In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
"Ballerina" fu registrata durante le sessioni per
il disco “Astral Weeks” nell’ottobre del 1968, a New York. Morrison scrisse
la canzone dopo aver conosciuto la sua futura moglie, Janet, mentre era in tour
negli Stati Uniti la band Them nel giugno del 1966.
Relativamente all’ispirazione per il brano, Morrison ha
riferito quanto segue: "Ero a San Francisco nel 1966, per la
prima volta; stavo seduto in questo albergo con tutti questi pensieri e mi
apparve l’immagine fulminea di un’attrice in un teatro d’opera che compariva in
un balletto, e penso sia da lì che venne l’idea del testo." La
canzone segue una semplice struttura armonica, ma Morrison è stato in grado di
conferirle il suono di un minidramma variando la dinamica della propria voce
nei sette minuti dell’esecuzione. Lo scrittore Brian Hinton dice della
registrazione: “se qualcuno dovesse obbiettare che Morrison non sa cantare – il
che è molto improbabile comunque – basterebbe fargli ascoltare questo. Tutta l’emozione
umana è qui cristallizzata ed espressa vocalmente in modo sottile: desiderio,
gioia, speranza, stanchezza del mondo, consolazione, sbigottimento e
aspettativa”.
Spiega
le tue ali
Vieni vola per un po’
Dritta verso le mie braccia
Piccolo angioletto
Lo sai, solo tu
Un solitario isolato di ventidue piani
E se qualcuno, non proprio chiunque
Volesse avvicinarsi a te
Ad esempio io, bambina
Tutto quello che devi fare
È suonare
E farti avanti, farti avanti
Fatti avanti
Ballerina
La folla ti prenderà
Vola, sospira, provalo
Beh, potrei avere torto
Ma qualcosa nel profondo del mio cuore mi dice che
ho ragione e non penso
Sai, ho visto la scritta sul muro
Quando sei arrivata a me
Bambina, stavi andando incontro a un crollo
Ma se ti incoglie
E ti sembra di non potere proprio andare avanti
Tutto ciò che devi fare
È suonare
Farti avanti, e farti avanti
E avanzare
Proprio come una ballerina
Con incedere leggero
Bene, si sta facendo tardi
Sì, proprio così
E questa volta ho scordato di infilarmi nel tuo
sonnellino
La luce è sul lato sinistro della tua testa
E sto qui a indugiare sulla tua porta d’ingresso
E borbotto e non riesco a ricordare l’ultima cosa
che mi è passata per la testa
Ecco che arriva un uomo, arriva un uomo e dice,
dice lo spettacolo deve continuare
Perciò tutto quel che devi fare
È suonare il campanello
E farti avanti, e farti avanti
E avanzare
Proprio come una ballerina, sì
La folla ti afferrerà
Fallovolare, sospirare, fallo morire,
sì
Proprio come una ballerina
Proprio come una, proprio come una ballerina
Sali su, sali su, continua a muoverti, continua a
muoverti verso l’alto
“Si potrebbero dedicare ore e ore
al tentativo di allacciare significati specifici alle canzoni presenti su
Astral Weeks, appuntando insieme luoghi e metafore, cercando di creare un filo
narrativo per ottenere una comprensione definita. Ciò nonostante la verità è
che non si otterrebbe mai un risultato soddisfacente perché Morrison compose
alcuni di questi brani come un “flusso di coscienza” senza minimamente pensare
a quello che scriveva” (Ritchie Yorke, biografo di Van Morrison) mentre altri
erano “assemblaggi … di conversazioni… film, quotidiani, libri e sono
completamente immaginari” (Van Morrison, intervistato da NPR).
L’approccio migliore per
comprendere le opere è probabilmente è quello di tralasciare l’aspetto narrativo,
come si farebbe leggendo un libro quale l’Ulisse di Joyce ad esempio. Percepire
le parole, la musica e ricavare il significato da quelle sensazioni.
Considerarle come un sogno – le cose non sono quello che sembrano, ma
corrispondono esattamente a ciò che viene percepito (che può essere diverso per
ogni singolo individuo).
"Le canzoni sono storie in poesia, per cui il significato è lo stesso di
sempre – senza tempo e invariato. Le canzoni sono opere dell’immaginazione che
intrinsecamente avranno un significato diverso per persone diverse. Le persone
ne ricavano qualunque cosa la loro disposizione le conduce a ricavarne." (Van
Morrison, a Randy Lewis).
Ultima canzone dell’album, "Slim Slow Slider" fu
anche l’ultima canzone registrata nell’ultima sessione nell’ottobre del 1968.
Tu che scorri lenta e sottile
Il cavallo che monti
È bianco come neve
Tu che scorri lenta e sottile
Il cavallo che monti
È bianco come neve
Lo racconti ovunque tu vai
Ti ho visto camminare
Giù per Ladbroke Grove questa mattina
Ti ho visto camminare
Giù per Ladbroke Grove questa mattina
Prendevi sassolini da qualche spiaggia sabbiosa
Sei fuori portata
Ti ho visto stamattina presto
Col tuo ragazzo nuovo di zecca e la tua Cadillac
Ti ho visto stamattina presto
"The
Way Young Lovers Do" è una delle canzoni incluse nel secondo album di Van
Morrison, “Astral Weeks”, registrato nel 1968 a New York. La canzone è
in ritmo ternario, e l’atmosfera caratteristica dell’incisione originale emerge
dal fraseggio del contrabbasso (lontano dallo stile tipico del rock) e degli
altri musicisti jazz ingaggiati per l’occasione che, mischiandosi con il cantato
espressivo di Morrison, crea una combinazione relativamente insolita di
elementi stilistici.
Nella biografia scritta da Ritchie Yorke su Van
Morrison egli commenta come quest’ultimo gli riferì che questa è
principalmente una canzone sull'amore giovanile, ridendo poi misteriosamente.
Nonostante superficialmente il testo appaia
innocuo, le immagini dei due amanti lasciano trasparire una vena di
inquietudine, sottolineata dalla musica che intreccia agitate linee strumentali,
e forse un rimpianto per l’innocenza perduta.
Passeggiavamo attraverso campi completamente
bagnati di pioggia
Tornando poi indietro lungo il viottolo
Nello splendore del sole
Nella dolcezza dell’estate
Nel modo in cui fanno i giovani innamorati
Ti baciavo ancora una volta sulle labbra
E ci dicevamo arrivederci sulla tua porta di
ingresso
Nella notte
Sì, è quello il momento giusto
Per sentirsi come si sentono i giovani amanti
Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando
di come eravamo
E come volevamo essere
Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando
di come ero per te
E tu eri per me
E trascorrevamo la notte ballando
Volgendoci uno verso l’altra dicendo “Ti amo, ti
amo”
Nel modo in cui lo fanno i giovani amanti
Do, do, do,
do...
Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando
di come eravamo
E come volevamo essere
Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando
di come ero per te
E tu eri per me
Ah, desideravamo ballare tutta la notte
E volgerci uno verso l’altra dicendo “Ti amo, ti
amo”
Torniamo ad “Astral
Weeks”; il fonico Brooks Arthur ricorda: “arrivò una nuvola, chiamata le
sessioni di Van Morrison, saltammo tutti su quella nuvola, che ci portò via per un po’, e
realizzammo questo album, e atterrammo quando fu finito”. Come afferma Lester
Bangs nell’articolo che traduco più avanti, Madame George è probabilmente il
gorgo intorno al quale vortica l’album. Van Morrison afferma di avere scritto
la canzone in un flusso di coscienza, in effetti è quanto meno aleatorio
attribuire significati ben precisi alle parole del brano, già a partire dalla
figura del protagonista: secondo Bangs si parla di un travestito, ma Morrison
ha sempre negato questa interpretazione; il titolo originale, cambiato
successivamente, pare fosse Madame Joy - versione che si può ascoltare anche
nel cantato stesso.
Lungo cyprus avenue
Con un’ingenua visione che balza alla vista
Il clic clac della scarpa col tacco alto
Ford & Fitzroy, madame George
Marciando col soldatino dietro
È più vecchio, ha su il cappello, beve vino
E quell’odore di profumo dolce giunge fluttuando,
penetrando
La fresca aria notturna come Shalimar
E fuori stanno facendo tutte le fermate
I ragazzi fuori in strada raccolgono tappi di
bottiglia
Andati per sigarette e fiammiferi nei negozi
Felicemente fregato, madame George
È in quel momento che cadi
È lì che cadi
È lì quando cadi in trance
Sedendo su un divano a giocare a soldi
Con le braccia incrociate e i libri di storia
getti lo sguardo
Negli occhi di madame George
E pensi di aver trovato il sacchetto
Diventi più debole e le ginocchia cominciano a
cedere
Nell’angolo a giocare a domino, in abiti femminili
il solo e unico madame George
E poi da fuori bussano alla finestra coperta di
ghiaccio
Lei salta su dicendo oh misericordia di Dio, credo
siano gli sbirri
E immediatamente lascia cadere tutto
Giù nella strada sotto
E sai che devi andare
Su quel treno da Dublino a Sandy Row
Buttando centesimi giù dai ponti
E la pioggia, grandine, il gelo e la neve
Dì addio a madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Chiediti il perché, per madame George
E mentre te ne vai, la stanza è piena di musica,
risa, musica
Danze, musica tutt’intorno alla stanza
E i ragazzini si ripresentano, allontanandosi da
tutto
Così freddo
E mentre stai per andartene
Lei salta su e dice hey amore, hai dimenticato i
tuoi guanti
E l’amore che ama amare l’amore che ama amare…
Per dire addio a madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Chiediti il perché, per madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Dì addio nel vento e nella pioggia nella via
laterale
Dì addio a madame George
Nella via laterale, nella via laterale, nella via
laterale
Tornando a casa nella via laterale
Devi andare
Dì addio, addio, addio
Asciugati gli occhi, asciugati gli occhi,
asciugati gli occhi
L’amore che ama l’amore che ama l’amore che ama…
Dì addio, addio
Sali sul treno
Sali sul treno, il treno, il treno
Questo è il treno, questo è il treno…
Dì addio
“Madame George" è il vortice
dell’album. Probabilmente uno dei brani di musica più compassionevoli mai realizzati,
ci chiede di vedere, no, fa in modo che noi vediamo la situazione critica di
ciò che brutalmente chiamerò una drag queen disperata con una empatia di
intensità tale che quando il cantante lo ferisce, lo feriamo anche noi
(Morrison ha detto in almeno un’intervista che la canzone non ha niente a che
vedere con qualsiasi tipo di travestito – almeno per quanto ne sa lui, aggiunge
velocemente – ma sono stronzate). La bellezza, la sensibilità, la santità della
canzone è che è assente ogni intento sensazionalistico, pacchiano o di
sfruttamento; in un certo modo Van ha ragione insistendo che non si parla di
una drag queen, come non si parla di pedofilia – si parla di una persona, come
in tutte le canzoni migliori, in tutta la letteratura maggiore.
L’ambientazione è la stessa della
canzone precedente – "Cyprus Avenue", apparentemente un luogo dove le
persone si lasciano trascinare, spronate dal desiderio, in momenti in cui si
confrontano in maniera straziante e raggelante con i propri destini. È un luogo
fondamentale di giudizio spietato – vento e pioggia appaiono in entrambe le
canzoni – e, il che è abbastanza interessante, è un luogo in cui adulti vengono
giudicati, ancor più crudelmente, da bambini, in entrambi i casi oggetti
d’amore assolutamente indifferenti ai loro aspiranti amanti maturi. I ragazzini
di Madame George sono assolutamente sprezzanti – come i ragazzi di strada che
alla fine cannibalizzano il cugino omosessuale in “Improvvisamente l’estate
scorsa” di Tennessee Williams, sono troppo felici di presentarsi fin quando ci
sono musica, feste, da bere e da fumare gratis, e troppo gioiosamente sputano
sulle attenzioni di George quando tutto il resto finisce, mentre l’inverno
funereo si fa strada non solo con pioggia e vento ma grandine, gelo e neve.
Quello che può sembrare più
strano di tutto ma non lo è in realtà, è che sono esattamente quelle
caratteristiche che dovrebbero rendere George più patetico – età, ebbrezza, il
modo in cui i ragazzi accettano i suoi soldi e rifiutano il suo amore – che
risvegliano qualcosa verso George nel cuore del ragazzo di questa canzone. Ovviamente il ragazzo non si è semplicemente
“innamorato dell’amore”, o cose del genere, ma piuttosto – che? Perché proprio
ed esattamente soltanto sprofondato nelle perversioni più ripugnanti un essere
umano potrebbe amarne un altro per un motivo diverso che non sia il loro stesso
essere umani: amarlo per la sua debolezza, i suoi difetti, alla fine forse per
il suo decadimento. Il decadimento è umano – questo è uno dei messaggi
definitivi qui, e non intendo assolutamente, per quanto si voglia forzare il
lessico, decadenza. Intendo che in questa canzone, o in qualunque cosa l’abbia
ispirata, Van Morrison ha visto l’assoluta possibilità di amare essere umani
all’ultimo stadio della degradazione, e che le implicazioni di ciò sono davvero
terribili, molto più terribili che la mera visione di corpi resi brutti
dall’età o dell’apparente assurdità di un uomo che dedica la sua vita al
malriuscito artificio di perseguire l’aspetto di una donna.
Si può dire che per amare le
domande devi amare le risposte che velocizzano il compimento dell’amore che è
amato per amare la terribile disparità dell’esperienza umana che ama dire
svettiamo su questi la perdita quell’amore di amare l’amore quella libertà
avrebbe potuto essere, il treno per la libertà, ma non ci saliamo mai,
piuttosto preferiamo salutare con la mano generosamente allontanandoci da
coloro che sono vittime di sé stessi. Ma chi può dire che qualcuno che
vittimizza sé stesso non merita una compassione totale come il più negletto
orfano del terzo mondo in una pubblicità della rivista New Yorker? Noo, meglio
camminare sopra i corpi, almeno questo conferisce loro il rispetto che possono
avere meritato una volta. Dove vivo, a New York (non per farla più grossa di
quello che è, che sarebbe duro), tutti quelli che conosco camminano spesso
sopra corpi che potrebbero essere morti o stare morendo per quanto ne sanno,
senza alcuno sforzo.
Ovviamente c’è una certa
razionalità – che altro potresti fare – ma non regge più del nostro timore
della nostra propria impotenza di fronte alla pianura della vita com’è
veramente: una pianura che si estende all’infinito oltre gli orizzonti che
abbiamo solo inventato. Avanti, dimenticatelo! Mentre sto scrivendo, si
pubblicizza nel Village Voice che stanno aprendo club S&M eterosessuali a
Manhattan, con annunci del genere: “S&M è soltanto un’altra forma di amore,
altrettanto valida. Perché la gente non sa accertarlo non lo sapremo mai”. Ti
fa venire voglia di saltare giù da una finestra del quinto piano piuttosto che
leggerlo, ma non è certo la fine del mondo; non è neanche paragonabile ai
dolori che ci affliggono dovunque ogni giorno che vengono affrontati
casualmente da tutti noi come fatti della vita. Forse si riduce tutto alla
misura in cui effettivamente ci si voglia assoggettare. Se si accetta anche per
un solo momento l’idea che ogni vita umana è preziosa e delicata come un fiocco
di neve e poi si guarda un alcolizzato nel vano della porta, devi soffrire fino
a sentirti come una spugna per tutti i problemi di quegli altri stronzi, fino a
che non ti senti uno stronzo tu stesso, per cui devi tracciare i confini
opportuni. Arresti i sentimenti. Ma sai che in quel momento cominci a morire. E
allora lotti con te stesso. Quanto di questo orrore posso permettermi di
rendere oggetto dei miei pensieri? Forse il più stupido manichino è più saggio di chi
permette alla propria sensibilità di condurlo a distruggere tutto ciò che tocca
– ma d’altronde inclinare un poco il cappello di madame George, solo per
riconoscere che quella persona esiste, soltanto toccargli la guancia e poi
probabilmente spirare perché realizzare di dovere condividere il mondo con lui
è fondamentalmente insopportabile, è soltanto percorrere il primo passo. La
realizzazione di vivere è semplicemente così bassa e così esaltata e così
insopportabile e così desiderabile. Per favore torna e lasciami solo. Ma una
volta che siamo d’accordo, possiamo parlare quanto vogliamo dell’universalità di
questo abisso: non fa nessuna differenza, il maggiore corrisponde solo al
minore per qualche soccorso menzognero, Unicef per parenti, per cui ti gratti e
sputi e imprechi in una rassegnazione violenta di fronte alla pura verità che
non c’è assolutamente nulla che tu possa fare eccetto rifiutare chiunque soffra
più di te. In un tale momento, un altro respiro è un tradimento. Per questo
abbandoni le tue cause liberali, lasci che l’umanità sofferente muoia in uno
squallore peggiore di quanto sapessero prima che arrivassi tu. Innalzi le loro
speranze. Il che ti rende più spregevole della più porca carogna. Più spregevole
dei ragazzi ignoranti che fregano madame George per un paio di sigarette.
Perché hai commesso il crimine della conoscenza, e pertanto non solo sei
passato oltre a qualcuno che sapevi stava soffrendo, ma hai anche violato la
sua privacy, l’ultima proprietà dei defraudati.
Tale conoscenza è probabilmente
la peggiore cosa che possa accadere a una persona (una persona fortunata), per
cui non meraviglia che il protagonista di Morrison abbia voltato le spalle a
Madame George, sia fuggito alla stazione, cercando di correre lontano da quello
che ha visto, più lontano di quanto il tempo di una vita potrebbe dargli. E non
meraviglia neanche che Van Morrison non sia mai più giunto così vicino a
guardare dritto in faccia alla vita, non meraviglia che sia poi passato a Tupelo
Honey e addirittura Hard Nose the Highway con tutto il suo lato
di canzoni che parlano di foglie cadenti. In Astral Weeks e in
"T.B. Sheets" si è confrontato quanto basta per la vita di qualsiasi
uomo.
Torniamo ad Astral
Weeks, con il brano eponimo che apre il disco. Già dai primi versi emerge la
cifra poetica che connota tutti i testi dell’album, laddove le immagini evocate
suscitano sensazioni che si fondono con quelle generate dalla musica,
prescindendo da una narrazione piana e descrittiva. “If I ventured in the
slipstream, between the viaducts of your dreams…”, ed è proprio un flusso
quello che attraversa i brani del disco,
in cui scorrono ricordi, emozioni, desideri, e si mescolano fantasie e realtà.
Astral Weeks è forse uno
dei migliori album della storia del rock. Sicuramente il migliore mai creato da
Van Morrison. Nel disco le canzoni sono legate fra loro dalla comune poetica di
un flusso di coscienza, fatto di immagini più che di narrazione, in uno stato d’animo
oscillante tra innocenza e consapevolezza: “Sweet Thing” chiaramente parla d’amore,
ma il protagonista canta a un’amata che lo ha riportato al mondo semplice e
sincero dell’infanzia (“e sarò contento di non leggere tra le righe”), e si ripromette
di non ritornare mai più allo stato corrotto dell’età adulta. Tutta la canzone
riecheggia di una semplicità e purezza e speranza che solo un bambino può
provare.
Come efficacemente
descritto da Lester Bangs: “Astral Weeks, per quanto lo si possa inquadrare, è
un disco su persone stupefatte dalla vita, completamente sopraffatte, bloccate
nella propria pelle, nella loro età e in sé stesse, paralizzate dall'enormità
di ciò che in un momento di visione non sono in grado di comprendere. Forse si
riduce a un momento di conoscenza del miracolo della vita”.