In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
“You Know More Than I Know” è una ballata
struggente e introspettiva che affronta temi quali le dinamiche di potere, la
conoscenza e la rassegnazione. Allude al fatto che una persona possieda una
comprensione o un controllo più profondo di una situazione rispetto all’altra.
La ripetizione della frase che intitola il brano suggerisce un senso di
squilibrio in una relazione.
John Cale ha registrato la canzone per “Fear”, pubblicato
nel 1974.
Ma noi, come altre puttane arrabbiate
Parliamo delle minacce che ci sono state rivolte
in passato
Non ne hai più bisogno
Tu Sai più di quanto io sappia
Tu Sai più di quanto io sappia
Tu Sai più di quanto io sappia
Invece, leggo le notizie del mattino a letto
Che incommensurabilità di fronte a noi
E non c’è più nulla da dire
Tu Sai più di quanto io sappia
Tu Sai più di quanto io sappia
Tu Sai più di quanto io sappia
I ciechi possono vedere, ma restano al riparo
Da ogni responsabilità e avidità
E non c’è nient’altro di cui hai bisogno
Tu sai più di quanto io sappia
Tu sai più di quanto io sappia
Tu sai più di quanto io sappia
Nessuno ci dà ascolto
Non ci credono
Ma per me è l’unica via
Tu sai più di quanto io sappia
Tu sai più di quanto io sappia
Tu sai più di quanto io sappia
Che schifezza, vecchio mio, riempie il vuoto
Che abbiamo teso come trappole, come trappole per
noi, i topi
La nave dei folli è un’allegoria che ha la sua origine nel
libro VI della Repubblica di Platone, relativa a un’imbarcazione con un
equipaggio disfunzionale.
Si pensi a una nave, il cui capitano è il
proprietario, più grande e più forte di tutti i marinai, ma - pur non essendo
cattivo - è di vista corta, un po' sordo e inesperto di cose nautiche. I membri
della ciurma stanno a litigare fra loro, contendendosi il timone, pur essendo
anch'essi inesperti di marineria; anzi, affermando che quest'arte non è
insegnabile, fanno continue pressioni sul comandante per ottenere il
timone. Se non riescono a ottenerlo con le preghiere, ammazzano o buttano fuori
bordo i concorrenti, o drogano il capitano. Ed esaltano chi li aiuta in queste
loro intraprese trattandolo come un esperto, anche perché, pur essendo privi
di techne e di pratica, pensano che l'arte del pilota si
acquisisca semplicemente prendendo il governo della nave. Il pilota competente,
il quale sa che ci si deve preoccupare dell'"anno e delle stagioni, del
cielo e degli astri", verrebbe trattato come un inutile chiacchierone
con la testa fra le nuvole.
Il concetto costituisce l'ossatura del libro del XV secolo
Ship of Fools (1494) di Sebastian Brant, che servì da ispirazione per il quadro
di Hieronymus Bosch, Ship of Fools: una nave - un'intera flotta all'inizio -
parte da Basilea, diretta al Paradiso dei Folli. In esso, Brant concepisce San
Grobian, che immagina essere il santo patrono della gente volgare e grossolana.
Nelle composizioni letterarie e artistiche del XV e XVI secolo, il motivo
culturale della nave dei folli serviva anche per parodiare l'"arca della
salvezza", come veniva chiamata la Chiesa cattolica.
I Doors
incisero una canzone intitolata “Ship of Fools” nel 1970. I Grateful
Dead raccolsero l’idea di una nave in stato di ammutinamento nella canzone
omonima del 1974, scritta da Robert Hunter e Jerry Garcia. John Cale pubblicò
la sua composizione “Ship of Fools” susll’album Fear (1974). Altri autori di
brani con questo titolo furono Robert Calvert (1975), Bob Seger (1976) e la
band World Party (1986). Nel 1988 John Renbourn trasse spunto per un brano con
questo titolo, come anche Robert Plant sul suo Now and Zen. I Pink Floyd
utilizzarono l’allegoria politica nella loro canzone “A Great Day For Freedom”
che riporta il verso “The Ship of Fools has finally run aground" (1994,
album The Division Bell).
La nave dei folli sta giungendo
Portatemi via, devo mangiare
Le stesse vecchie storie la solita vecchia cosa
Lasci andare e tiri dentro
Signore, c’è una roulotte parcheggiata sul retro
Un’attesa irrequieta sperando in un cavaliere
cristiano
Il libro nero, un uncino che lotta
Il naso di un boia su un albero arso
Suppongo che stiamo avvicinandoci alla Lapide
L’ultima volta che avevamo mangiato
Era quando le mosche erano gratis
Potevi contare le avversità dalle porte aperte
Ma schiacciati in mezzo
Erano i pescatori che ancora
Speravano di poter veleggiare dal Tennessee
all’Arizona
Perciò tieni duro, non ci vorrà molto
La chiamata è in arrivo
Tieni duro, la sorella è andata
A Sud per dare il segnale
Tirammo su Dracula a Memphis
Era quasi l'alba
E poi pregammo frettolosamente che le nostre anime
fossero salvate
C'era qualcosa nell'aria che ci rendeva un po'
stanchi
Quando siamo arrivati a Swansea si stava facendo
buio
Capitombolo, giungle, trombe e il premio
Le maree girarono a ovest a Amerforth
Come se non sapessero cosa fare
Ma Garnant rimase in piedi e chiese di più
Tutta la gente sembrava abbastanza felice di
vederci
Stringendo le mani e sorridendo come l'orologio
Beh, abbiamo dato a tutti loro il messaggio allora
La canzone apre il disco
"Fear", pubblicato nel 1974. Cale inizia subito con un riferimento al
proprio passato nei Velvet Underground - "waiting for a man to show" - ma
qui si va oltre, piuttosto che raccontarci qualcosa, pure se nel modo oscuro
dei migliori lavori di Reed, "Fear Is..." fa percepire in modo
indefinito un senso di inquietudine, insicurezza e incertezza. La musica parte
quieta per esplodere in un finale furioso, con Cale che urla selvaggiamente
"La paura è la migliore amica dell'uomo" su una coda di basso
distorto, di feroce demenza.
La paura è la migliore amica dell’uomo
Sto qui in attesa che si presenti un uomo
A occhi spalancati, un occhio fisso sulla porta
Questa attesa mi uccide, mi sta consumando
Giorno dopo giorno, i miei piedi bruciano fori nel
suolo
Oscurità più calda del pavimento di una camera da letto
Voglio qualcuno che mi tenga stretto per sempre
Sono un cane che dorme, ma non puoi dirlo
Quando sono a caccia faresti meglio a scappare
Sai che ha senso, non pensarci nemmeno
Vita e morte sono solo cose che fai quando ti
annoi
La paura è la migliore amica dell’uomo
Tu aggiungi, lei ti butta giù
Casa è vivere come un uomo in fuga
Sentieri che non portano in nessun luogo, per dove
figlio mio?
Siamo già morti, semplicemente non ci hanno ancora
seppelliti
Prendi la mia mano, ti porterò a fare un giro
Sai che ha senso, non pensarci nemmeno
Vita e morte sono solo cose che fai quando ti
annoi