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venerdì 17 gennaio 2020

Ballerina


"Ballerina" fu registrata durante le sessioni per il disco “Astral Weeks” nell’ottobre del 1968, a New York.  Morrison scrisse la canzone dopo aver conosciuto la sua futura moglie, Janet, mentre era in tour negli Stati Uniti la band Them nel giugno del 1966.
Relativamente all’ispirazione per il brano, Morrison ha riferito quanto segue: "Ero a San Francisco nel 1966, per la prima volta; stavo seduto in questo albergo con tutti questi pensieri e mi apparve l’immagine fulminea di un’attrice in un teatro d’opera che compariva in un balletto, e penso sia da lì che venne l’idea del testo." La canzone segue una semplice struttura armonica, ma Morrison è stato in grado di conferirle il suono di un minidramma variando la dinamica della propria voce nei sette minuti dell’esecuzione. Lo scrittore Brian Hinton dice della registrazione: “se qualcuno dovesse obbiettare che Morrison non sa cantare – il che è molto improbabile comunque – basterebbe fargli ascoltare questo. Tutta l’emozione umana è qui cristallizzata ed espressa vocalmente in modo sottile: desiderio, gioia, speranza, stanchezza del mondo, consolazione, sbigottimento e aspettativa”.



Spiega le tue ali
Vieni vola per un po’
Dritta verso le mie braccia
Piccolo angioletto
Lo sai, solo tu
Un solitario isolato di ventidue piani

E se qualcuno, non proprio chiunque
Volesse avvicinarsi a te
Ad esempio io, bambina
Tutto quello che devi fare
È suonare

E farti avanti, farti avanti
Fatti avanti
Ballerina
La folla ti prenderà
Vola, sospira, provalo
Beh, potrei avere torto

Ma qualcosa nel profondo del mio cuore mi dice che ho ragione e non penso
Sai, ho visto la scritta sul muro
Quando sei arrivata a me
Bambina, stavi andando incontro a un crollo

Ma se ti incoglie
E ti sembra di non potere proprio andare avanti
Tutto ciò che devi fare
È suonare

Farti avanti, e farti avanti
E avanzare
Proprio come una ballerina
Con incedere leggero
Bene, si sta facendo tardi
Sì, proprio così

E questa volta ho scordato di infilarmi nel tuo sonnellino
La luce è sul lato sinistro della tua testa
E sto qui a indugiare sulla tua porta d’ingresso
E borbotto e non riesco a ricordare l’ultima cosa che mi è passata per la testa

Ecco che arriva un uomo, arriva un uomo e dice, dice lo spettacolo deve continuare
Perciò tutto quel che devi fare
È suonare il campanello

E farti avanti, e farti avanti
E avanzare
Proprio come una ballerina, sì
La folla ti afferrerà

Fallo  volare, sospirare, fallo morire, sì
Proprio come una ballerina
Proprio come una, proprio come una ballerina

Sali su, sali su, continua a muoverti, continua a muoverti verso l’alto
Un po’ più in alto, bambina
Tu sai, lo sai, lo sai, lo sai, Sali su
Va bene, continua a spingere, insisti
Con incedere leggero

Proprio come una ballerina
Oh bambina, togliti le scarpe
Avanzando
Proprio come una ballerina

mercoledì 24 luglio 2019

Slim Slow Slider


“Si potrebbero dedicare ore e ore al tentativo di allacciare significati specifici alle canzoni presenti su Astral Weeks, appuntando insieme luoghi e metafore, cercando di creare un filo narrativo per ottenere una comprensione definita. Ciò nonostante la verità è che non si otterrebbe mai un risultato soddisfacente perché Morrison compose alcuni di questi brani come un “flusso di coscienza” senza minimamente pensare a quello che scriveva” (Ritchie Yorke, biografo di Van Morrison) mentre altri erano “assemblaggi … di conversazioni… film, quotidiani, libri e sono completamente immaginari” (Van Morrison, intervistato da NPR). 

L’approccio migliore per comprendere le opere è probabilmente è quello di tralasciare l’aspetto narrativo, come si farebbe leggendo un libro quale l’Ulisse di Joyce ad esempio. Percepire le parole, la musica e ricavare il significato da quelle sensazioni. Considerarle come un sogno – le cose non sono quello che sembrano, ma corrispondono esattamente a ciò che viene percepito (che può essere diverso per ogni singolo individuo).

"Le canzoni sono storie in poesia, per cui il significato è lo stesso di sempre – senza tempo e invariato. Le canzoni sono opere dell’immaginazione che intrinsecamente avranno un significato diverso per persone diverse. Le persone ne ricavano qualunque cosa la loro disposizione le conduce a ricavarne." (Van Morrison, a Randy Lewis).

Ultima canzone dell’album, "Slim Slow Slider" fu anche l’ultima canzone registrata nell’ultima sessione nell’ottobre del 1968.



Tu che scorri lenta e sottile
Il cavallo che monti
È bianco come neve
Tu che scorri lenta e sottile
Il cavallo che monti
È bianco come neve
Lo racconti ovunque tu vai
Ti ho visto camminare
Giù per Ladbroke Grove questa mattina
Ti ho visto camminare
Giù per Ladbroke Grove questa mattina
Prendevi sassolini da qualche spiaggia sabbiosa
Sei fuori portata
Ti ho visto stamattina presto
Col tuo ragazzo nuovo di zecca e la tua Cadillac
Ti ho visto stamattina presto
Col tuo ragazzo nuovo di zecca e la tua Cadillac
Sei andata via per qualcosa
E so che non tornerai
E so che stai morendo, bambina
E so che lo sai anche tu
So che stai morendo
E so che lo sai anche tu
Ogni volta che ti vedo
Non so proprio che cosa fare


venerdì 17 maggio 2019

The Way Young Lovers Do


"The Way Young Lovers Do" è una delle canzoni incluse nel secondo album di Van Morrison, “Astral Weeks”, registrato nel 1968 a New York. La canzone è in ritmo ternario, e l’atmosfera caratteristica dell’incisione originale emerge dal fraseggio del contrabbasso (lontano dallo stile tipico del rock) e degli altri musicisti jazz ingaggiati per l’occasione che, mischiandosi con il cantato espressivo di Morrison, crea una combinazione relativamente insolita di elementi stilistici.
Nella biografia scritta da Ritchie Yorke su Van Morrison egli commenta come quest’ultimo gli riferì che questa è principalmente una canzone sull'amore giovanile, ridendo poi misteriosamente.
Nonostante superficialmente il testo appaia innocuo, le immagini dei due amanti lasciano trasparire una vena di inquietudine, sottolineata dalla musica che intreccia agitate linee strumentali, e forse un rimpianto per l’innocenza perduta.



Passeggiavamo attraverso campi completamente bagnati di pioggia
Tornando poi indietro lungo il viottolo
Nello splendore del sole
Nella dolcezza dell’estate
Nel modo in cui fanno i giovani innamorati

Ti baciavo ancora una volta sulle labbra
E ci dicevamo arrivederci sulla tua porta di ingresso
Nella notte
Sì, è quello il momento giusto
Per sentirsi come si sentono i giovani amanti

Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando di come eravamo
E come volevamo essere
Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando di come ero per te
E tu eri per me
E trascorrevamo la notte ballando
Volgendoci uno verso l’altra dicendo “Ti amo, ti amo”
Nel modo in cui lo fanno i giovani amanti
Do, do, do, do...
Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando di come eravamo
E come volevamo essere
Poi ci sedevamo sulla stella tutta nostra sognando di come ero per te
E tu eri per me
Ah, desideravamo ballare tutta la notte
E volgerci uno verso l’altra dicendo “Ti amo, ti amo”
Nel modo in cui lo fanno i giovani amanti
Do, do, do, do...


venerdì 10 novembre 2017

Madame George

Torniamo ad “Astral Weeks”; il fonico Brooks Arthur ricorda: “arrivò una nuvola, chiamata le sessioni di Van Morrison, saltammo tutti su quella  nuvola, che ci portò via per un po’, e realizzammo questo album, e atterrammo quando fu finito”. Come afferma Lester Bangs nell’articolo che traduco più avanti, Madame George è probabilmente il gorgo intorno al quale vortica l’album. Van Morrison afferma di avere scritto la canzone in un flusso di coscienza, in effetti è quanto meno aleatorio attribuire significati ben precisi alle parole del brano, già a partire dalla figura del protagonista: secondo Bangs si parla di un travestito, ma Morrison ha sempre negato questa interpretazione; il titolo originale, cambiato successivamente, pare fosse Madame Joy - versione che si può ascoltare anche nel cantato stesso.



Lungo cyprus avenue
Con un’ingenua visione che balza alla vista
Il clic clac della scarpa col tacco alto
Ford & Fitzroy, madame George
Marciando col soldatino dietro
È più vecchio, ha su il cappello, beve vino
E quell’odore di profumo dolce giunge fluttuando, penetrando
La fresca aria notturna come Shalimar
E fuori stanno facendo tutte le fermate
I ragazzi fuori in strada raccolgono tappi di bottiglia
Andati per sigarette e fiammiferi nei negozi
Felicemente fregato, madame George
È in quel momento che cadi
È lì che cadi
È lì quando cadi in trance
Sedendo su un divano a giocare a soldi
Con le braccia incrociate e i libri di storia getti lo sguardo
Negli occhi di madame George
E pensi di aver trovato il sacchetto
Diventi più debole e le ginocchia cominciano a cedere
Nell’angolo a giocare a domino, in abiti femminili
il solo e unico madame George
E poi da fuori bussano alla finestra coperta di ghiaccio
Lei salta su dicendo oh misericordia di Dio, credo siano gli sbirri
E immediatamente lascia cadere tutto
Giù nella strada sotto
E sai che devi andare
Su quel treno da Dublino a Sandy Row
Buttando centesimi giù dai ponti
E la pioggia, grandine, il gelo e la neve
Dì addio a madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Chiediti il perché, per madame George
E mentre te ne vai, la stanza è piena di musica, risa, musica
Danze, musica tutt’intorno alla stanza
E i ragazzini si ripresentano, allontanandosi da tutto
Così freddo
E mentre stai per andartene
Lei salta su e dice hey amore, hai dimenticato i tuoi guanti
E l’amore che ama amare l’amore che ama amare…
Per dire addio a madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Chiediti il perché, per madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Dì addio nel vento e nella pioggia nella via laterale
Dì addio a madame George
Nella via laterale, nella via laterale, nella via laterale
Tornando a casa nella via laterale
Devi andare
Dì addio, addio, addio
Asciugati gli occhi, asciugati gli occhi, asciugati gli occhi
L’amore che ama l’amore che ama l’amore che ama…
Dì addio, addio
Sali sul treno
Sali sul treno, il treno, il treno
Questo è il treno, questo è il treno…
Dì addio


“Madame George" è il vortice dell’album. Probabilmente uno dei brani di musica più compassionevoli mai realizzati, ci chiede di vedere, no, fa in modo che noi vediamo la situazione critica di ciò che brutalmente chiamerò una drag queen disperata con una empatia di intensità tale che quando il cantante lo ferisce, lo feriamo anche noi (Morrison ha detto in almeno un’intervista che la canzone non ha niente a che vedere con qualsiasi tipo di travestito – almeno per quanto ne sa lui, aggiunge velocemente – ma sono stronzate). La bellezza, la sensibilità, la santità della canzone è che è assente ogni intento sensazionalistico, pacchiano o di sfruttamento; in un certo modo Van ha ragione insistendo che non si parla di una drag queen, come non si parla di pedofilia – si parla di una persona, come in tutte le canzoni migliori, in tutta la letteratura maggiore.

L’ambientazione è la stessa della canzone precedente – "Cyprus Avenue", apparentemente un luogo dove le persone si lasciano trascinare, spronate dal desiderio, in momenti in cui si confrontano in maniera straziante e raggelante con i propri destini. È un luogo fondamentale di giudizio spietato – vento e pioggia appaiono in entrambe le canzoni – e, il che è abbastanza interessante, è un luogo in cui adulti vengono giudicati, ancor più crudelmente, da bambini, in entrambi i casi oggetti d’amore assolutamente indifferenti ai loro aspiranti amanti maturi. I ragazzini di Madame George sono assolutamente sprezzanti – come i ragazzi di strada che alla fine cannibalizzano il cugino omosessuale in “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams, sono troppo felici di presentarsi fin quando ci sono musica, feste, da bere e da fumare gratis, e troppo gioiosamente sputano sulle attenzioni di George quando tutto il resto finisce, mentre l’inverno funereo si fa strada non solo con pioggia e vento ma grandine, gelo e neve.

Quello che può sembrare più strano di tutto ma non lo è in realtà, è che sono esattamente quelle caratteristiche che dovrebbero rendere George più patetico – età, ebbrezza, il modo in cui i ragazzi accettano i suoi soldi e rifiutano il suo amore – che risvegliano qualcosa verso George nel cuore del ragazzo di questa canzone.  Ovviamente il ragazzo non si è semplicemente “innamorato dell’amore”, o cose del genere, ma piuttosto – che? Perché proprio ed esattamente soltanto sprofondato nelle perversioni più ripugnanti un essere umano potrebbe amarne un altro per un motivo diverso che non sia il loro stesso essere umani: amarlo per la sua debolezza, i suoi difetti, alla fine forse per il suo decadimento. Il decadimento è umano – questo è uno dei messaggi definitivi qui, e non intendo assolutamente, per quanto si voglia forzare il lessico, decadenza. Intendo che in questa canzone, o in qualunque cosa l’abbia ispirata, Van Morrison ha visto l’assoluta possibilità di amare essere umani all’ultimo stadio della degradazione, e che le implicazioni di ciò sono davvero terribili, molto più terribili che la mera visione di corpi resi brutti dall’età o dell’apparente assurdità di un uomo che dedica la sua vita al malriuscito artificio di perseguire l’aspetto di una donna.

Si può dire che per amare le domande devi amare le risposte che velocizzano il compimento dell’amore che è amato per amare la terribile disparità dell’esperienza umana che ama dire svettiamo su questi la perdita quell’amore di amare l’amore quella libertà avrebbe potuto essere, il treno per la libertà, ma non ci saliamo mai, piuttosto preferiamo salutare con la mano generosamente allontanandoci da coloro che sono vittime di sé stessi. Ma chi può dire che qualcuno che vittimizza sé stesso non merita una compassione totale come il più negletto orfano del terzo mondo in una pubblicità della rivista New Yorker? Noo, meglio camminare sopra i corpi, almeno questo conferisce loro il rispetto che possono avere meritato una volta. Dove vivo, a New York (non per farla più grossa di quello che è, che sarebbe duro), tutti quelli che conosco camminano spesso sopra corpi che potrebbero essere morti o stare morendo per quanto ne sanno, senza alcuno sforzo.

Ovviamente c’è una certa razionalità – che altro potresti fare – ma non regge più del nostro timore della nostra propria impotenza di fronte alla pianura della vita com’è veramente: una pianura che si estende all’infinito oltre gli orizzonti che abbiamo solo inventato. Avanti, dimenticatelo! Mentre sto scrivendo, si pubblicizza nel Village Voice che stanno aprendo club S&M eterosessuali a Manhattan, con annunci del genere: “S&M è soltanto un’altra forma di amore, altrettanto valida. Perché la gente non sa accertarlo non lo sapremo mai”. Ti fa venire voglia di saltare giù da una finestra del quinto piano piuttosto che leggerlo, ma non è certo la fine del mondo; non è neanche paragonabile ai dolori che ci affliggono dovunque ogni giorno che vengono affrontati casualmente da tutti noi come fatti della vita. Forse si riduce tutto alla misura in cui effettivamente ci si voglia assoggettare. Se si accetta anche per un solo momento l’idea che ogni vita umana è preziosa e delicata come un fiocco di neve e poi si guarda un alcolizzato nel vano della porta, devi soffrire fino a sentirti come una spugna per tutti i problemi di quegli altri stronzi, fino a che non ti senti uno stronzo tu stesso, per cui devi tracciare i confini opportuni. Arresti i sentimenti. Ma sai che in quel momento cominci a morire. E allora lotti con te stesso. Quanto di questo orrore posso permettermi di rendere oggetto dei miei pensieri? Forse  il più stupido manichino è più saggio di chi permette alla propria sensibilità di condurlo a distruggere tutto ciò che tocca – ma d’altronde inclinare un poco il cappello di madame George, solo per riconoscere che quella persona esiste, soltanto toccargli la guancia e poi probabilmente spirare perché realizzare di dovere condividere il mondo con lui è fondamentalmente insopportabile, è soltanto percorrere il primo passo. La realizzazione di vivere è semplicemente così bassa e così esaltata e così insopportabile e così desiderabile. Per favore torna e lasciami solo. Ma una volta che siamo d’accordo, possiamo parlare quanto vogliamo dell’universalità di questo abisso: non fa nessuna differenza, il maggiore corrisponde solo al minore per qualche soccorso menzognero, Unicef per parenti, per cui ti gratti e sputi e imprechi in una rassegnazione violenta di fronte alla pura verità che non c’è assolutamente nulla che tu possa fare eccetto rifiutare chiunque soffra più di te. In un tale momento, un altro respiro è un tradimento. Per questo abbandoni le tue cause liberali, lasci che l’umanità sofferente muoia in uno squallore peggiore di quanto sapessero prima che arrivassi tu. Innalzi le loro speranze. Il che ti rende più spregevole della più porca carogna. Più spregevole dei ragazzi ignoranti che fregano madame George per un paio di sigarette. Perché hai commesso il crimine della conoscenza, e pertanto non solo sei passato oltre a qualcuno che sapevi stava soffrendo, ma hai anche violato la sua privacy, l’ultima proprietà dei defraudati.

Tale conoscenza è probabilmente la peggiore cosa che possa accadere a una persona (una persona fortunata), per cui non meraviglia che il protagonista di Morrison abbia voltato le spalle a Madame George, sia fuggito alla stazione, cercando di correre lontano da quello che ha visto, più lontano di quanto il tempo di una vita potrebbe dargli. E non meraviglia neanche che Van Morrison non sia mai più giunto così vicino a guardare dritto in faccia alla vita, non meraviglia che sia poi passato a Tupelo Honey e addirittura Hard Nose the Highway con tutto il suo lato di canzoni che parlano di foglie cadenti. In Astral Weeks e in "T.B. Sheets" si è confrontato quanto basta per la vita di qualsiasi uomo.


Lester Bangs ("Stranded" 1979)

mercoledì 2 agosto 2017

Astral Weeks

Torniamo ad Astral Weeks, con il brano eponimo che apre il disco. Già dai primi versi emerge la cifra poetica che connota tutti i testi dell’album, laddove le immagini evocate suscitano sensazioni che si fondono con quelle generate dalla musica, prescindendo da una narrazione piana e descrittiva. “If I ventured in the slipstream, between the viaducts of your dreams…”, ed è proprio un flusso quello che attraversa  i brani del disco, in cui scorrono ricordi, emozioni, desideri, e si mescolano fantasie e realtà.



Se mi avventurassi nel flusso in movimento
Tra i viadotti dei tuoi sogni
Dove cerchioni mobili di acciaio si spaccano
E il canale e le strade secondarie cessano
Riusciresti a trovarmi?
Baceresti i miei occhi?
Per sdraiarmi
Tranquillamente in silenzio
Per rinascere
Per rinascere
Dal lato lontano dell’oceano
Se metto in moto le ruote
E sto con le braccia dietro di me
E spingo alla porta
Riusciresti a trovarmi?
Baceresti i miei occhi?
Per sdraiarmi
Tranquillamente in silenzio
Per rinascere
Per rinascere

Eccoti lì
Con uno sguardo di cupidigia
A parlare con Huddie Ledbetter
Mostrando quadri alla parete
Sussurando nel salone
E puntandomi contro il dito
Eccoti lì, eccoti lì
Ti stagli contro il sole, cara
Con le braccia dietro di te
E davanti i tuoi occhi
Eccoti lì
Prendendoti bene cura del tuo ragazzo
Assicurandoti che indossi vestiti puliti
Mettendogli le sue scarpette rosse
Vedo che sai che ha i vestiti puliti
Mettendogli le sue scarpette rosse
Puntandomi contro il dito
E io sono qui
Mi trovo nel tuo triste arresto
Cercando di fare del mio meglio
Guardando dritto verso di te
Dando una mano, cara
Sì
Se mi avventurassi nel flusso in movimento
Tra i viadotti dei tuoi sogni
Dove cerchioni mobili di acciaio si spaccano
E il canale e le strade secondarie cessano
Riusciresti a trovarmi?
Baceresti i miei occhi?
Per sdraiarmi
Tranquillamente in silenzio
Per rinascere
Per rinascere
Per rinascere
In un altro mondo
In un altro mondo
In un altro tempo
Ho una casa nei cieli
Non sono altro che uno straniero in questo mondo
Non sono altro che uno straniero in questo mondo
Ho una casa nei cieli
In un altro posto
Tanto lontano
Così lontano
Lassù in cielo
Lassù in paradiso
In un altro posto
In un altro tempo
In un altro posto
In un altro tempo
Lassù nei cieli
Stiamo salendo in paradiso
Stiamo salendo in paradiso
In un altro posto
In un altro tempo
In un altro posto
In un altro tempo
In un altro volto



mercoledì 26 luglio 2017

Sweet Thing

Astral Weeks è forse uno dei migliori album della storia del rock. Sicuramente il migliore mai creato da Van Morrison. Nel disco le canzoni sono legate fra loro dalla comune poetica di un flusso di coscienza, fatto di immagini più che di narrazione, in uno stato d’animo oscillante tra innocenza e consapevolezza: “Sweet Thing” chiaramente parla d’amore, ma il protagonista canta a un’amata che lo ha riportato al mondo semplice e sincero dell’infanzia (“e sarò contento di non leggere tra le righe”), e si ripromette di non ritornare mai più allo stato corrotto dell’età adulta. Tutta la canzone riecheggia di una semplicità e purezza e speranza che solo un bambino può provare.
Come efficacemente descritto da Lester Bangs: “Astral Weeks, per quanto lo si possa inquadrare, è un disco su persone stupefatte dalla vita, completamente sopraffatte, bloccate nella propria pelle, nella loro età e in sé stesse, paralizzate dall'enormità di ciò che in un momento di visione non sono in grado di comprendere. Forse si riduce a un momento di conoscenza del miracolo della vita”.




Percorrerò lentamente la gaia strada
E salterò le siepi prima
E berrò l’acqua chiara e limpida
Per chetare la mia sete
E osserverò i traghetti
E si staglieranno alti
Su un oceano più blu
Contro il cielo di domani
E non diventerò di nuovo così vecchio
E parlerò e camminerò
In giardini bagnati di pioggia
Oh dolce cosa, dolce cosa
Mia, mia, mia, mia, dolce cosa

E condurrò la mia carrozza
Lungo le tue strade urlando
Hey, sono io, sono dinamite
E non so perché
E mi prenderai di nuovo con forza
Tra le tue braccia
E non ricorderò
Di avere mai provato il dolore
Cammineremo e parleremo
In giardini piovigginosi
E mai, mai, mai di nuovo
Invecchierò così
Oh dolce cosa, dolce cosa
Mia, mia, mia, mia, dolce cosa

E alzerò la mano in alto
Nel cielo notturno
A contare le stelle
Che ti brillano nell’occhio
Solo per godermi tutto senza stupirsi
Di come sia semplicemente bello
E sarò contento di
Non leggere tra le righe
E parlerò e camminerò
In giardini zuppi di pioggia
E mai, mai, mai di nuovo
Invecchierò così
Oh dolce cosa, dolce cosa
Mia, mia, mia, mia, dolce cosa

Dolce fanciulla, con occhi di champagne
E il tuo sorriso angelico