Visualizzazione post con etichetta Garbo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Garbo. Mostra tutti i post

mercoledì 23 novembre 2016

In Dieser Stadt

Hildegard Knef (Ulm, 1925 – Berlino 2002) è stata attrice, di cinema, teatro e televisione, cantante e scrittrice, personaggio pubblico, ma soprattutto, come altre prima di lei – e probabilmente nessuna dopo - Diva. A maggior ragione se si pensa alle dive di provenienza europea che poi si affermavano – valgano come esempio assoluto le inarrivabili Garbo e Dietrich - e venivano definitivamente consacrate tali negli Stati Uniti. Proprio queste due stelle assolute si offrono come riferimento inequivocabile; della prima la Knef reinterpretò il ruolo di Ninotchka nella trasposizione teatrale del Film omonimo che la vide protagonista di un fastoso successo a Broadway, alla seconda fu legata come amica, protégé, e anche per lo stesso destino di “semi-ripudiata” che dovette riconquistare la propria patria, precedentemente abbandonata scientemente per inseguire il successo.

Ritornata in Germania si reinventa cantante ma non solo, perché diventa anche autrice di una serie di canzoni il cui testo è spavaldamente autobiografico, quasi una auto-consacrazione che precede quella tributata dal pubblico, il quale soccomberà al fascino di Hilde. Questa è una di quelle canzoni:


IN QUESTA CITTà (1965)

Pacchetti di sigarette vuoti e colorati
E la carta di panini imburrati accartocciata
Sulla strada per la scuola che percorrevamo ogni giorno
La vedo ancora davanti a me, come fosse oggi
E dalla barbabietola davanti alla stazione
Rubavamo per la mamma il mazzo di fiori per il compleanno:

Io questa città, la conosco bene,
in questa città una volta ero di casa;
che aspetto avrà oggi la città?
In questa città una volta ero di casa.

Tra due lampioni oscurati
Stava una panchina, il mio primo ragazzo si chiamava Cecco
Avrei tanto voluto che mi insegnasse a baciare
Ma i suoi baci facevano ridere
Al mattino rimuginando dietro ai vetri ciechi
Avevo una sola certezza, voglio andarmene!

Io questa città, la conosco bene,
in questa città una volta ero di casa;
che aspetto avrà oggi la città?
In questa città una volta ero di casa.

Una mattina stavo sulla banchina
Sulle rotaie verso il vasto mondo,
e seppi improvvisamente, sulla banchina,
che niente più mi tratteneva in questa città.
Oggi, dopo notti passate a piangere da sola,
non sopporto più questa nostalgia di casa:

Io questa città, la conosco bene,
in questa città una volta ero di casa;
che aspetto avrà oggi la città?
In questa città una volta ero di casa.

mercoledì 13 gennaio 2016

Quicksand


David Bowie (1947-2016)



Sabbie Mobili

Sono più vicino all'Alba Dorata
immerso nell'uniforme di Crowley
dell'immaginario
Vivo in un film muto
che riproduce il sacro reame di Himmler
della realtà onirica
Sono impaurito dall'obbiettivo totale
trascinato verso il foro frastagliato
E non ho più potere alcuno
No, non ho più potere alcuno

Sono il nome contorto
Negli occhi della Garbo
La prova vivente
delle menzogne di Churchill
Sono destino
Sono diviso tra luce e oscurità
Dove gli altri vedono le loro mete
Divina simmetria
Dovrei baciare il dente della vipera?
O annunciare stentoreo
La morte dell'uomo?

Sprofondo nelle sabbie mobili
del mio pensiero
E non ho più potere alcuno

Non credere in te stesso
Non ingannare con la fede
La conoscenza arriva
Con la libertà data dalla morte

Non sono un profeta
O un uomo dell'età della pietra
Ma semplicemente un mortale
Con il potenziale di un superuomo
Continuo a vivere
Sono legato alla logica dell'homo sapiens
Non riesco a distogliere gli occhi
dalla grande salvezza
di quella stronzata della fede
Se non ti spiego quello che dovresti sapere
Puoi raccontarmelo tutto
nel prossimo Bardo

Sprofondo nelle sabbie mobili
del mio pensiero
E non ho più potere alcuno

Non credere in te stesso
Non ingannare con la fede
La conoscenza arriva
Con la libertà data dalla morte