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giovedì 20 aprile 2023

Don't Bang the Drum

"Don't Bang the Drum" è una canzone del gruppo “The Waterboys”, pubblicata come traccia di apertura del loro terzo album in studio “This Is the Sea” del 1995. Fu scritta da Mike Scott e Karl Wallinger.


 

Bene, eccoci qui in un posto speciale

Che cosa intendi fare qui?

Ora che stiamo in un posto speciale

Che cosa farai qui?

Che messa in scena dell’anima otterremo da te?

Potrebbe essere Salvezza, o Storia

Sotto questi cieli così azzurri

Potrebbe essere qualcosa di vero

Ma se ti conosco, batterai la grancassa

Al modo delle scimmie

 

Eccoci qua, in un posto favoloso

Che cosa sognerai qui?

Stiamo qui in questo posto favoloso

Che reciterai qui?

So che ami la bella vita, ami balzare qua e là

Ti piace batterti il petto ed emettere il tuo suono

Ma non qui – amico – questo è terreno consacrato

Con un flusso di Potere che lo attraversa

E se ti conosco, farai un gran baccano

Al modo delle scimmie

 

Eccoci qui, ci ergiamo su una costa rocciosa

Tuo padre fu qui prima di te

Posso vedere il suo spirito che ti esplora

Posso percepire il mare che ti implora

Di non passare oltre

Di non tirare dritto

E di non tentare
Semplicemente lasciare che arrivi

Non battere il tamburo

Lascialo giungere

Non battere il tamburo

Lascia che giunga

Sai come lasciare che arrivi, ora?

Non battere il tamburo

Lascia che giunga

domenica 14 agosto 2022

Edinburgh Castle

Dal primo album solista di Mike Scott, "Bring 'Em All In", pubblicato dal fondatore dei Waterboys nel 1995, la canzone prettamente autobiografica è nel contempo una rievocazione degli anni della giovinezza e un omaggio alla città natale dell'autore.



Mi svegliai al mattino

Alle sette e ventiquattro

Bevetti una tazza di caffè

Uscii dalla porta

Dissi addio

Al mio migliore vecchio amico

Feci un giro

Fino al vecchio West End

Camminai lungo Princes Street

I piedi mi facevano male

Mentre mi contorcevo dentro alle scarpe

Stavo pensando a mio papà

C’era lo scheletro di una canzone

Che mi rimbombava in testa

A meno che non ricordi male,

questo è ciò che diceva:

 

Castello di Edimburgo

Che abbracci il cielo

Fredda pietra grigia, asciutta e priva di umorismo

Siedi come un tappo, sulla cima della città

Uno di questi giorni, ti abbatterò

 

Saltai su un bus

Un affidabile numero 23

Diretto ai Reali Giardini Botanici

Dove un fantasma mi stava chiamando

Vidi una coppia di salici piangenti

Una terra bruciata e appassita

Vidi un uomo e un ragazzino

Che si tenevano per mano

Scrutai l’orizzonte

Somigliava allo scenario di una commedia

Mai vidi la tua bellezza spietata

Finché non fui stato via

Stavo salendo sul Mound

Mi colpì come uno scampanio

Devo aver sognato questa scena

Un migliaio di volte!

 

Castello di Edimburgo

Che abbracci il cielo

Fredda pietra grigia, seriosa e arida

Siedi come un tappo, sulla cima della città

Uno di questi giorni, ti farò crollare

 

Mi ritrovai in Forrest Road

Con un certo dolore

Questa città una volta era mia

Ma mia ora non è più

Ed ecco qui la mia vecchia scuola,  "Jingling Geordie's"

E devo confessare

Non avrei potuto attraversare quel cancello

Se non vestendomi meglio

Di ritorno alla Waverly Station

Mezzo morto in piedi

Salii sul quattro quarantaquattro,

mi addormentai di colpo

Mi svegliai in Queen Street

Alla fine del mio viaggio

Devo dire che è stato grandioso

Tornare di nuovo a Glasgow!

Castello di Edimburgo

Che abbracci il cielo

Fredda pietra grigia, seriosa e arida

Siedi come un tappo, sulla cima della città

Uno di questi giorni, ti farò crollare

venerdì 25 febbraio 2022

All the Things She Gave Me

Scritta da Mike Scott per l’album “A Pagan Place”, del 1984.


 

Tutte le cose

Tutte le cose che lei mi regalò

 

Le ho impacchettate in uno scatolone marrone

Che ho legato con un fiocco

Ho guidato fino ai moli

Ho controllato l’orario

All’orologio della città vecchia

Tutte le cose…

 

Ho visto il guardiano

Si soffiava nella coppa delle mani

Mentre camminava verso l’auto

Mi ha detto “Dove pensi di andare

Con la macchina, figliolo?

Le brave persone sono a letto

E il lavoro del giorno è stato fatto”

Io dissi “Beh, sto solo cercando

Un qualche posto per bruciare

Tutte le cose…

Tutte le cose che lei…”

 

Tutte le cose che mi donò

Dove posso metterle?

Dove posso nasconderle?

Tutte le cose che mi donò

Dove posso metterle?

Dove io non debba vederle?

È scuro come l’inferno qui

La città si sta raffreddando

Il diavolo è travestito

Gioca a poker con le anime

I terreni sono tutti vuoti

E l’ultimo uomo è uscito

La luna è fatta di formaggio
e Dio è un boy scout

Quando andrò a dormire

Mi ritroverò a sognare

Tutte le cose…

E poi sognerò di chiese

Con grandi e alte guglie

Di cattedrali e di candele
camini e cori

Sognerò del posto dove ho dato fuoco

A tutte le cose

Tutte le cose che lei…

 

Tutte le cose che mi donò

Dove posso metterle?

Dove devo nasconderle?

Tutte le cose che mi donò

Dove posso metterle?

Per poterle tenere lontano, fuori dalla mia vita

 

 

martedì 20 ottobre 2020

The Whole Of The Moon

Questa canzone tratta dal disco “This Is The Sea” del 1995 rappresenta a tutt’ora il maggiore successo ottenuto dal gruppo di Mike Scott. Il testo è costruito sulla ripetuta contrapposizione tra le esperienze del protagonista, che riconosce la propria incompletezza, e le conoscenze del non meglio identificato dedicatario della canzone, personificazione della saggezza e della sapienza. Nel testo si fa menzione di Brigadoon, misterioso villaggio scozzese che secondo la leggenda compare per un solo giorno ogni cento anni. 



Ho immaginato un arcobaleno
Tu l’hai tenuto tra le mani
Io avevo degli sprazzi
ma tu hai visto il piano
ho vagato per il mondo per anni
mentre tu rimanevi in camera tua
ho visto una falce di luna
tu l’hai vista per intero
Tutta la luna

Tu eri lì ai tornelli
con il vento ai calcagni
protendendoti verso le stelle
e sai come ci si sente
ad arrivare troppo in alto
troppo lontano
troppo presto
Hai visto la luna intera


Ero trattenuto
mentre tu riempivi le stelle
Ero sbigottito dalla verità
Tu ti facevi strada tra le menzogne
Ho visto la valle vuota e solitaria
Tu hai visto Brigadoon
ho visto la luna crescente

tu hai visto la luna intera

 

Ho parlato di ali
Tu volavi e basta
Immaginavo, credevo e provavo
tu sapevi e basta
Ho sospirato
… ma tu andasti in estasi!
ho visto la luna crescente

tu hai visto la luna intera

Con una torcia in tasca
e il vento ai calcagni
Hai scalato la vetta
e sai come ci si sente
ad arrivare troppo alto
troppo lontano, troppo presto
ho visto la mezzaluna
tu hai visto la luna intera!

Unicorni e palle di cannoni
Palazzi e pontili
Trombe, torri e caseggiati
Estesi oceani pieni di lacrime
Bandiere, stracci e traghetti
scimitarre e sciarpe
Ogni sogno prezioso e visione
sotto le stelle
Hai scalato la vetta
con il vento in poppa
Sei venuta come una cometa
fiammeggiante nel tuo cammino
troppo alto, troppo lontano, troppo presto
Hai visto la luna intera



mercoledì 11 marzo 2020

Spring Comes To Spiddal


Con un allegro acquarello colmo di luci e di colori, Mike Scott tratteggia qui l’arrivo della primavera nel villaggio di Spiddal, nella contea di Galway, dove all’epoca il gruppo dei Waterboys risedette stabilmente per lungo periodo, trascorso a incidere diverse canzoni ma anche a suonare nei pub e a comporre musica. La gioia della vita che ricomincia è descritta con affetto e ironia in un colpo d’occhio che osserva e racchiude tutti i piccoli eventi che animano la scena. Notevole il verso “On Galway Bay I spy a gaily painted fishing boat” per la sua musicalità e le sue allitterazioni.



Le luci sono accese da Standun’s e un incantesimo è stato rotto
La porta della sala da tè sulla strada è spalancata
Sul muro un cartello dice “parliamo anche americano”
Mentre la primavera arriva a Spiddal

Le ragazze del villaggio vanno a spasso senza i cappotti
L’Irish gaelic college è di nuovo animato dalla gente
I contadini parlano tra loro a gruppetti, liberati dal giogo dell’inverno
Quando la primavera arriva a Spiddal

Un turista con un telescopio
E un tizio tedesco dall’aspetto buffo
E un caprone
Tutti invocano
L’estate presto in sboccio

Sopra un’aria atlantica fresca e dolce fluttua una foschia di polline
Sulla Baia di Galway spio una barca da pesca gaiamente dipinta
C’è un fruscio intorno alle strade di campagna e una canzone in ogni gola
E la primavera arriva a Spiddal



martedì 28 agosto 2018

A Life Of Sundays


Il testo è gioioso e ricco di entusiasmo, celebrato dalla musica con un crescendo di suoni estemporanei e timbri di vari colori. Così descrive questa eclettica canzone, pubblicata su “Room to Roam”,  il suo autore Mike Scott:  “A Life Of Sundays” contiene rock’n’roll, blues (l’antifona di Noel Bridgeman ‘Same Thing’ nella terza strofa), soul (il sax baritono di Thistlewaite), musica africana (congas e kalimba nella quarta strofa), psichedelia (il selvaggio assolo di flauto suonato da Blakey attraverso il wah wah), punk o glam (il riff di Johnny Thunders su cui è basato l’assolo di chitarra), letteratura irlandese (un estratto da una lettura di Liam O’Flaherty dal suo libro del 1931 The Ecstacy Of Angus), e tradizione (l’allegro reel scozzese in chiusura).





Afferrami!
Prima che io vada sotto
Ascoltami!
Prima che io affoghi
Affina!
La tua capacità di meravigliarti
Ascolta!
Quello che ho trovato

Eccoci qui di nuovo
Due vecchi amanti
Due vecchi amici
Proprio quando hai bisogno di loro

Un diavolo mi stava alle calcagna
In qualche modo so come sconfiggerlo
Da quando mi sono imbattuto in te

Mi hai insegnato amore e dolore
E l’oscuro Re d’Irlanda
Dice la stessa cosa
Ovunque tu lo trovi

(per l’intero vasto mondo)

La stessa cosa, dalla stessa vecchia causa
La stessa cosa – non so definirla
È la stessa cosa e lo è sempre stata

Mi colpisce in un modo triste e strano
L’unica cosa che resta sempre uguale
È il cambiamento…

E sognai di vagare
Imprevedibile come un’onda irrequieta
Estendendomi da qui a laggiù
Salvato nel modo più grandioso

Sogno e vita intrecciati
Il vecchio giorno si incrina e si sgretola
Ed è bello
Essere in tua compagnia
Divertente!
Far parte del tuo giorno
Un miracolo!
Già solo essere con te
Felice!
Di percorrere il tuo cammino

Questo svolgersi degli eventi
Fu progettata e disegnata da mani mortali?
Mai in una vita di domeniche
Mi sarei mai visto qui


giovedì 26 luglio 2018

The Star and the Sea


“Room to Roam”, pubblicato nel 1988, è un album eterogeneo, in cui Mike Scott conduce i suoi colleghi, e a volte si fa condurre da essi, in vasti territori musicali, spaziando tra vari generi. Il disco comprende molti brani, a volte cortissimi, come questo “The Star and the Sea”, che nella sua brevità e concisione – ma anche nella sua efficacia poetica - ricorda gli Haiku giapponesi.



Che cosa c’è tra la stella e il mare?
Un uccello così radioso, come può esserlo un uccello
Che cosa c’è tra l’uccello e me?
Solo una stella, solo il mare
Solo una stella, solo il mare


mercoledì 17 gennaio 2018

Old England

“Ero ancora nella fase [nel disco This is the Sea] in cui inserivo citazioni di altri nelle mie canzoni, e il finale di "Old England" si apre con due versi tratti dalla poesia "Mad As The Mist And Snow" di W.B. Yeats. La frase "Old England is Dying" è da James Joyce.” (Mike Scott)

Come in una veglia funebre, le parole della canzone riportano una idilliaca visione di Albione, indicando però il decadimento del suo corpo ed elencando il peggio delle caratteristiche del paese. Il testo sviluppa un quadro della nazione vista attraverso gli occhi dei lettori del Daily Mail, "where the well loved flag of England flies / Where homes are warm and mothers sigh / Where comedians laugh and babies cry" e poi lentamente lascia il posto alla repulsione dell’autore che incupisce tale raffigurazione con caustici riferimenti a un luogo"where criminals are televised, politicians fraternise / Journalists are dignified and everyone is civilised". Ma il momento di maggiore forza è quando tira indietro il sipario per rivelare “bambini che fissano con occhi di eroina” mentre la voce cresce nel ripetere le parole, per arrivare al verso finale, nel quale persino il vento “sospira”. E se “i cigni stanno cantando” – quindi sono in punto di morte, secondo la leggenda, allora la Vecchia Inghilterra sta tirando le cuoia. Però, nonostante l’apparente disgusto, la canzone non ha un tono sprezzante, ma piuttosto di rammarico per una nazione che ha perduto la propria strada.



L’uomo alza lo sguardo verso un cielo giallo
E la pioggia diventa ruggine nel suo occhio
Si vocifera della sua salute, ma sono menzogne
La Vecchia Inghilterra sta morendo
Il colore dei suoi vestiti è ridotto a una sfumatura di blu sporco
E le sue antiche scarpe sono consumate
Ruba a me e mente a te
La Vecchia Inghilterra sta morendo
Eppure continua a cantare una canzone dell’impero
Continua a mantenere forte la sua marina
E pianta la sua bandiera nei posti sbagliati
La Vecchia Inghilterra sta morendo
Mi chiedi che cos’è che ora mi fa sospirare
Che cosa mi fa sussultare
Sto congelando nel vento e sono
Intorpidito dalla neve battente
Che cade dall’alto in cieli gialli
Giù sui luoghi dove la beneamata bandiera Inglese sventola
Dove le case sono calde e le madri sospirano
Dove i comici ridono e i bambini piangono
Dove i criminali vengono trasmessi in tv, i politici fraternizzano
I giornalisti sono ossequiati e tutti sono civilizzati
E i bambini fissano con occhi di Eroina
Vecchia Inghilterra
La sera è scesa
I cigni cantano
L’ultima delle campane domenicali sta risonando
Il vento tra gli alberi sospira
E la Vecchia Inghilterra sta morendo




mercoledì 10 gennaio 2018

We Will Not Be Lovers

“We will not be Lovers” è il secondo brano di Fisherman’s Blues, e si contrappone al brano che dà il titolo al disco con una nervosa aggressività che pervade tanto la musica quanto il testo. Le parole incalzano su una struttura ossessiva e pulsante, in una invettiva scagliata contro l’avversaria con una ferocia calcolata, che forse serve anche a soffocare l’attrazione che nonostante tutto ancora permane.



Appena entrata nel binario principale
Scavalcata la staccionata
Le parole sono la tua arma
Le menzogne la tua difesa
So quello che vuoi
E vedo ciò che vedi
Stai cercando qualcuno
Ma quello non sono io
Cercatene un altro
Perché noi non saremo amanti
Come i tuoi occhi sono una tortura
E la tua presenza beatitudine
Non ho mai saputo che il tempo
Potesse correre e sfrecciare in questo modo
Al tocco della tua carne
È difficile resistere
I pianeti collidono, collidono
Allo schiocco del tuo bacio
Ma puoi baciare tuo fratello
Perché noi non saremo amanti
Ora stai calando sipari
Stai facendo sfavillare vecchie fiamme
Stai creando turbamento
Piangendo di vergogna
Hai bussato alle porte
Hai abusato del mio nome
Hai diffuso il dubbio
Hai scagliato il tuo biasimo
Ma puoi rivolgerlo verso tua madre
Perché noi non saremo amanti
Ora il mondo è colmo di problemi
Tutti sono impauriti
I proprietari sono corrucciati
Le credenze sono spoglie
La gente si contende la propria parte
Proprio come cani
Ma non è niente in confronto
A quello che facciamo uno all’altra
Uno all’altra
Noi non saremo amanti
Noi non saremo amanti

mercoledì 6 settembre 2017

Bring 'Em All In

“Bring 'Em All In" è la canzone che dà il titolo al primo album solista di Mike Scott, pubblicato nel 1995 dopo la fine del primo fruttuoso periodo del suo gruppo The Waterboys. Distinguendosi dalla ricchezza degli arrangiamenti che contraddistingueva le sue produzioni precedenti, qui il suono è volutamente scarno, a sottolineare testi intimisti e autobiografici, in una ricerca di pace dopo i tumultuosi fasti rock appena trascorsi.



Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore

Porta i pesci piccoli
Porta gli squali
Conducili dalla lucentezza
Conducili dall'oscurità

Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore

Portali dalle caverne
Portali dalle altezze
Portali dalle ombre
Ergili nella luce

Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore

Pòrtale fuori dalla segregazione
Tirali fuori dai magazzini
Fuori dai nascondigli
Deponili alla mia porta

Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore

Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore

Porta i non perdonati
Porta gli irredenti
Porta i perduti e i senza nome
Lascia che siano visti

Riportali dall’esilio
Richiamali dal sonno
Conducili al portale
Deponili ai miei piedi

Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore

Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore

Portali tutti dentro, portali tutti dentro
Portali tutti dentro al mio cuore


venerdì 16 giugno 2017

A Man Is In Love


Come già in "I'm Talking About You", la dichiarazione d’amore anche qui viene affrontata alla lontana, con un espediente, ma dove nella prima si distoglieva l'attenzione verso una donna diversa dalla destinataria del messaggio, qui invece il protagonista si riferisce all’innamorato in terza persona, come se chi parla fosse semplicemente il latore e non il soggetto. L’idea di scrivere il testo in terza persona fino alla fine è un modo semplice ma efficace per ottenere un verso ricorrente di impatto: “A man is in love”. La canzone cresce mano a mano anche nella strumentazione, senza un vero e proprio ritornello, fino alla rivelazione del verso finale, che sfocia in una gioiosa e liberatoria giga.



Un uomo è innamorato, come lo so?
È venuto a camminare con me, così dicendomi
In una canzone che cantava, e in tal modo ho saputo
Un uomo è innamorato di te

Un uomo è innamorato, come l’ho sentito?
L’ho ascoltato parlare troppo, ogni volta che eri vicina
Sussurrava il tuo nome, quando aveva gli occhi chiusi
Un uomo è innamorato e lo sa

Un uomo è innamorato, come l’ho indovinato?
Me ne sono reso conto mentre ti guardava vestirti
Ti darebbe tutto sé stesso, se tu solo accettassi
Un uomo è innamorato, e sono io

giovedì 26 gennaio 2017

And A Bang On The Ear

Di origine celtica, l’espressione che dà il titolo al descrive un bacio affettuoso o un buffetto sulla guancia o su un orecchio. Gesto che riceve metaforicamente ognuna delle protagoniste di questo resoconto sentimentale, in cui, Mike Scott arrivato ai trenta anni si dedica a una sorta di bilancio della sua vita sentimentale, passando in rassegna i suoi amori passati, senza rimpianti, con una certa dose di autoironia e soprattutto con una delicata allegria accompagnata splendidamente da una musica entusiasta.




Lindsay fu il mio primo amore
Era in classe con me
Avrei tanto voluto chiederle di uscire
Ma ero troppo timido per farlo
La pienezza del mio sentimento
Non venne mai palesata
Ma le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

Nora era la mia ragazza
quando per la prima volta fui in un gruppo
la vedo ancora come fosse ieri
mescolare la zuppa di pollo
ora vive in Australia 
lavora come banditrice d’asta
le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

Deborah mi spezzò il cuore
e io, l’idiota disponibile
Mi innamorai di lei un’estate
Andando a Liverpool
Pensavo fosse per sempre
Ma finì nel giro di un anno
le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

La casa che misi su con Bella 
divenne un letto di spine
la erodemmo insieme
portando una palla al piede
Incominciò nel Fife [contea tradizionale della Scozia]
Finì in lacrime
le mando il mio amore
E un buffetto sulla guancia

Krista era una girovaga
proveniva dal Canada
Incrociammo le spade a San Francisco
Sopravvivemmo entrambi per poterlo raccontare
Non so dove sia adesso,
Ma oh se fosse qui!
Le darei il mio amore
E un buffetto sulla guancia

E allora mia donna del focolare
rifugio della mia anima
ti guardo dormire, con dolcezza
percepisco il sogno che si dipana
tu per me sei un Tesoro
per me inestimabile
ti darò il mio amore
E un buffetto sulla guancia 

mercoledì 21 settembre 2016

Fisherman's Blues

Fisherman’s Blues è una canzone esaltante. Un brillante caso di perfetta fusione tra musica e parole. Un inno alla gioia tra mare e cielo in terra d’Irlanda. Possiede un’euforia contagiosa, un’energia che coinvolge tanto chi la sente per la prima volta quanto chi la ama da anni. Oltre al testo della canzone ho tradotto “Una lettera d’amore al testo di Fisherman’s Blues dei The Waterboys”, un articolo di James Caig, che trovate qui nella versione originale: 



Vorrei essere un pescatore
Che ruzzola sui mari 
lontanissimo dalla terra ferma
E dai suoi ricordi amari

Lanciando la mia dolce lenza
Con abbandono e con amore
Senza un soffitto a gravare su di me
Salvo il cielo stellato là in alto

Con la Luce sul mio capo, e te nelle mie braccia

Vorrei essere il frenatore
Su un treno che sfreccia febbricitante
Schiantandosi a capofitto nel Cuore della terra
Come un cannone nella pioggia

Col battere delle traversine
E il bruciare del carbone
Contando le città che passano come lampi
In una notte piena d’anima

E so che sarò liberato
Dai legami che mi attanagliano
Che le catene appese intorno a me
Cadranno finalmente

E in quel giorno felice e fatale
Sarò l’artefice della mia stessa guarigione
Correrò su quel treno
Sarò il pescatore

Con la Luce sul mio capo, e te nelle mie braccia



 Senza un soffitto a gravare su di me

“Una lettera d’amore al testo di Fisherman’s Blues dei The Waterboys”, di James Caig


I wish I was a fisherman
Tumblin’ on the seas

Far away from dry land

And its bitter memories


La casa era in collina, una quindicina di minuti lungo una strada tortuosa che saliva da una cittadina medioevale posta a cavalcioni di un fiume chiaro come la seta. Il villaggio era annidato con cura in un anfiteatro naturale contornato da vigneti, e anche nel suo ruolo acquisito di avamposto turistico sonnacchioso, nel profondo sud ovest della Francia.

Ritiro. Ricarica.

Guidavamo. Prendemmo il traghetto, ci fermammo lungo la strada. Non fu un tuffo a freddo, ma una immersione graduale. Il caldo, la lingua, la cultura  — ognuno di questi elementi si intensificava procedendo verso sud ovest, avvicinandoci a una vacanza che prometteva tutto ciò che le nostre vacanze sempre ci promettono.

Tempo per disconnettersi. Tempo da passare insieme. Una possibilità per ricollegarsi con qualcosa di più basilare, più autentico forse. Tempo per rallentare, per prestare attenzione, di nuovo.

Casting out my sweet line
With abandonment and love
No ceiling bearin’ down on me

Save the starry sky above


Prestare attenzione non è così naturale ai giorni nostri, pare. Al lavoro,  circondati dal pulsare incessante della vita moderna, la nostra impostazione predefinita è essere distratti. Come viene delineato in questo meraviglioso brano, la realtà urbana crea uno “scudo di disattenzione”. Arresta la nostra connessione col mondo e diventa tanto più spesso e più pesante, quanto più tempo passiamo dietro di esso. Ci muoviamo più veloci che mai, e più che mai disattenti.

La vacanza, come ho appena sperimentato, è un momento in cui lo scudo può sollevarsi un poco. Siamo in grado di prestare attenzione, di collegarci un po’ più naturalmente. Lanciamo una dolce lenza verso l’esterno, sperando che qualcosa di significativo abbocchi.

E sebbene non la suonassi mai in auto, era Fisherman’s Blues che risuonava nella mia testa mentre percorrevamo la Francia, allontanandoci dalla nostra metaforica terra ferma. Magari non avremo ruzzolato sui mari, ma ci sentivamo trasportati dall’abbandono e dall’amore.

I know I will be loosened
From the bonds that hold me fast
That the chains all hung around me

Will fall away at last


Cominciai a notare e apprezzare molte più cose di questa canzone, questo canto marinaresco che celebra la rimozione dei paraocchi in modo da potere a nostra volta notare e apprezzare in misura maggiore. Questa canzone su un pescatore che non è effettivamente cantata da un pescatore. Questo blues che non è veramente un blues, ma piuttosto un gospel mascherato. Un inno alla natura, al passato, e come lo sono tutti i canti gospel, al futuro, caricato come è da una promessa di un domani migliore.

Fisherman’s Blues è una fuga, un’azione di svincolamento. Rappresenta la ricerca di Mike Scott verso qualcosa di più reale, lontano dagli apparati della moderna vita sociale. Fu questo il viaggio, più indelebile del nostro, che Scott intraprese quando realizzò l’album (chiamato anch’esso Fisherman’s Blues). La canzone, come la nostra vacanza, ti chiede di riconnetterti con qualcosa di più libero, più significativo. Un passo indietro nel tempo che diede il via a un grande passo artistico in avanti.

Un viaggio non è solo la destinazione, ovviamente, ma anche il posto di partenza. Per noi, il posto di partenza voleva dire schemi, scadenze, responsabilità. Per Scott, sono legami, catene, e ricordi amari. In entrambi i casi ciò che è più potente è che il sogno da cui scappiamo svanirà magicamente. Rimarrà da qualche parte laggiù, su quella terra ferma figurata, e pertanto cesserà di esistere.
Come se uno sguardo al villaggio, alla montagna, alla casa, alla piscina ci rendesse tutti felici. Così è stato il nostro viaggio. Domani sarò liberato.

I wish I was the brakeman
On a hurtlin’ fevered train
Crashing a-headlong into the heartland

Like a cannon in the rain


La promessa di Fisherman’s Blues è un domani dove i problemi sono lasciati alle spalle. L’esistenza è meno complessa, ed è consegnata alle mani di un potere più alto, una forza elementare non controllata da noi.

Tumblin’ on the seas… On a hurtlin’ fevered train…

Ma quel domani è anche un ieri. Mentre una volta il viaggio ampliava la mente, ora lo usiamo per restringere il nostro campo di interesse. Ci liberiamo dei fardelli della modernità per strizzarci nella semplicità delle vite meno moderne di altre persone. Mangiamo il loro cibo, camminiamo sulle loro colline, viviamo secondo i loro rituali. Forse vogliamo ricatturare ciò che abbiamo perso, vivere come avremmo potuto vivere. Forse stiamo cercando di rimettere il genio dentro alla lampada. Certamente la sensazione è quella di ritornare a ciò che è importante.

With the beating of the sleepers
And the burnin’ of the coal
Counting the towns flashing by

In a night that’s full of soul


Puoi sentire la realtà viscerale di queste vecchie vite, nella loro durezza, che esce pulsando attraverso la canzone. Le abitudini e i rituali sono costruiti intorno alla necessità di arrivare a fine mese, non alla realizzazione di sé stessi. Ma Fisherman’s Blues ti fa desiderare ardentemente quella vita semplice, ti fa sentire che potresti viverla. È come leggere di nuovo On The Road. Magico.

E quel “woo” che termina ogni ritornello di Fisherman’s Blues racchiude ogni cosa — liberazione, speranza, felicità. È il suono di una notte che è piena d’anima. L’anima della vita moderna, con i suoi soffitti e legami e catene e amari ricordi, è stata ingabbiata. Abbiamo la volontà — la necessità — di fuggirla per qualcosa di più significativo. Nella città è facile procurarsi notti piene di rumore (e di oblio e indulgenza). Meno facile connettersi, scoprire, deliziarsi, meravigliarsi. Ma tutti abbiamo bisogno di ciò.

And on that fine and fateful day
I will take me in my hands
I will ride on the train
I will be the fisherman


E così, ovviamente, c’è una ragazza. Le vite che Scott immagina sono solo simboli. O piuttosto, mi piace pensare, immagini rispecchiate della vita che egli immagina con lei. La vita del pescatore è la vita del frenatore è la semplicità e la felicità e la verità di essere innamorati. Con una di esse al suo posto, ha bisogno solo dell’altra per completarsi. Vita, seconda edizione.

E sebbene le vacanze non siano sempre così perfette come i sogni che possono ispirare, essere circondati dalle persone che più ami al mondo, costantemente, vale tanto come l’esperienza della fuga.

With light in my head
You in my arms


A che serve avere la Luce in testa, chiede la canzone, se non hai fra le braccia le persone che ami?