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mercoledì 9 agosto 2017

Ooh La La

“Ooh La La" è una canzone del 1973 dei Faces, scritta da Ronnie Lane e Ronnie Wood, e diede il titolo all’ultimo loro album in studio. La voce solista è di Wood, una rarità per il catalogo della band, dato che per lo più tale compito spettava a Rod Stewart o, più raramente, a Lane. Questi ultimi incisero entrambi una parte solista, ma il produttore propose a Wood di fare un tentativo, e fu la sua versione a essere usata per la traccia sul disco.
Le parole descrivono un dialogo tra un nonno e un nipote, dove il vecchio mette in guardia il giovane sui pericoli delle relazioni con le donne: “Povero vecchio nonno, ridevo alle sue parole, pensavo fosse un uomo amareggiato…” mentre il ritornello ripete lamentoso: “vorrei avere saputo quello che so ora, quando ero più giovane”.



Povero vecchio nonno
Ridevo a ogni sua parola
Pensavo fosse un uomo amareggiato
Parlava dei modi delle donne

Ti intrappolano, poi ti usano
Prima ancora che tu te ne accorga
Perché l’amore è cieco e tu sei fin troppo gentile
Non lasciarlo mai trapelare

Vorrei aver saputo quel che so ora
Quando ero più giovane
Vorrei aver saputo quel che so ora
Quando ero più forte

Il cancan è proprio un bello spettacolo
E ti rubano il cuore
Ma dietro il palco, quando rimetti i piedi per terra
I camerini sono grigi

Si propongono con forza e non ci vuole molto
Prima che ti facciano sentire un uomo
Ma l’amore è cieco e presto scoprirai
Che sei di nuovo solo un ragazzo

Quando vuoi le sue labbra, ottieni una guancia
Ti porta a domandarti dove sei
Se vuoi qualcosa di più ed è quasi addormentata
Allora sta brillando con le stelle

Povero nipote, non c’è niente che io possa dirti
Dovrai imparare proprio come ho fatto io
Ed è la via più dura
Ooh la la, ooh la la la yeh

Vorrei aver saputo quel che so ora
Quando ero più giovane
Vorrei aver saputo quel che so ora
Quando ero più forte


mercoledì 14 dicembre 2016

Debris

L’East Ender  Ronnie Lane (1946-97) sceglie le rovine che ospitano il mercato della domenica mattina nel suo quartiere come sfondo per una triste ballata. Il bassista dei Faces, in episodi come questo anche cantante, nacque a Forest Gate, London, e a parte i romanticismi, Debris è piuttosto evidentemente un tributo alle sue radici nella classe operaia dell’East End.

La canzone parla del padre e del crescere in un’area bombardata nella parte orientale di Londra, come riferì lo stesso Lane in un’intervista, dove un mercato della domenica si svolgeva tra le macerie, sulle quali la gente spargeva i più disparati oggetti destinati alla vendita. “Mio padre ci andava ogni domenica, mi ci portava e passavamo ore in quella merda. Ed è stato solo una volta che ero a New York che ho realizzato che mi mancava. Al tempo soffrivo di nostalgia di casa.”




Ti ho lasciato sui detriti
Al mercato della domenica mattina
Stavi rovistando tra le cianfrusaglie
Cercando un affarone

Ho sentito i tuoi passi alla porta principale
E quella canzone d’amore familiare
Perché sapevi che mi avresti trovato lì ad aspettare
In cima alle scale

Andavo fin lì e tornavo
Solo per vedere quanto era lontano
E tu, tu cercavi di dirmelo
Ma dovevo impararlo per conto mio

Ci sono ulteriori problemi al deposito
Con il sindacato generale
E dicevi “non cambieranno mai nulla, sai,
non lotteranno e non stanno lavorando”

Oh, eri il mio eroe
Come sei il mio buon amico
Sono andato fin là e ritornato
E so quanto è lontano

Ma ti ho lasciato sui detriti
Ora sappiamo entrambi che non avevi soldi
E mi chiedo che cosa avresti fatto

Senza di me a gironzolarti intorno