Visualizzazione post con etichetta Neil Young. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Neil Young. Mostra tutti i post

venerdì 27 novembre 2020

What Are Their Names

 Da "If I Could Only Remember My Name" il disco solista di David Crosby, pubblicato nel 1971.




Mi chiedo chi siano
gli uomini che veramente guidano questo paese
e mi chiedo perché lo facciano
in questo modo così sconsiderato.
ditemi quali sono i loro nomi
e in quale strada vivono?
Mi piacerebbe partire di corsa questo pomeriggio
e presentare loro
uno stralcio di quello che penso
relativamente alla pace per l’umanità.
Chiedere la pace non è
un’enormità.


mercoledì 2 ottobre 2019

The Needle And The Damage Done


È noto a chi ha seguito le vicende umane e artistiche di Neil Young come egli sia stato colpito da vicino dalle ricorrenti morti per eroina degli anni settanta. Nel giro di poco tempo perirono a causa della loro tossicodipendenza due membri del suo entourage; il “roadie” Bruce Berry e il chitarrista Danny Whitten. Quest’ultimo in particolare dopo essere stato allontanato dal gruppo proprio per la sua inaffidabilità dovuta alla droga. La canzone è molto esplicita fino dal titolo, e il testo amaro e duro non evita immagini forti, come nella frase che inizia con “milk blood”, espressione che si riferisce alla pratica di prelevare parte del proprio sangue, una volta che vi è già stata iniettata la dose di eroina, per averla poi a disposizione per un’iniezione successiva. Potrebbe anche indicare comunque una esigua estrazione di sangue una volta infilato l’ago, per essere sicuri di avere colto bene la vena ed evitare di iniettare la dose al di fuori di essa (“running out”), ma mi pare più calzante la prima interpretazione.



Ti ho colto bussare alla porta della mia cantina
Ti voglio bene, caro, posso averne un altro po’?
Oh, il danno compiuto

Sono arrivato in città e ho perduto la mia Band
Ho guardato l’ago prendere un altro uomo
Andato, perduto, il danno fatto.

La canzone la canto perché amo l‘uomo
So che qualcuno di voi non capisce
Estrarre sangue per evitare di rimanere a corto

Ho visto l’ago, e il danno fatto
C’è una parte di ciò in ognuno
Ma ogni tossico è come un sole che tramonta.

domenica 21 aprile 2019

See The Sky About To Rain


“On The Beach” è un disco cupo e malinconico, a tratti desolato anche se non quanto “Tonight’s The Night”, altro episodio della cosiddetta “trilogia del dolore” (Ditch Trilogy, insieme con “Time Fades Away”). La spiaggia raffigurata è invernale e deserta, il cielo è plumbeo e la pioggia incombente non lascia molto spazio alla speranza.





Vedi che il cielo sta per mandare giù acqua
Nuvole in pezzi e pioggia
Locomotiva, traina il treno
Il fischio mi attraversa il cervello
Segnali che si piegano su un’aperta pianura
Rotolando di nuovo lungo il tracciato
Vedi che il cielo sta per mandare giù acqua

Alcuni sono diretti verso la felicità
Alcuni sono diretti verso la gloria
Alcuni sono destinati a vivere con meno
Chi può raccontare la tua storia?
Vedi che il cielo sta per mandare giù acqua
Nuvole in pezzi e pioggia
Locomotiva, traina il treno
Il fischio mi attraversa il cervello
Segnali che si piegano su un’aperta pianura
Rotolando di nuovo lungo il tracciato
Vedi che il cielo sta per mandare giù acqua


Ero giù al Sud
Suonavo un violino argentato
Lo suonavo forte e poi quell’uomo
Me lo ruppe in due
Vedi che il cielo sta per mandare giù acqua
Guarda il cielo, sta per piovere

giovedì 20 luglio 2017

On The Beach

Il secondo lato dell’album “On The Beach” si apre con i sette minuti della title track, una meditazione amara sugli aspetti negativi della fama; una lenta ballata malinconica dall'atmosfera decadente che permea tutto il disco, già a partire dalla copertina. Nel testo Neil Young offre una desolata confessione sul suo ruolo, solitario, di rockstar e di icona generazionale: «I need a crowd of people, but I can't face them day to day».





Il mondo ruota, spero non mi volga le spalle
Il mondo si volge, spero non mi volga le spalle
Tutti i miei quadri stanno cadendo dalla parete dove li avevo posti ieri
Il mondo gira, spero non si giri dall'altra parte

Ho bisogno di una folla di persone, ma non sono in grado di affrontarli ogni giorno
Ho bisogno di una folla di persone, ma non sono in grado di affrontarli giorno per giorno
Sebbene i miei problemi siano senza significato, ciò non li scaccia via
Ho bisogno di una folla di persone, ma non sono in grado di affrontarli giorno dopo giorno

Andai all'intervista alla radio, ma finii da solo davanti al microfono
Andai all'intervista alla radio, ma finii da solo davanti al microfono
Ora vivo qui sulla spiaggia, ma quei gabbiani sono sempre fuori portata
Andai all'intervista alla radio, ma finii da solo davanti al microfono

Fuori città, penso che andrò fuori città
Fuori città, penso che andrò fuori città
Mi dirigerò verso la periferia, con il mio furgone e gli amici
Seguirò la strada, anche se non so dove finisce
Fuori città, penso che andrò fuori città


mercoledì 30 novembre 2016

Man In The Mirror

“Songs For Beginners“ del 1971, primo disco solista di Graham Nash da cui è tratta questa canzone, si apre e si chiude con due manifesti del sentimento di quell’epoca “Military Madness” e “Chicago/We can change the World”, ma nel mezzo contiene una raccolta di canzoni che trapelano malinconia e un poco di rassegnazione (probabilmente anche dovute alla fine recente della sua relazione con Joni Mitchell) ma riflettono anche il cambiamento, la transizione e la voglia di ricominciare. Una di queste è proprio “Man in the Mirror”, a cui partecipano Jerry Garcia e Neil Young, brano che parte con un valzer country per poi a un terzo del cammino cambiare tonalità, tempo e feeling in un bridge che la trasforma, mutando anche il sentimento di una canzone che descrive forse la ricerca di dare un senso alla vita.




L’uomo nello specchio

All'estremità di una fune da acrobati mi trovo sopra alla città
Starei bene in un circo, come capiterebbe però anche un pagliaccio
Da come mi sento tutte le mie inibizioni sono cessate

Nel mezzo del nulla mi sono trovato un albero
E il frutto di cui viviamo mi ricorda di me
Sebbene viviamo in aria non sono sicuro che siamo liberi

Veramente non ho molto da dire
Perché vivo alla giornata
Da qualche parte

E non mi importa di ciò che dice la gente
Perché se tutti conoscono il modo
Non siamo da nessuna parte

Due più due fanno quattro, non fanno mai cinque
E fintanto che lo sappiamo possiamo tutti sopravvivere
Assicurati che le cose che fai ci mantengano in vita

Veramente non ho molto da dire
Perché vivo alla giornata
Da qualche parte

E non mi importa di ciò che dice la gente
Perché se tutti conoscono il modo
Non siamo da nessuna parte

È l’immagine che sto producendo, l’immagine che vedo
Quando l’uomo nello specchio parla con me