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giovedì 23 luglio 2020

Whirling Dervish

Da "Sack Full Of Silver" disco del 1990.



Mi rendo conto, sono trascorsi due o tre paragoni
Ma da qualche parte nel retroterra del più calmo dei tuoi giorni
Un frammento di carta fluttua nell’aria a mille piedi d’altezza
Abbandonato da qualche diavolo polveroso che è morto e lì lo ha lasciato

Il vento scava a fondo e pela via l’epidermide al terreno
La corrente ululante cancella le impronte dalla mia mano
Io so che sei una creatura di terra e aria
Se uno diventa troppo pesante l’altro semplicemente scappa via

Quando togli il guinzaglio alla sabbia e al vento
Sono sospeso a opera dei tuoi occhi
Mi contorco come un coleottero trafitto da uno spillo
Tra il diavolo e il profondo blu del cielo

Il vento lecca via la carta catramata con lingue sabbiose di gatto
Innumerevoli proiettili cornuti si conficcano nei polmoni di un amante
Alla fine vedo i fantasmi che sono stati sempre con me
Ruotando su un asse fissato dritto in linea con il sole

Quando la sostanza della nostra vita insieme diviene troppa
E tu minacci di togliere il turbine del tuo tocco
Io sono solo un pezzo di spazzatura a un miglio di altezza
Che si aggrappa alla sabbia cadente che mi tiene in cielo


venerdì 17 luglio 2020

Thin White Rope e la poesia del decadimento

Questa settimana traduco un articolo tedesco sui Thin White Rope, in originale sul sito https://gabelheu.de/





Thin White Rope e la poesia del decadimento

Tutto ciò che vive prima o poi non sarà più. La transitorietà ci avvolge, simile a una veste invisibile, che indossiamo fino a quando l’ultimo accordo dell’esistenza è risuonato. Difficilmente un’altra band ha messo in musica questa cognizione in maniera più adeguata di quanto abbiano fatto i Thin White Rope. Fondati nel 1981 a Davis, California, e denominati seguendo una descrizione poetica di William S. Burroughs per lo sperma, il quartetto, i cui unici componenti costanti nel tempo sono stati il cantante e chitarrista Guy Kyser e il chitarrista Roger Kunkel, diede alla stampa cinque album in studio: monoliti musicali, creati usando nuova psichedelica, alt.country e krautrock, che avevano come argomento il Divenire, l’Essere e il Trascorrere.

I testi di Kyser (qualche volta coautore con altri membri del gruppo) sono ineguagliati nel mondo musicale: come ammiratore del grande maestro del neo-Western da vecchio testamento, lo scrittore Cormac McCarthy, ritrasse personaggi abbandonati alla tempesta dell’esistenza. La canzone “Down in the Desert”, ad esempio, propulsa spietatamente dallo staccato dei tamburi, la prima del disco di debutto “Exploring the Axis” del 1985, racconta di un uomo che dopo anni trascorsi girovagando nel deserto torna nel suo villaggio. Non è più colui che era una volta: “Karl tornò e lavora e sorride/ ma se guardi più da vicino c’è ancora qualcosa di impaurito nei suoi occhi”, canta Kyser con voce evocativa. Karl non rimarrà l’unico personaggio che di fronte a una Natura schiacciante, immensamente minacciosa, arriva a percepire la nullità della propria esistenza.

Sul secondo lavoro, pubblicato nel 1987 il deserto diventa effettivamente suono: le canzoni esercitano già ogni elemento di quello che anni dopo sarebbe passato alla storia dei fumatori come Stoner Rock. Il pezzo che più apertamente tratta della morte è “Coming Around”, una sorta di Hillbilly sferzante sulla rinascita. “Dave vidi il tuo piccolo pugno intorno alla tetta di una lebbrosa / Gesù camminava affianco a te e non te ne fregava un cazzo / Andy uccise un animale, lo uccise con le proprie mani / e lo diede tutto a me perché ero una donna allora” sbraita Kyser, il quale con l’ultimo verso da per scontata l’assurdità della separazione tra i sessi.

Il filo rosso molto evocato è nei Thin White Rope più che soltanto una variazione sul tema della morte. Le cognizioni si propagano di album in album, simili a escrescenze selvaggiamente proliferanti, vengono indagate e nuovamente accettate. “Whirling Dervish”, uno schiacciante Bluegrass imbevuto di malinconia dal quarto album “Sack Full of Silver”, diventa un’ammissione della temporaneità: “Quando la sostanza della nostra vita insieme diviene troppa / e tu minacci di togliere il turbine del tuo tocco / io sono solo un pezzo di spazzatura a un miglio di altezza / che si aggrappa alla sabbia cadente che mi tiene in cielo”. Qui la minacciosità di  Down in the Desert cede a un’accettazione dell‘inevitabilità come componente fissa del nostro Essere.

Kyser si reca definitivamente nel grembo della morte in “The Ruby Sea”, il tonante pezzo di apertura dell’omonimo quinto e ultimo lavoro dei Thin White Rope. Qui l’io narrante è un cadavere annegato, il quale vuole trovare riposo nel mare. Il suo sforzo viene disturbato da una donna, la quale dapprima attraverso il fondo trasparente di una nave lo osserva, quindi si accovaccia nuda davanti a lui: “Ma non sto pensando a quella perdita / ma solo al fatto della perdita”, ammette Kyser. Non indente rimuginare sul desiderio fisico, che un tempo era parte del suo essere, ma piuttosto sul dato di fatto che la perdita è inevitabile – e che anche lo sguardo al grembo, che dona vita, non porterà alcun cambiamento.

Purtroppo non ci sarebbe stato seguito. 28 anni fa i Thin White Rope tennero nella città belga di Gent il loro concerto di addio, il quale di lì a breve uscì come album doppio con il titolo The One Who Got Away ed è entrato negli annali musicali di chi scrive come più importante e commovente momento Live della storia. Troppe poche le persone che durante la loro carriera si accorsero di questa formazione eccezionale. E nel frattempo poco è cambiato. Il gruppo Facebook di fan dei Thin White Rope arriva appena a 701 membri, tra cui anche ex componenti del gruppo. Visto con gli occhi di oggi, un motivo potrebbe essere che Thin White Rope nella loro determinazione – sia per quanto riguarda il loro sound, sia nei testi – per molti fossero semplicemente troppo opprimenti.

Sostituirono la striscia argentea all’orizzonte con un’alluvione apocalittica, che avrebbe dovuto trascinare via ognuno barcollante nell’eternità. Coloro che furono pronti a lasciarsi trasportare scoprirono la malinconia, la nostalgia, lo struggimento, la fragilità, che furono sempre anche parte del loro universo. Un universo che va scoperto in tutta la sua bellezza putrescente.

Christian Leinweber


mercoledì 10 luglio 2019

Hunter's Moon


Nella tradizione, le lune piene hanno nomi diversi, legati a mesi dell’anno. Ma alcuni nomi fanno riferimento a stagioni, come la Harvest Moon (Luna del Raccolto) e la Hunter’s Moon (luna del cacciatore). Harvest Moon indica la luna piena più vicina all’equinozio d’autunno, la Hunter’s Moon è quella direttamente successiva.
Sul disco “Up to Midnight” fluisce senza soluzione di continuità nella canzone successiva, “Hunter’s Moon”, appunto,  che ne rappresenta così un ideale seguito, anche nel testo che continua a descrivere un girovagare notturno e inquieto.



Deve essere la Luna del Cacciatore
E sto ispezionando le colline in cerca di te
Sotto alla Luna del Cacciatore
I rami e i fiumi conducono a te
La roccia e i monti si tingono di blu
Nella luce della Luna del Cacciatore
Troverò la via che mi guida verso te
Con l’aiuto della Luna del Cacciatore

giovedì 4 luglio 2019

Up To Midnight


Dall’ultimo disco dei Thin White Rope, “The Ruby Sea” del 1991. Due parti del testo sono affidate a due voci che si sovrappongono, come se i pensieri delle due persone si intersecassero, in un dialogo muto.



Lascio le luci accese tutta la notte quando sei via e
Tiro su gli scuri e vedo
Il mio vecchio compagno che se ne va quando il sole arriva e
Mi porta via il riflesso

Scorrendo via
L’intero mondo che mi aspetta
Non puoi appartenere
Ad alcun riflesso tranne me

Stiamo giocando a carte e abbiamo esattamente la stessa mano
Io non sto perdendo e neppure lui
Non è triste che così scortese e piatto sia
Un perfetto riflesso per me

Siamo soli?
Con re e jolly e regine
I fanti sono soli
Con sogni colorati di nero e rosso

Ogni giorno è una lunga arrampicata su fino a mezzanotte
Per poi da lì rotolare e ruzzolare nel sonno

Da qualche parte il cielo diventa grigio e il mondo
Diventa carta tra la notte e il giorno
Proprio come il mio cuore preso tra luce e oscurità
Come il mio amico che sta andando via

Perché non vedi?
I riflessi intendono quello che dicono
Sei completa
Senza la mia faccia sul tuo percorso?

Ogni giorno è una lunga arrampicata su fino a mezzanotte
Per poi da lì rotolare e ruzzolare nel sonno


giovedì 25 aprile 2019

Red Sun


Il testo scritto da Guy Kyser per “Red Sun” è particolarmente ermetico e non ho la minima idea di che cosa significhi. Ma la canzone tratta dal disco “Captain Long Brown Finger in the Spanish Cave” è comunque particolarmente suggestiva e occupa un posto di rilievo nella produzione dei Thin White Rope.



Beh, odio vedere il rosso, rosso sole calare
odio vedere il rosso, rosso sole calare
è il momento in cui l’uomo dell’osso di maiale si dà da fare

Mi sono convinto che sei tu quello
Perché non indietreggi mai quando sei sotto pressione
Gli amanti si inginocchiano sul bordo della strada in pozze di vetro rotto
Code di alligatore volano come angeli neri dalle ruote – mentre passano


giovedì 17 maggio 2018

Astronomy


Questo country spettrale dei Thin White Rope appartiene al loro disco “In The Spanish Cave” del 1988.



Mi svegliai cavalcando su una luna al tramonto
Il mio cuore e il mio cuscino divenuti tristi
Ho viaggiato così a lungo che sei vecchia e nuova
Viaggiato così veloce da perdere la mia ombra
Uno di questi giorni comprenderò
Che la più scura ombra è proiettata dai cieli più chiari

Sei così silente e la tua pelle è così fredda
Da farmi saltare su dicendo “Vai ombra, va!”

Ed emergi da un sonno triste e profondo
Dicendo “Ho sete e ho fatto un sogno”
Mi dici “C’è un bicchiere d’acqua sul pavimento
Non hai più bisogno di lasciarmi”
Una di queste notti venderò la mia anima
Per dormire in qualcosa che non ondeggia e rotola

Mi svegliai cavalcando su una luna che scendeva
Il mio cuore e il mio cuscino divenuti blu
Cercai di fare pace tra vecchio e nuovo
Ho proprio cercato di perdere la mia ombra
Uno di questi giorni comprenderò
Che la più scura ombra è proiettata dai cieli più chiari


mercoledì 25 aprile 2018

The Ruby Sea


Inquadrati fin dal loro primo apparire come gruppo desertico - vuoi per la provenienza, vuoi per le ambientazioni -, a partire da “In The Spanish Cave” (ad esempio con “Mister Limpet”) i Thin White Rope inseriscono temi “marini” nelle loro canzoni, come in questa dal loro ultimo album omonimo, che colpiscono proprio per il punto di vista ribaltato, in cui il narratore è una non meglio identificata creatura degli abissi che osserva gli abitanti della superficie.



Ho cercato di inabissarmi
Attraverso l’ingannevole superficie del suolo
Giù dove forse potrei dormire
Ed è allora che lei vede passare fluttuando
Il mio volto si staglia piatto contro il vetro

Una volta quando lei stava guardando giù
Passai fluttuando sotto al suolo
Giù dove cerco di dormire
Ed era comprensibile che lei arretrasse
Le mani di un annegato non possono evitare di attaccare
Persino se lui pensa di sapere
Che era destinato a viaggiare in tal modo

Lei era accovacciata, nuda,
sul bagnasciuga del terreno
la corrente mi spazzava via dal sonno
ma non sto pensando a quella perdita
piuttosto solo al fatto di quella perdita
e alla distanza posta tra me
e il letto del mare rubino



giovedì 8 febbraio 2018

It's Ok

Dal disco "Captain Long Brown Finger In The Spanish Cave", pubblicato dai Thin White Rope nel 1988. Questa versione di "It's Ok" è tratta dal loro ultimissimo concerto, tenuto a Gent nel 1992, anno in cui la band si sciolse definitivamente. Oggi Guy Kyser fa il botanico. Questione genetica?




Va bene

La mia vecchia ragazza si è fatta nuovi amici,
Divenuta felice nel profondo
Il benessere è percepito in maniere così strane,
In un genocidio passivo

Era una questione genetica
Come lei si sia rivolta a te
Forze esterne muovono i suoi sogni
E la scelta della natura si realizza

Un gene fa sì che tu compra la tua strada
Un gene ti rende triste
Un gene la fa vibrare e la fa avvinghiare
E quel gene io non l’ho

Era una questione genetica


mercoledì 24 maggio 2017

Elsie Crashed The Party

Da "In the Spanish Cave", terzo album dei Thin White Rope, pubblicato nel 1988.




Elsie si è imbucata alla festa

Uno scroscio di uccelli rumorosi, una serie di curve incrostate
Uno scroscio come una guerra di trincea e mio fratello è tornato di nuovo
Elsie si è imbucata alla festa in un vestito di pelle fatto in casa
Il mio amore e io le abbiamo costruito una slitta e l’abbiamo trascinata al suo ricovero

Tutte le città al margine della terra
Dove onde salmastre spingono sabbia sotto alla porta
Sono piene di gente che non comprende
Perché abbiamo scelto di rimanere fuori dalla guerra
Sì, abbiamo scelto di rimanere fuori dalla guerra

Questi desideri ci spingono fino ai confine della città
Dove vecchie case possono ergersi oppure possiamo buttarle giù
Non è astio, non è un gioco
E neppure Elsie lascerà ciò immutato

Tutte le città al margine della terra
Dove onde salmastre spingono sabbia sotto alla porta
Sono piene di gente che non comprende
Perché abbiamo scelto di rimanere fuori dalla guerra
Sì, abbiamo scelto di rimanere fuori dalla guerra

Abbiamo infranto la legge e lasciato accese le luci della veranda
Il sole brilla più di una bomba all’idrogeno
Assetato e leso ho risposto alla porta
A Elsie, la mia creazione, la mia creatura del Nord

Tutte le città al margine della terra
Dove onde salmastre spingono sabbia sotto alla porta
Sono piene di gente che non comprende
Perché abbiamo scelto di rimanere fuori dalla guerra

Sì, abbiamo scelto di rimanere fuori dalla guerra

mercoledì 15 marzo 2017

Down In The Desert

Il loro suono è stato definito fin dagli inizi "Rock Desertico", e in tale misura questa canzone fin dal titolo fu emblematica, tanto più che apre proprio il loro primo disco, raccontando la storia di un uomo che tornato dal deserto non sarà più quello di prima. Qualcosa in quel viaggio lo ha influenzato, qualche cosa è successa. Forse. Il testo non lo dice, lascia solo trapelare il cambiamento del protagonista, come i suoi occhi lasciano trapelare un’inquietudine che permane fin dal suo ritorno.


Giù nel Deserto

Karl andò a Sud e si incamminò abbandonando la sua città natale
Da nessuna parte, disse, avrebbe trovato un lavoro e si sarebbe sistemato
Karl andò verso Sud come se restare dov’era significasse dissolversi
Lo impauriva, si sentiva claustrofobico e aveva bisogno d’aria

Qualcosa lo colpì, giù nel deserto
Qualcosa lo influenzò, laggiù nel deserto

Karl andò a Sud con un sospiro di sollievo
Disse che sarebbe stato felice con una qualunque cosa totalmente diversa
Karl andò a sud ma attraversò il deserto
Un’influenza messicana lo seguì fino a casa nell’autunno

Karl ritornò ma non è più lo stesso
Arrivò con grande tranquillità, nessuno fu molto sorpreso
Karl è tornato e lavora e sorride
Ma se guardi attentamente permane un che di impaurito nei suoi occhi

mercoledì 23 marzo 2016

Triangle Song


Tratta da “Sack Full Of Silver” del 1990 dei Thin White Rope, uno dei gruppi che (insieme a REM, Husker Du, Dream Syndicate…, ognuno avrà i suoi nomi da aggiungere alla lista di sopravvivenza) hanno salvato chi negli anni ottanta era giovane e aveva bisogno di rock. Band particolarissima e ormai quasi leggendaria, sempre lontana dalla ribalta, sempre distaccata e sarcastica nel trattare la propria musica: nelle note del disco la canzone è definita “un sacco pieno di felicità natalizia da Mosca”.
Eloquente anche un commento dalle note di copertina di "The One That Got Away" di Kyser (ora dedito alla botanica): "Ho fatto un sogno in cui, mentre stavamo masterizzando l'album dal vivo, sentivo una ragazzina parlare di fianco al banco del mixer. Durante la cigolante coda chitarristica di 'Yoo Doo Right' diceva: 'Mamma, questo suona come delle capre'. Un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno veramente detto che il nostro suono gli ricorda le capre".



Canzone del Triangolo

Mi sento solo un po’ giù
Niente intorno a cui possa avvolgere delle ragioni
Ma posso ignorarlo se concentro a fondo lo sguardo
E da ogni tre stelle ricavo triangoli perfetti

A volte mi faccio bruciature sulle braccia
Perché sposta quella sensazione dal mio cuore alle braccia
E sto guidando e mi tiene sveglio
Ho così tanti altri triangoli da fare

Ora che ho gettato il seme
Forse quei triangoli si formeranno senza di me
Circonderanno il mondo nel loro dolore cristallino
Congelando gli eroi in vitrei mosaici