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giovedì 14 ottobre 2021

Holidays in the Sun

L'ispirazione per la composizione del brano avvenne durante un viaggio sull’Isola di Jersey: «Cercammo di fare le "nostre vacanze al sole" all'isola di Jersey ma non funzionò. Ci buttarono fuori». A questo breve soggiorno fece seguito un periodo di un paio di settimane a Berlino. Anche se descritta dai membri della band come una città "piovosa e deprimente", i Sex Pistols erano comunque sollevati dall'aver lasciato Londra. John Lydon disse: «Essere a Londra in quel periodo ci faceva sentire come dei prigionieri in un campo di concentramento. C'erano odio e continui atti di violenza nei nostri confronti. La cosa migliore che potevamo fare era quella di cambiare campo di prigionia. Berlino e la sua decadenza furono una buona idea. La canzone nacque da ciò. Amo Berlino. Amavo il muro e la pazzia del posto. I comunisti guardavano all'atmosfera da circo di Berlino Ovest, che non dormiva mai, e quella sarebbe rimasta la loro immagine dell'occidente».




Non voglio una vacanza al sole

Voglio andare al nuovo Bergen-Belsen

Voglio vedere un po’ di storia

Perché ora ho una certa disponibilità economica

 

Oh ora un motivo

E sto ancora aspettando

Ora ho un motivo per aspettare

Il muro di Berlino

 

Con un suono avvolgente in una parete da due pollici

Beh, stavo aspettando la chiamata del comunismo

Non avevo chiesto la luce del sole

E mi sono ritrovato la terza guerra mondiale

Sto guardando  al di sopra del muro

E loro guardano me

Oh, adesso ho una ragione

E sto ancora aspettando

Ora ho una ragione

Per aspettare

Il muro di Berlino

 

Mi fissano tutta la notte

E Mi fissano tutto il giorno

E non avevo alcuna ragione per essere qui, per niente.

Ma ho una ragione adesso, se non è una vera ragione

E sto aspettando il muro di Berlino

Devo andare oltre al muro di Berlino

Devo oltrepassarlo, non lo capisco

Claustrofobia, troppa paranoia

Ci sono troppi armadi

In cui sono stato chiuso prima

E ora ho una ragione

Non è una vera regione per attendere

Il muro di Berlino              

Devo scavalcare il muro

Questa proprio non la capisco.

 

Per favore, non aspettatemi.

mercoledì 23 novembre 2016

In Dieser Stadt

Hildegard Knef (Ulm, 1925 – Berlino 2002) è stata attrice, di cinema, teatro e televisione, cantante e scrittrice, personaggio pubblico, ma soprattutto, come altre prima di lei – e probabilmente nessuna dopo - Diva. A maggior ragione se si pensa alle dive di provenienza europea che poi si affermavano – valgano come esempio assoluto le inarrivabili Garbo e Dietrich - e venivano definitivamente consacrate tali negli Stati Uniti. Proprio queste due stelle assolute si offrono come riferimento inequivocabile; della prima la Knef reinterpretò il ruolo di Ninotchka nella trasposizione teatrale del Film omonimo che la vide protagonista di un fastoso successo a Broadway, alla seconda fu legata come amica, protégé, e anche per lo stesso destino di “semi-ripudiata” che dovette riconquistare la propria patria, precedentemente abbandonata scientemente per inseguire il successo.

Ritornata in Germania si reinventa cantante ma non solo, perché diventa anche autrice di una serie di canzoni il cui testo è spavaldamente autobiografico, quasi una auto-consacrazione che precede quella tributata dal pubblico, il quale soccomberà al fascino di Hilde. Questa è una di quelle canzoni:


IN QUESTA CITTà (1965)

Pacchetti di sigarette vuoti e colorati
E la carta di panini imburrati accartocciata
Sulla strada per la scuola che percorrevamo ogni giorno
La vedo ancora davanti a me, come fosse oggi
E dalla barbabietola davanti alla stazione
Rubavamo per la mamma il mazzo di fiori per il compleanno:

Io questa città, la conosco bene,
in questa città una volta ero di casa;
che aspetto avrà oggi la città?
In questa città una volta ero di casa.

Tra due lampioni oscurati
Stava una panchina, il mio primo ragazzo si chiamava Cecco
Avrei tanto voluto che mi insegnasse a baciare
Ma i suoi baci facevano ridere
Al mattino rimuginando dietro ai vetri ciechi
Avevo una sola certezza, voglio andarmene!

Io questa città, la conosco bene,
in questa città una volta ero di casa;
che aspetto avrà oggi la città?
In questa città una volta ero di casa.

Una mattina stavo sulla banchina
Sulle rotaie verso il vasto mondo,
e seppi improvvisamente, sulla banchina,
che niente più mi tratteneva in questa città.
Oggi, dopo notti passate a piangere da sola,
non sopporto più questa nostalgia di casa:

Io questa città, la conosco bene,
in questa città una volta ero di casa;
che aspetto avrà oggi la città?
In questa città una volta ero di casa.