In tedesco "übersetzen" è tradurre, ma anche traghettare; questa "strana barca" vuole quindi trasportare parole da una sponda all'altra di lingue diverse, sperando che non risentano troppo della traversata.
“Twilight” vide la luce dapprima su singolo,
insieme con “Acadian Driftwood” nel 1975. Comparve poi come bonus track nella
ristampa dell’album “Islands”. Scritta da Robbie Robertson, la canzone fu
affidata alla voce di Rick Danko, il quale la valorizzò negli anni successivi
allo scioglimento del gruppo inserendola nel suo repertorio da solista.
Vicino al bosco selvaggio
Calda notte d'estate
Giacevamo nell'erba alta
Fino alle prime luci dell'alba
Se potessi fare a modo mio, non avrei mai
Il desiderio di vagabondare
Ma un giovane serve il suo Paese
Un vecchio custodisce la casa
Non mandarmi saluti da lontano
O stupidi souvenir da luoghi remoti
Non lasciarmi sola nel crepuscolo
Perché il crepuscolo è il momento più solitario
della giornata
Non ci ho mai pensato due volte
Non mi è mai passato per la mente
Cosa è giusto e cosa non lo è
Non sono il tipo che giudica
Posso sopportare l'oscurità, oh
Le tempeste nei cieli
Ma tutti abbiamo delle prove da superare
Che bruciano dentro di noi
Non mettermi in una cornice sulla mensola del
camino
Prima che i ricordi diventino vecchi, grigi e
polverosi
Non lasciarmi solo al crepuscolo
Perché il crepuscolo è il momento più solitario
della giornata
E non lasciarmi solo al crepuscolo
Perché il crepuscolo è il momento più solitario
della giornata
Da un articolo pubblicato su dontforgetthesongs365 , sulla canzone scritta da Robbie Robertson nel 1976 e immortalata nel film "The Last Waltz".
Potevo crederci? Quando ho visto per la prima volta The Last Waltz, avrei giurato che "Evangeline", la canzone che The Band ha cantato con la musa preferita di Gram Parsons, Emmylou Harris, fosse uno standard tradizionale del sud. Ma non lo era, mi sbagliavo; infatti, l'esecuzione e la registrazione di "Evangeline" dimostrano quanto bene The Band, e in particolare il leader musicale Robbie Robertson, abbia ricreato liricamente il suono della Louisiana, portato in vita con macchine del fumo su un freddo palcoscenico di Hollywood, con l'angelica Emmylou Harris che canta insieme con i suoi compagni di The Band. Come hanno fatto a trasformare istantaneamente questa gemma New Americana, scritta da Robbie Robertson, in un classico del profondo sud? È come se Rick Danko, Garth Hudson, Richard Manuel, Levon Helm e Robbie Robertson ci avessero magicamente trasposto in uno stato mentale bluegrass-Cajun.
"Evangeline" ha collegato le prime riflessioni di Robbie Robertson sull'America, come disse a "Classic Albums" nel 1997: "Era un pezzo di America che era semplicemente più musicale. Non ho idea del perché, ma quando ci sono andato per la prima volta, avevo sedici anni e sono sceso dall'autobus in Arkansas, mi ha colpito subito. Si sentiva l'odore. Potevi sentire l'odore della musica. L'aria si poteva assaporare, si poteva sentire tutto. Subito ho detto: "Ho capito". È stata questa filosofia musicale che The Band e in particolare Robbie Robertson hanno impostato per ricreare i loro ricordi dei loro primi panorami, odori e sensi dell'America in canzoni come "Evangeline".
Robbie Robertson ha parlato di "Evangeline" in un'intervista con Joshua Baer di Musician Magazine, dicendo: "Avevo scritto "Evangeline" come parte della "The Last Waltz Suite". La facemmo nel concerto e facemmo anche alcune delle altre cose della suite al concerto. Ma quando abbiamo finito, è come se tutti questi artisti rappresentassero un elemento della musica popolare a loro modo. Emmylou Harris era fresca e rappresentava una nuova scuola di musica country e inoltre è molto fotogenica. Ha un ottimo rapporto con la macchina fotografica".
Alla domanda di Bauer sulla specifica scena ispirata alle nuvole in The Last Waltz, dove Harris sembrava un angelo che cantava accanto alla più mortale maestà di The Band, Robbie ha risposto: "Quel fumo era ghiaccio. Era ghiaccio che Scorsese aveva fatto per diversificare un po' la cosa. La canzone parlava di questa zona delle Everglades, quel bayou che visualizzi in modo nebbioso, quindi era in un certo modo in sintonia con la canzone".
L'autrice Annette Wernblad si è soffermata sull'uso del fumo
da parte del regista in quella immortale scena dell'Ultimo Valzer nel suo
libro, The Passion of Martin Scorsese: A Critical Study of the Films, quando
scrisse: "In contrasto con le storie di furti, sputi di sangue,
prostitute, bevute e droghe, Emmylou Harris appare radiosamente immacolata ed
eterea con il suo abito lungo fino al pavimento e i lunghi capelli neri. La
performance di Joni Mitchell [in The Last Waltz] suggeriva una donna stringata,
completamente moderna, alla pari e che condivideva lo stesso stile di vita
degli uomini. Emmylou Harris diventa l'antitesi a questo, invocando sia
l'eponima Evangeline dei giorni passati che scivola nella follia, sia essendo
lei stessa mostrata come una Madonna manifesta e senza tempo il cui abito
azzurro è dello stesso colore di quello in cui è tradizionalmente rappresentata
la Santa Vergine". "Evangeline" è uno di quei rari casi in cui
l'immagine e il testo trascendono il tempo e danno vita a una performance
memorabile catturata eternamente da Martin Scorsese in The Last Waltz.
Sapevate che "Evangeline" rimase quasi un
capolavoro incompiuto? Levon Helm ha descritto la scena alla Winterland
Ballroom di San Francisco, sede dell'ultima esibizione della band, scrivendo nel suo libro The Wheel's on Fire: "Era un manicomio
dietro le quinte. Jerry Brown, governatore della California, voleva stringerci
la mano. Abbiamo dovuto provare una nuova canzone chiamata "Evangeline"
che Robbie aveva scritto solo la sera prima, perché dovevamo eseguirla
nell'ultima parte dello spettacolo per la continuità del film. In effetti, il
pezzo era ancora incompiuto, e Robertson e John Simon [il produttore e arrangiatore di The
Band] erano rannicchiati in un angolo, cercando freneticamente di
trovare un arrangiamento che potessimo suonare senza prove. Poi siamo riusciti
a suonare "' Evangeline'' in una specie di "two-step" country, leggendo
il testo su dei gobbi tenuti dietro le telecamere, ma la mancanza di prove ha
davvero raccontato la storia".
Non si potrebbe mai dire che "Evangeline" è stata
scritta il giorno della performance finale dell'ultimo spettacolo di The Band
al Winterland. Il modo in cui Robertson ha scritto questa bellissima canzone ha
evocato un'atemporalità che ha raggiunto la gloria di alcune delle canzoni più
vintage di The Band da Music from Big Pink e dall'LP autointitolato The Band
del 1969. Va anche detto che Robertson trovò ispirazione dal poeta americano
Henry Wadsworth Longfellow, come ha notato Peter Viney, il cui poema epico del
1849 intitolato "Evangeline" menzionava anche "Evangeline from
the Maritimes", raffigurata nella canzone già senza tempo di Robbie.
Nonostante tutte le congetture sui crediti di songwriting che hanno perseguitato
il lascito di The Band, "Evangeline" dimostra definitivamente, non
c'è dubbio, che Robertson era l'autore e il custode della fiamma lirica di The
Band.
Incredibilmente scritta nel 1976, giuro che si possono chiudere gli occhi e assaporare il profumo dei campi di cotone che
soffia attraverso la dolcezza di questa gloria del sud. In "Classic Albums", lo
studioso di musica Greil Marcus ha paragonato la musica di Robbie e The Band a
un passaporto musicale, che riporta l'ascoltatore in un'America raramente sentita
e ora portata in vita in modo così bello e così autenticamente affascinante che
la musica spinge a mettere le cuffie e a vivere veramente questa avventura
musicale. Cosa state aspettando? Fate girare questo tesoro già vintage che vi
implora dal suo violino d'apertura di rivivere il leggendario splendore tra i
fili di questa bellezza scritta da Robbie Robertson e che rimane il classico
immediato che è "Evangeline".
Ella sta sugli argini del possente Mississippi
Sola nella pallida luce lunare
Aspettando un uomo, un giocatore d’azzardo sui
battelli fluviali
Che disse sarebbe tornato stanotte
Erano soliti ballare il valzer sugli argini del
possente Mississippi
Amandosi per tutta la notte
Il giocatore d’azzardo fuori per un colpaccio
E per riportarti il bottino
Evangeline, Evangeline
Maledice l’anima della “Regina del Mississippi”
Che ha portato via il suo uomo
Bayou Sam dalla Louisiana del Sud
Aveva il gioco d’azzardo nelle vene
Evangeline che veniva dalle Province Marittime del
Canada
Attingendo alle radici musicali del gruppo – il Sud degli
Stati uniti, il rock and roll americano, nonché il bluegrass e il country – la canzone
è cantata dal punto di vista di un camionista diretto a Lake Charles,
Louisiana, per stare con una ragazza del posto, Bessie, con la quale ha una
storia. Nella canzone egli gioca d’azzardo, beve, ascolta musica e passa del
tempo con la “piccola Bessie”, che assume un ruolo attivo negli eventi,
esprimendo le sue opinioni, facendosi ulteriormente apprezzare dal narratore. Alla
fine della canzone, reso esausto dalla strada percorsa, egli parla di tornare
alla sua donna, definita “big mama”, ma la tentazione di ritornare da Bessie è
forte. Potrebbe però anche non trattarsi di tradimento; i camionisti usavano il
termine “Big Mama” per riferirsi ai propri spedizionieri parlando alla radio
CB. All’inizio sta trasportando tronchi giù da una montagna e alla fine valuta
le opzioni: tornare alla base per un nuovo carico o rivedere Bessie.
Robbie Robertson ha detto del brano: non ci occupiamo di
gente altolocata, ci chiediamo chi abita quella casa là nel mezzo di quel
campo? Che cosa pensa quel tizio, con quell’unica luce al piano di sopra e l’autocarro
parcheggiato fuori? Sono queste le cose che mi incuriosiscono. Che succede in
quei luoghi? E semplicemente seguire la storia di questa persona, che guida
questi camion per tutta la nazione, e conosce questi personaggi che incontra
nei suoi viaggi; semplicemente seguirlo con una telecamera è veramente ciò di
cui parla questa canzone.
La voce principale è affidata a Levon Helm.
Quando sarò sceso da questa montagna, lo sai dove
voglio andare?
Giù dritto lungo il fiume Mississippi, fino al
Golfo del Messico
A Lake Charles, Louisiana, little Bessie, una
ragazza che ho conosciuto
Mi disse di passare da lei, se c’era una qualunque
cosa che potesse fare per me
Al settimo
cielo lei mi manda
Se ho qualche
problema lei mi guarisce
Non ho
bisogno di parlare, lei mi difende
Un sogno da
ubriacone, se mai ne ho visto uno
La buona sorte mi aveva appena colto, andai alle
corse
Lei scommise su un cavallo vincente, io su un
altro piazzato
I pronostici erano a mio favore, davano il cavallo
cinque a uno
Quando quel ronzino vincente arrivò lungo la
pista, fu bell’e sicuro che aveva vinto lei
Alla fine presi tutte le mie vincite, e diedi la
metà a Bessie
E lei le strappò gettandomele in faccia, tanto per
ridere
Ora, c’è una sola cosa in tutto il mondo intero,
che di sicuro vorrei vedere
È quando quel dolce mio amore inzuppa la sua
ciambella nel mio tè
A quel punto io e la mia compagna tornammo alla
baracca, c’era Spike Jones alla tele
Lei disse, “non mi piace come canta, ma amo
sentirlo parlare”
Quello fece proprio palpitare il mio cuore, lo
sentii fino in fondo ai piedi
E imprecai e feci un altro tiro, la mia Bessie è
imbattibile
Ora c’è una tempesta in California e su al Nord si
gela dal freddo
E questa vitaccia sulla strada sta durando da
troppi anni
Bé, suppongo che chiamerò “big mama”, per dire che
arriverò
Una ballata sulla solitudine incisa da “The Band” per il loro album omonimo
del 1969. Mentre la musica fu opera di Richard Manuel, Robertson scrisse il
testo appositamente per il pianista stesso, che ne dà un’interpretazione vocale
sensibile e vulnerabile, arricchita dal controcanto di Levon Helm.
Se mi trovi
in un’oscura depressione, o mi cogli in un sogno
Dentro alla
mia stanza desolata, non c’è via di mezzo
Pini che
sussurrano, la marea che sale
Se solo una
stella brilla
È appena
sufficiente a entrare
Aspetterò
fino a che tutto ruota
Quando tu
sei in vista, si ritrova quello che era perduto
Una sirena
da nebbia attraverso la notte, chiama verso il mare
Proteggi la
mia sola luce, perché lei una volta apparteneva a me
Lascia che
le onde si affrettino, lascia che i gabbiani gridino
Perché se
vivo ancora, queste speranze non moriranno mai
Percepisco
che sei qui
Ma non ti
vedo in nessun luogo
Stando presso il pozzo
Bramando la pioggia
Allungandosi verso le nuvole
Perché non rimane niente altro
Alla deriva in uno stato di stordimento, quando la
sera sarà terminata
La canzone racconta la
deportazione delle popolazioni francesi della regione dell'Acadia (che
comprende le attuali province marittime del Canada, Nuova Scozia, New
Brunswick, Isola del Principe Edoardo e parte del Quebec) a seguito della
guerra tra Francia e Inghilterra.
Alcuni Acadiani furono costretti
ad emigrare verso le colonie inglesi della costa orientale del Nordamerica,
altri furono imprigionati in Inghilterra. Le famiglie furono spesso separate.
Molti morirono d'epidemia o di privazioni durante l'esodo. Dopo il trattato di
Parigi del 1763 alcuni acadiani partirono verso la colonia francese della
Louisiana (dove diventarono i fondatori della cultura cajun) e altri si
rifugiarono in Francia, soprattutto a Belle-Île-en-Mer.
La deportazione degli Acadiani è
stata anche descritta nel poema di Henry Longfellow “Evangeline”, che ha fornito
ispirazione a Robertson anche per la canzone omonima.
Come spesso nelle sue canzoni, le
vittime della narrazione sono i protagonisti; egli sostiene che la sostanza
della Storia sia rappresentata dalla gente comune travolta dagli avvenimenti,
non da politici, guerrieri o nababbi. Sotto questo punto di vista Virgil Caine
(il protagonista di “The Night They Drove Old Dixie Down”) e l’Acadiano senza
nome si somigliano nel loro essere testimoni parziali ma del tutto credibili, attestando
nel contempo un livello di pensiero storico difficilmente riscontrabile in
autori di musica rock.
La vicenda, narrata a volte in
prima persona, a volte in terza, è ancora più rafforzata dal metodo consueto
del gruppo di affidare il canto alle tre voci disponibili, le quali si
alternano nella descrizione di eventi e di sentimenti; rendendo il risultato
ancora più efficace.
[Vedi anche l'esaustivo articolo di Peter Viney: "Acadian Driftwood"]
La guerra era finita
E lo spirito infranto
Saliva fumo dalle colline
Mentre gli uomini si ritiravano
Stavamo ritti sulle scogliere
Oh e guardavamo le navi
Affondare lentamente verso il loro appuntamento
Un trattato fu firmato
E le nostre case confiscate
Gli amati abbandonati,
non gliene importava nulla.
Provi a tirare su una famiglia
Ti ritrovi a essere un nemico
In seguito a quanto avvenne alla Piana di Abraham
Legname acadiano,
trasportato dalla corrente
Vento
zingaro in poppa
Chiamano la
mia casa
Il paese
della neve
Fronte
freddo canadese
In
avvicinamento
Che maniera
di viaggiare
Oh che modo
di andare
Poi alcuni ritornarono
Alla madre patria
L’alto comando
Li aveva scartati
Alcuni rimasero
Per terminare ciò che avevano iniziato
Non si separarono mai
Sono semplicemente fatti così
Avevamo parenti che vivevano
A sud del confine
Erano un po’ più anziani
Ed erano disponibili
Scrissero in una lettera
La vita è molto meglio
E allora levate le tende, figlioli
E
venite giù
Legname acadiano, trasportato dalla
corrente
Vento
zingaro in poppa
Chiamano la
mia casa
Il paese
della neve
Fronte
freddo canadese
In
avvicinamento
Che maniera
di viaggiare
Oh che modo di andare
Quindici sotto zero, quando la giornata diviene
una minaccia
I miei abiti erano bagnati
Ed ero infradiciato fino al midollo
Poi fuori a pescare nel ghiaccio, mmm,
troppa monotonia per un uomo
fa venire voglia di lasciare
l’unica casa che ha conosciuto
Navigammo uscendo dal Golfo
Prua verso St. Pierre
Niente da dichiarare
Tutto quello che avevamo è andato
Scoppiammo a piangere lungo la costa, oh
Quel che più ci ferì
fu quando la gente là ci disse
“Sarà meglio che continuiate il viaggio”
Legname acadiano, trasportato dalla
corrente
Vento
zingaro in poppa
Chiamano la
mia casa
Il paese
della neve
Fronte
freddo canadese
In
avvicinamento
Che maniera
di viaggiare
Oh che modo di andare
Estate infinita
Piena di malcontento
Questo governo
Ci ha trattati come schiavi
Questo non è il mio terreno
Questa non è la mia stagione
Non mi viene in mente un solo buon motivo
Per
restare oh
Lavorammo nelle piantagioni di canna da zucchero
A nord di New Orleans
Andò tutto bene, fino alle inondazioni
Puoi chiamarlo un presagio
Ti indica la direzione
Diressi la bussola a Nord
Avevo
l’inverno nel sangue
Legname acadiano,
trasportato dalla corrente
Vento
zingaro in poppa
Chiamano la
mia casa
Il paese
della neve
Fronte
freddo canadese
In
avvicinamento
Che maniera
di viaggiare
Oh che modo
di andare
Sais tu, Acadie j'ai le mal do pays
Ta neige, Acadie, fait des larmes au soleil
J'arrive Acadie, teedle um, teedle um, teedle oo
J'arrive Acadie, teedle um, teedle um, teedle oo
J'arrive Acadie, teedle um, teedle um, teedle oo
J'arrive Acadie, teedle um, teedle um, teedle oo
J'arrive Acadie, teedle um, teedle um, teedle oo
[Lo sai Acadia, ho nostalgia di casa, la tua neve, Acadia,
forma lacrime al sole, sto arrivando, Acadia]
Per il fatto che i loro primi tre album furono così
indiscutibilmente riusciti e avendo avuto uno iato di quattro anni nei settanta
in cui non incisero canzoni originali, The Band a volte vengono etichettati
come uno di quei gruppi la cui musica più tarda è carente rispetto al primo
materiale. Un punto di vista che trascura il brillante lavoro licenziato su Northern Lights-Southern Cross nel 1975,
una sorta di canto del cigno per i cinque componenti originali (il disco
Islands del 1977 non fu altro che un mero adempimento contrattuale), che
fondeva con grazia tutti gli elementi unici e differenti che li rendevano così
particolari.
C’era comunque una svolta nel modo di agire. Sugli album
precedenti, il principale compositore Robbie Robertson non aveva mai dedicato
troppo tempo alle tradizionali canzoni sull'amore perduto, preferendo attenersi
a storie animate da personaggi o a esplorazioni penetranti della storia
americana. Finalmente cedette su Northern Lights-Southern Cross con “It
Makes No Difference” arrivando a scrivere uno dei brani spezza-cuore più
devastantemente belli nella storia del rock and roll.
“Pensavo alla canzone
in termini di un’affermazione che il tempo cura tutte le ferite,” raccontò Robertson
intervistato da Robert Palmer ai tempi della pubblicazione della canzone. “Eccetto
in alcuni casi, e questo era uno di quei casi.” Ma con The Band scrivere la
canzone era solo metà dell’opera. Con tre brillanti cantanti a disposizione,
scegliere tra Richard Manuel, Levon Helm, e Rick Danko non era mai un compito
semplice, sebbene in effetti qualunque fosse la scelta non si poteva sbagliare.
Danko ottenne l’incarico, e la sua prestazione emozionante,
colma di note vacillanti e di abbandono spericolato, è l’impersonificazione sbalorditiva
di un uomo condotto all'estremità della sua catena dall'assenza del proprio
amore. Nell'interpretazione si avvale dell’aiuto dei suoi compagni, che forniscono
una performance tipicamente intuitiva. Le note del sassofono di Garth Hudson,
imponenti ma tristi, suonano come se avesse accettato la sconfitta, mentre la
delirante chitarra di Robertson non è ancora pronta alla resa.
Le metafore e similitudini di Robertson sono semplici ma efficaci
nel mostrare il tormento interiore del narratore. Nel bridge l’immaginario
diviene più catastrofico, tutto sale vuote e mandrie in fuga. Alla chiusura
della canzone, Danko dà sfogo ai versi finali con la disperazione che cola da
ogni parola: “Well I love you so much and it’s all I can do/Just to keep myself
from telling you.” A quel punto, ironicamente, si uniscono a lui I suoi bravi
compari Helm e Manuel armonizzando empaticamente per il colpo di grazia: “That
I never felt so alone before.”
Nessuno ha fatto meglio di The Band nella grandeur malinconica,
e non c’è argomento più adatto a tale trattamento che l’amore perduto, per cui
sarebbe stato stato deludente se “It Makes No Difference” non avesse avuto quest’ottima
riuscita. Potete esservici trovati, nel qual caso l’eloquente tormento di
Robertson vi sembrerà dolorosamente familiare, oppure no, e allora l’impavido
canto di Danko servirà come comunicato di pubblica utilità sui meriti di rimanere
legati a una cosa buona per salvarsi la vita.
La paura del palcoscenico. Anche chi dovrebbe essere immune
dopo tante esibizioni non è detto che non ne soffra. Qui il brano di The Band
descrive un caso esemplare, e ci si può chiedere se il testo fosse riferito a
uno di loro in particolare. Certo che quando in “The Last Waltz” il cono aguzzo
del riflettore termina proprio su Rick Danko che sta cantando “He got caught in
the spotlight” il dubbio è più che giustificato, oppure è solo un momento di
grande cinema. Ma la canzone era già di per sé un film, anche prima che
Scorsese la esaltasse con le sue immagini.
Paura del
palco
Nel profondo del cuore di un ragazzo solitario
Che ha sofferto così tanto per ciò che ha fatto,
hanno donato a questo bracciante la sua fortuna e
fama
da quel giorno non è più stato lo stesso.
Vedi l’uomo
con il terrore del palcoscenico
Stare lì in
piedi per donare tutto il suo potere
Ed è
rimasto catturato dal riflettore
Ma quando
arriviamo alla fine
Vuole
ricominciare tutto da capo.
Ho l’alito che sa di acquavite
E il medico mi ha avvertito che potrei ammalarmi.
Mi ha detto “puoi farlo con il tuo travestimento,
basta che non mostri mai la paura che hai negli
occhi”.
Vedi l’uomo
con il terrore del palcoscenico
Stare lì in
piedi per donare tutto il suo potere
Ed è
rimasto catturato dal riflettore
Ma quando
arriviamo alla fine
Vuole ricominciare
tutto da capo.
Ora se dice che ha paura
Prendilo in parola.
E in cambio del prezzo che il povero ragazzo ha
pagato,
riesce a cantare proprio come un usignolo, oh, ooh
ooh ooh.
Dopo il successo indiscusso dei
primi due dischi e quello moderato del terzo, il quarto album pubblicato da The
Band nel 1971, “Cahoots” venne accolto all’epoca con una certa
freddezza. Pur sottovalutato, contiene comunque alcune grandi canzoni come
questa “Life is A Carnival”. La musica con lo straordinario arrangiamento
scritto per i fiati da Allen Toussaint si attanaglia perfettamente al testo in
cui Robertson intende descrivere il trambusto e la stramberia della vita da
strada dei girovaghi. Da ragazzo infatti il chitarrista canadese lavorò nel
circuito dei luna park viaggianti,
esperienza che caratterizzò la sua visione “Americana”, influenzando canzoni
come la presente e “The W.S. Walcott Medicine Show” su Stage Fright, per
poi culminare nel ruolo attoriale che rivestì in Carny, pellicola del 1980
ambientata proprio nel mondo dei “Carnival” statunitensi.
Puoi camminare sulle acque, affogare nella sabbia
Puoi volare via dalla cima di una montagna, se qualcuno
può farlo
Scappa via, scappa via, è l’età irrequieta
Distogli lo sguardo, distogli lo sguardo, puoi
voltare pagina
Hey, amico, vuoi comprare un orologio, costa
pochissimo
Qui in strada
Ne ho sei per ogni braccio e altri due ai piedi
La vita è un luna park, che tu ci creda o no
La vita è un luna park, un quarto di dollaro al
colpo
Vidi un uomo con una scalogna di terzo grado
Dal cercare di fare i conti con persone, persone
che non si vedono
Porta via, porta via, questa Casa degli Specchi
Dai via, dai via tutti i souvenir
Siamo tutti nella stessa barca, pronta ad avanzare
oltre il margine del mondo
Il vecchio mondo piatto
La strada è un baraccone, dal venditore ambulante
alla prostituta
La vita è un luna park, è scritto nel libro
La vita è un luna park, dai un’altra occhiata
Hey, amico, vuoi comprare un orologio, costa
pochissimo
Qui in strada
Ne ho sei per ogni braccio e altri due ai piedi
La vita è un luna park, che tu ci creda o no
La vita è un luna park, un quarto di dollaro al
colpo
King Harvest (Has Surely Come) è una canzone
del gruppo canadese The Band, apparsa originariamente come ultima traccia
del loro secondo, eponimo, album.
Oltre a contraddistinguersi per un approccio
musicale molto radicato, pur nella sua originalità, nella tradizione
rurale, il gruppo spesso sceglieva temi che riportavano a periodi passati della
storia americana, come la guerra di secessione o la grande depressione,
utilizzando punti di vista anche inusuali. In questo testo un agricoltore in miseria,
senza nome, racconta in brevi flashback la sua storia di disgrazie: dopo il
mancato raccolto dovuto alla siccità e l’incendio della fattoria, finisce a
vivere come un barbone. È a quel punto che si presenta un attivista dei sindacati,
promettendo di migliorare la sua situazione
La canzone, come altre di Robbie Robertson, ha una scrittura
cinematografica, qualità che lo stesso autore asseriva di perseguire nella
composizione in quegli anni. La struttura della canzone è insolita; i versi
sono energici, mentre i ritornelli sono più tranquilli e sognanti - forse per riflettere la speranza incerta che il sindacato infonde al protagonista - e
riportano sempre a immagini della natura, della promessa del raccolto, laddove
le strofe sono invece più descrittive e realistiche.
Grano nei campi
Ascolta il riso quando il vento soffia sull’acqua
Il Re Raccolto è sicuramente arrivato
Lavoro per il sindacato
Perché è così buono con me
E sono destinato a essere un vincente
È questo che dicono dovrei essere
Ascolterò ogni parola che il capo dovesse dire
Perché è lui che mi passa la paga
Sembra che questa volta potrò rimanere
Sono un uomo del sindacato ora, a tempo pieno
Hey uomo della pioggia, riesci a sentirmi?
Ti prego fai crescere alte queste piante
L’odore delle foglie
Dagli alberi di magnolia nel prato
Il Re Raccolto è sicuramente arrivato
Estate secca, poi viene l’autunno
Dal quale più di tutto dipendo
Hey uomo della pioggia, riesci a sentirmi?
Ti prego, fai crescere alte queste piante
Per troppo tempo sono stato sotto i ponti
E si vede chiaramente, non ho nulla da mostrare
Son contento di pagare questi contributi al
sindacato
Ma non giudicarmi dalle mie scarpe
Lo spaventapasseri e una luna gialla
E molto presto una festa ai margini della città
Il Re Raccolto è sicuramente arrivato
L’anno scorso, in questo periodo, non fu uno
scherzo
Tutta la fattoria mi andò in fumo
Il mio cavallo Jethro, impazzì
E non posso neanche ricordare le cose andare così
male
Poi arrivò un uomo con un foglio e una penna
Dicendoci che i nostri tempi duri stavano per
finire
E che se non ci danno quel che vogliamo
Disse “Gente, è quello il momento di entrare in
sciopero”