e te nelle mie braccia

Vorrei essere il frenatore
Su un treno che sfreccia febbricitante
Schiantandosi a capofitto nel Cuore della terra
Come un cannone nella pioggia

Col battere delle traversine
E il bruciare del carbone
Contando le città che passano come lampi
In una notte piena d’anima

E so che sarò liberato
Dai legami che mi attanagliano
Che le catene appese intorno a me
Cadranno finalmente

E in quel giorno felice e fatale
Sarò l’artefice della mia stessa guarigione
Correrò su quel treno
Sarò il pescatore

Con la Luce sul mio capo, e te nelle mie braccia



 Senza un soffitto a gravare su di me

“Una lettera d’amore al testo di Fisherman’s Blues dei The Waterboys”, di James Caig


I wish I was a fisherman
Tumblin’ on the seas

Far away from dry land

And its bitter memories


La casa era in collina, una quindicina di minuti lungo una strada tortuosa che saliva da una cittadina medioevale posta a cavalcioni di un fiume chiaro come la seta. Il villaggio era annidato con cura in un anfiteatro naturale contornato da vigneti, e anche nel suo ruolo acquisito di avamposto turistico sonnacchioso, nel profondo sud ovest della Francia.

Ritiro. Ricarica.

Guidavamo. Prendemmo il traghetto, ci fermammo lungo la strada. Non fu un tuffo a freddo, ma una immersione graduale. Il caldo, la lingua, la cultura  — ognuno di questi elementi si intensificava procedendo verso sud ovest, avvicinandoci a una vacanza che prometteva tutto ciò che le nostre vacanze sempre ci promettono.

Tempo per disconnettersi. Tempo da passare insieme. Una possibilità per ricollegarsi con qualcosa di più basilare, più autentico forse. Tempo per rallentare, per prestare attenzione, di nuovo.

Casting out my sweet line
With abandonment and love
No ceiling bearin’ down on me

Save the starry sky above


Prestare attenzione non è così naturale ai giorni nostri, pare. Al lavoro,  circondati dal pulsare incessante della vita moderna, la nostra impostazione predefinita è essere distratti. Come viene delineato in questo meraviglioso brano, la realtà urbana crea uno “scudo di disattenzione”. Arresta la nostra connessione col mondo e diventa tanto più spesso e più pesante, quanto più tempo passiamo dietro di esso. Ci muoviamo più veloci che mai, e più che mai disattenti.

La vacanza, come ho appena sperimentato, è un momento in cui lo scudo può sollevarsi un poco. Siamo in grado di prestare attenzione, di collegarci un po’ più naturalmente. Lanciamo una dolce lenza verso l’esterno, sperando che qualcosa di significativo abbocchi.

E sebbene non la suonassi mai in auto, era Fisherman’s Blues che risuonava nella mia testa mentre percorrevamo la Francia, allontanandoci dalla nostra metaforica terra ferma. Magari non avremo ruzzolato sui mari, ma ci sentivamo trasportati dall’abbandono e dall’amore.

I know I will be loosened
From the bonds that hold me fast
That the chains all hung around me

Will fall away at last


Cominciai a notare e apprezzare molte più cose di questa canzone, questo canto marinaresco che celebra la rimozione dei paraocchi in modo da potere a nostra volta notare e apprezzare in misura maggiore. Questa canzone su un pescatore che non è effettivamente cantata da un pescatore. Questo blues che non è veramente un blues, ma piuttosto un gospel mascherato. Un inno alla natura, al passato, e come lo sono tutti i canti gospel, al futuro, caricato come è da una promessa di un domani migliore.

Fisherman’s Blues è una fuga, un’azione di svincolamento. Rappresenta la ricerca di Mike Scott verso qualcosa di più reale, lontano dagli apparati della moderna vita sociale. Fu questo il viaggio, più indelebile del nostro, che Scott intraprese quando realizzò l’album (chiamato anch’esso Fisherman’s Blues). La canzone, come la nostra vacanza, ti chiede di riconnetterti con qualcosa di più libero, più significativo. Un passo indietro nel tempo che diede il via a un grande passo artistico in avanti.

Un viaggio non è solo la destinazione, ovviamente, ma anche il posto di partenza. Per noi, il posto di partenza voleva dire schemi, scadenze, responsabilità. Per Scott, sono legami, catene, e ricordi amari. In entrambi i casi ciò che è più potente è che il sogno da cui scappiamo svanirà magicamente. Rimarrà da qualche parte laggiù, su quella terra ferma figurata, e pertanto cesserà di esistere.
Come se uno sguardo al villaggio, alla montagna, alla casa, alla piscina ci rendesse tutti felici. Così è stato il nostro viaggio. Domani sarò liberato.

I wish I was the brakeman
On a hurtlin’ fevered train
Crashing a-headlong into the heartland

Like a cannon in the rain


La promessa di Fisherman’s Blues è un domani dove i problemi sono lasciati alle spalle. L’esistenza è meno complessa, ed è consegnata alle mani di un potere più alto, una forza elementare non controllata da noi.

Tumblin’ on the seas… On a hurtlin’ fevered train…

Ma quel domani è anche un ieri. Mentre una volta il viaggio ampliava la mente, ora lo usiamo per restringere il nostro campo di interesse. Ci liberiamo dei fardelli della modernità per strizzarci nella semplicità delle vite meno moderne di altre persone. Mangiamo il loro cibo, camminiamo sulle loro colline, viviamo secondo i loro rituali. Forse vogliamo ricatturare ciò che abbiamo perso, vivere come avremmo potuto vivere. Forse stiamo cercando di rimettere il genio dentro alla lampada. Certamente la sensazione è quella di ritornare a ciò che è importante.

With the beating of the sleepers
And the burnin’ of the coal
Counting the towns flashing by

In a night that’s full of soul


Puoi sentire la realtà viscerale di queste vecchie vite, nella loro durezza, che esce pulsando attraverso la canzone. Le abitudini e i rituali sono costruiti intorno alla necessità di arrivare a fine mese, non alla realizzazione di sé stessi. Ma Fisherman’s Blues ti fa desiderare ardentemente quella vita semplice, ti fa sentire che potresti viverla. È come leggere di nuovo On The Road. Magico.

E quel “woo” che termina ogni ritornello di Fisherman’s Blues racchiude ogni cosa — liberazione, speranza, felicità. È il suono di una notte che è piena d’anima. L’anima della vita moderna, con i suoi soffitti e legami e catene e amari ricordi, è stata ingabbiata. Abbiamo la volontà — la necessità — di fuggirla per qualcosa di più significativo. Nella città è facile procurarsi notti piene di rumore (e di oblio e indulgenza). Meno facile connettersi, scoprire, deliziarsi, meravigliarsi. Ma tutti abbiamo bisogno di ciò.

And on that fine and fateful day
I will take me in my hands
I will ride on the train
I will be the fisherman


E così, ovviamente, c’è una ragazza. Le vite che Scott immagina sono solo simboli. O piuttosto, mi piace pensare, immagini rispecchiate della vita che egli immagina con lei. La vita del pescatore è la vita del frenatore è la semplicità e la felicità e la verità di essere innamorati. Con una di esse al suo posto, ha bisogno solo dell’altra per completarsi. Vita, seconda edizione.

E sebbene le vacanze non siano sempre così perfette come i sogni che possono ispirare, essere circondati dalle persone che più ami al mondo, costantemente, vale tanto come l’esperienza della fuga.

With light in my head
You in my arms


A che serve avere la Luce in testa, chiede la canzone, se non hai fra le braccia le persone che ami?



giovedì 18 agosto 2016

Strange Boat

Prima di una breve pausa estiva rendo omaggio alla canzone che dona il titolo al blog: la strana barca di cui cantavano The Waterboys su “Fisherman’s Blues”. Una musica semplice e un testo semplice: straordinariamente efficaci.


Stiamo veleggiando su una strana barca
Diretti verso una strana costa
Navighiamo su una strana barca
Diretti verso una strana costa
Portando il carico più strano
Che mai sia stato issato a bordo

Stiamo veleggiando su uno strano mare
Spinti da uno strano vento
Navigando su uno strano mare
Spinti da uno strano vento
Trasportando l’equipaggio più strano
Che mai abbia peccato

Viaggiamo su uno strano carro
Seguendo una strana stella
Arrampicandoci sulla scaletta più strana
Su cui mai ci si potesse arrampicare

Viviamo in un tempo strano
Lavorando per un obbiettivo strano
Viviamo in un tempo strano
Lavorando per un obbiettivo strano
Stiamo tramutando carne e ossa
In anima


mercoledì 27 gennaio 2016

When Ye Go Away

Quando si viaggia di città in città, fermandosi solo poco tempo nei singoli ostelli, capita di incontrare fugacemente altri viaggiatori, altrettanto poco stanziali e per una sera, complice l’atmosfera rilassata e poco formale delle sale condivise con gli altri ospiti, trascorrere qualche ora piacevole a conversare, raccontarsi, con una confidenza che magari non si avrebbe con persone meno sconosciute. E piano piano sentirsi attratti da quella persona appena incontrata.
Sentirsi attratti, anche se si sa che non la si rivedrà più. Ma è un principio di innamoramento che si sfilaccia ancor prima di nascere, tra gli ultimi istanti di veglia prima del sonno. È una perdita poco dolorosa. Poi al mattino ognuno va per la sua strada; resta solo una leggera malinconia, quasi piacevole e i “forse se…” che si rincorrono nella mente a poco a poco svaniscono, sempre di più a ogni passo.


Questa canzone di Mike Scott, tratta dal migliore album dei suoi Waterboys – Fisherman’s Blues - probabilmente non parla di una situazione del genere, ma a me ha sempre ricordato quelle sensazioni.



Quando te ne andrai

Ora che è caduta la pioggia
E l’estate Indiana è finita
Domattina continuerai a seguire il tuo percorso
Ti auguro ogni bene

Non mi stai chiedendo di unirmi a te
E comunque sono già occupato
Ma piangerò quando te ne andrai
Piangerò quando te ne andrai

La tua bellezza è qualcosa di famigliare
E la tua voce è come una chiave
Che mi apre l’anima e come una torcia
Accende un fuoco dentro di me

Il tuo cappotto è incantato
E intorno al tuo tavolo giocano gli angeli
E piangerò quando te ne andrai
Piangerò  quando te ne andrai

Qualcuno ha lasciato il suo whisky
E la notte è tanto giovane
Ho qualcosa da dire e molto più da raccontare
E le parole presto mi sgorgheranno dalla lingua

Vaneggerò e vagherò
Faro qualunque cosa per farti restare
E poi piangerò quando te ne andrai
Piangerò  quando te ne andrai