In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
“Playing
in the Band” è una canzone dei Grateful Dead. Il testo è stato scritto da
Robert Hunter e la musica è stata composta dal chitarrista ritmico Bob Weir,
con l'aiuto del percussionista Mickey Hart. La canzone è apparsa per la prima
volta in forma embrionale nell'omonimo album live dei Grateful Dead del 1971.
Successivamente è apparsa in una versione più rifinita in Ace, il primo album
solista di Bob Weir (che includeva tutti i membri dei Grateful Dead tranne Ron
“Pigpen” McKernan e Mickey Hart).
Da
allora è diventata una delle canzoni più famose dei Grateful Dead e una parte
fondamentale del loro repertorio.
La canzone, pubblicata per la prima volta sul disco solista di Bob Weir del 1972, "Ace", divenne negli anni parte del repertorio live dei Grateful Dead. Il testo è di John Perry Barlow.
John Barlow: - Quando scrissi “Looks like Rain”, non ero mai
stato innamorato. Certo avevo ascoltato un sacco di canzoni d’amore. Ero stato
all’opera. Non ero estraneo alla vastissima letteratura rivolta alle
frustrazioni amorose. Ma ero rimasto scettico. Segretamente credevo che
“innamorarsi” fosse un concetto che la gente aveva inventato per rendersi
ancora più commiserabili per le proprie mancanze percepite. La gente fa queste
cose. Ciò nonostante, questa canzone arrivò in un giorno d’inverno in Wyoming,
e non cercai di impedire che venisse alla luce, semplicemente perché si occupava
di emozioni che non avevo mai sperimentato. Non sapevo chi fossero questa gente
nella canzone, o in realtà, quello che provavano, ma la canzone arrivò, e mi
sembrava altrettanto genuina di qualunque altra canzone d’amore.
Questo fu nel 1972. Ventuno anni dopo, mi innamorai per la
prima volta nella mia vita. Perscrutai una stanza affollata e vidi la schiena
di una persona e lo seppi. Non chiedermi come facevo a saperlo. Non chiedermi
neppure che cosa era che sapevo.
Ora, pensa un po’, questo accadde dopo che circa
duecento persone erano venute da me in varie situazioni a dirmi che “Looks Like
Rain” era la canzone con la quale si erano innamorati, o che era la canzone che
avevano suonato al loro matrimonio, o aveva cambiato le loro vite aiutando due
innamorati a sentirsi una sola persona. E io annuivo e sorridevo come se
sapessi di che cosa stavano parlando.
Una volta trascorso quasi un anno insieme,
godendosi una relazione così radiosa da portare altre persone a riunirsi
intorno a noi come fossimo un caminetto, ci trovavamo a un concerto dei Dead al
Nassau Coliseum. Bobby cominciò a cantare “Looks like Rain” e io iniziai a
cantarla a lei a mia volta in modo che potessero arrivarle tutte le parole. Più
o meno a metà, realizzai che stavo comprendendo tutte le parole per la prima
volta. Finalmente seppi ciò di cui parlava la canzone. Finalmente la intesi. O forse
potrei dire con maggiore precisione che la canzone finalmente mi dava voce. -
Eccoci quindi. Questo è l’esempio più chiaro di
come queste canzoni funzionano nel corso del tempo. Esse accumulano significato.
Cambiano risonando con il singolo ascoltatore. A volte esplodono nel tuo
cervello in un momento rivelatore, e a volte, sommessamente, raccolgono forza
nel corso degli anni. […]
La canzone di per sé fu suonata spesso in funzione
del tempo atmosferico (ed è stata una delle canzoni più eseguite in assoluto,
con più di 400 esecuzioni). Se il gruppo suonava all’aperto con minaccia di
pioggia, era molto probabile che proponessero “Looks Like Rain.”
Mi sono svegliato oggi
E ho sentito il tuo lato del letto
Le coperte erano ancora calde, dove avevi giaciuto.
Eri andata… andata
Il mio cuore era colmo di timore
Potresti non dormire qui, mai più
Va tutto bene, perché ti amo.
E questo non muterà
Mi farà girare a vuoto, mi farà male mille volte
ancora.
Ma continuerò a cantarti canzoni d’amore
Scritte nelle lettere del tuo nome.
E affronterò la tempesta in arrivo
Perché di sicuro pare proprio pioggia.
Ti sei mai svegliato al suono
Fatto dai gatti di strada in amore
E supposto, dalle loro urla
Di ascoltare una lotta?
Beh, lo sai…
L’odio è proprio l’ultimo dei loro pensieri
Stanno solo cercando di farcela nella notte.
Voglio solo stringerti
Non voglio vincolarti
O rinchiuderti nei confini
Che posso avere tracciato.
È solo che mi sono abituato
Ad averti qui intorno.
Il mio paesaggio sarebbe vuoto
Se tu fossi andata via.
Va tutto bene, perché ti amo.
E questo non muterà
Mi farà girare a vuoto, mi farà male mille volte
ancora.