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giovedì 13 agosto 2020

Blue - Joni Mitchell

Questa bellissima canzone che dà il titolo all’album “Blue” sfrutta immagini legate alla vita in mare, dai tatuaggi dei marinai – paragonati a canzoni malinconiche – alle difficoltà della tempesta, dal suono delle conchiglie al salpare l’ancora o gettarla. Il verso stesso Crown and anchor me richiama nel contempo un classico motivo di tatuaggi marinari e un vecchio gioco di dadi, negli anni praticato dai naviganti britannici, per esprimere in un gioco di significati il desiderio della narratrice che il suo amato si dichiari in modo deciso: trattenendola o - altrimenti - lasciandola libera.


 

 Le canzoni tristi sono come tatuaggi

E lo sai, ho già un passato sul mare

Tira i tuoi dadi e àncorami

Oppure lascia che io salpi

Hey Blue, qui c’è una canzone per te

Inchiostro su uno spillo

Sotto alla pelle

Uno spazio vuoto da riempire

Beh, si affonda così tanto ora

Devi continuare a pensare

Ce la puoi fare attraverso queste onde

Acido, sbornie e culo

Aghi, pistole ed erba

Un sacco di risate, un sacco di risate

Tutti dicono che l’inferno è il modo più alla moda di andarsene

Io la penso diversamente

Ma comunque ci darò un’occhiata

Blue, ti amo

 

Blue, ecco una conchiglia per te

All’interno sentirai un sospiro

Una ninna nanna nebbiosa

Eccola, la tua canzone da parte mia

venerdì 26 giugno 2020

All I Want


La canzone di apertura di “Blue”, album del 1971 di Joni Mitchell, descrive una relazione tormentata, che la protagonista vorrebbe invece rendere felice; il testo esprime tutto il desiderio di vita, di gioia e di amore, in contrasto con i lati bui che affliggono il rapporto tra i due.



Sono su una strada isolata
E sto viaggiando, viaggiando, viaggiando, viaggiando
Cercando qualche cosa, che potrebbe essere?
Oh ti odio un po’, ti odio un po’, ti amo un po’
Oh ti amo quando mi dimentico di me
Voglio essere forte voglio ridere in armonia
Voglio fare parte della vita
Viva, viva, voglio alzarmi e ballare
Voglio rovinarmi le calze in una bettola col jukebox
Vuoi, vuoi, vuoi ballare con me piccolo
Vuoi fare un tentativo
Forse trovare una qualche dolce storia d’amore con me, beh su dai
Tutto ciò che voglio davvero è il clamore del nostro amore
È tirare fuori il meglio da me e anche da te
Tutto ciò che voglio davvero che il nostro amore faccia
È tirare fuori il meglio da me e da te

Voglio parlarti, voglio lavarti i capelli
Voglio ravvivarti, di nuovo e di nuovo
Applausi, applausi, la vita è la nostra causa
Quando penso ai tuoi baci la mia mente ondeggia
Lo vedi, lo vedi, lo vedi come mi ferisci
Così anche io ferisco te
E poi entrambi ci rattristiamo

Sono su una strada solitaria e sto viaggiando
Cercando la chiave che mi renda libera
Oh la gelosia
La cupidigia è il disfacimento, è il disfacimento
E disfa tutta la gioia che si potrebbe avere
Voglio divertirmi, voglio splendere come il sole
Voglio essere quella che tu vuoi vedere
Voglio sferruzzarti un maglione
Voglio scriverti una lettera d’amore
Voglio farti sentire meglio, voglio
Farti sentire libero
Hm hm hm, hm
Voglio farvi sentire tutti liberi
Tutto ciò che voglio e farti sentire libero


giovedì 26 dicembre 2019

Talk to Me


“Talk to Me” è un brano di Joni Mitchell tratto dal disco “Don Juan’s Reckless Daughter” del 1977. Nel testo l’autrice si rivolge a un interlocutore poco loquace, esortandolo a uscire dal suo mutismo ostinato, a cui si contrappone la verbosità eccessiva di lei. Le due citazioni sono tratte dall’Amleto di Shakespeare, dalla Mitchell chiamato ironicamente “Willie the Shake”.



C’era una luna e un lampione
Non sapevo di avere bevuto così tanto
Fin a quando pisciai un anaconda di tequila
Per tutta la lunghezza del parcheggio!
Oh ma parlo a vanvera
Di nuovo, parlo in maniera troppo schietta e scoperta
Pago un alto prezzo per il mio parlare diretto
Come lo paghi tu per il tuo mistero silenzioso
Vieni a parlarmi
Per favore parlami
Parlami, parlami
Signor Mistero
Potremmo parlare di Martha
Parlare di paesaggi
Non sono al di sopra dei pettegolezzi
Ma manterrò un segreto se c’è in gioco l’onore!
O potremmo parlare di potere
O di Gesù e Hitler e Howard Hughes
O dei film di Charlie Chaplin
O della malinconia nordica di Bergman
Basta che mi parli
Qualsiasi tema scegli
Vieni e parla con me
Signor Mistero, parlami

Puoi parlare da stolto – ascolterei
Puoi parlare da assennato
A ogni modo il meglio del mio intelletto
Va a finire sulle corde e sulla pagina
Quella mente raccoglie tutte queste immagini
Continua a spingere i miei piedi alla danza
Anche se è coperta di cheloidi
Dai “sassi e dardi dell’iniquo romanticismo”
Quella l’ho rubata dal vecchio Scotilanza!
Lo sai, “Non prendere a prestito e non prestare”
Romeo, Romeo parlami!
Così d’oro è il tuo silenzio?
Ci stai dentro così comodo?
Rappresenta la chiave della tua libertà
O le sbarre della tua prigione?
Sei imbavagliato dai tuoi nastri?
Sei davvero riservato o semplicemente avaro di parole?
Spendi ogni frase come se fosse valuta pregiata!
vieni a spenderne un po’ per me
Zittiscimi e parlami!
Io non faccio altro che parlare!
Starnazzare di polli!
Ti prego parlami


mercoledì 2 gennaio 2019

Both Sides Now


Joni Mitchell scrisse "Both Sides, Now" nel marzo del 1967, ispirata dal passaggio di un romanzo:
“Stavo leggendo Il Re della Pioggia di Saul Bellow in aereo; all'inizio del libro anche Henderson il Re della Pioggia si trova su un aereo. Sta andando in Africa, guarda giù e vede queste nuvole. Ho poggiato il libro, ho guardato fuori e ho visto anch'io le nuvole, e ho immediatamente cominciato a scrivere la canzone. Non avevo idea che sarebbe diventata così famosa.” Nonostante la giovane età, l’autrice si immedesima in una persona anziana che riflette sulla sua vita passata, sull'invecchiare e sui diversi aspetti dell’esistenza stessa.



Schiere e flussi di capelli angelici
E castelli di gelato nell'aria
E canyon di piume ovunque
Ho osservato le nuvole in quella maniera

Ma ora non fanno che bloccare il sole
Fanno piovere e nevicare su ognuno
Avrei fatto così tante cose
Ma le nuvole si sono messe in mezzo

A questo punto ho osservato le nuvole da ambo le parti
Dall’alto e dal basso eppure in qualche modo
Sono illusioni della nuvola che ricordo
In realtà non conosco affatto le nuvole

Lune e mesi di giugno e ruote di traghetti
Il vertiginoso modo di ballare che sperimenti
Ogni volta che una fiaba si avvera
Ho guardato all’amore in quel modo

Ma ora è tutto un altro spettacolo
Li lasci che ridono mentre vai
E se ci tieni, non far loro sapere
Non darti via

Ho guardato all'amore da ambo i lati, ora
Quello del dare e quello del prendere eppure in qualche modo
Sono le illusioni dell’amore che ricordo
In realtà non conosco affatto l’amore

Lacrime e paure e sentirsi fieri,
Di dire “ti amo” a voce bella alta
Sogni e schemi e folle da circo
Ho guardato alla vita in quel modo

Ma ora vecchi amici si comportano stranamente
Scuotono il capo, dicono che sono cambiata
Beh, qualcosa si è perso, ma qualcosa si è acquisito
Nel vivere ogni giorno

Ho guardato alla vita da ambo i lati, ora
Quello del vincere e quello del perdere eppure in qualche modo
Sono le illusioni della vita che ricordo
In realtà non conosco affatto la vita

Ho guardato alla vita da ambo i lati, ora
Dall’alto e dal basso eppure in qualche modo
Sono le illusioni della vita che ricordo
In realtà non conosco affatto la vita