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lunedì 30 gennaio 2023

Kingdom Come

Tom Verlaine (Thomas Miller) , 1949 – 2023.

Dal primo album solista di Tom Verlaine, omonimo del 1979, il brano “Kingdom Come” fu successivamente interpretato da David Bowie e inciso su “Scary Monsters”.


 

Camminavo sotto una pioggia battente
E sentii una voce gridare
“è tutto in vano”
La voce del fato
brillava nella mia stanza
Ho bisogno di un solo giorno
Da qualche parte, lontano
Signore ho bisogno di un solo giorno

Beh romperò queste rocce
E falcerò questo fieno
Si romperò queste rocce
Qual è il mio prezzo da pagare?

Beh il fiume è così fangoso,
ma potrebbe diventare limpido
E so fin troppo bene cosa mi tiene qui
Sono solo lo schiavo di un raggio che brucia
Oh dammi la notte,
Non posso sopportare un altro sguardo
Per favore, per favore donami la notte

Il sole continua a picchiare su di me, il muro è alto un miglio
Dalla cima della torre mi guardano sperando che io muoia

Non romperò rocce
Ho detto “Non romperò rocce”

(Non romperò rocce)
(Non romperò rocce)
(Non romperò rocce)
Quando il Regno verrà

 

venerdì 6 marzo 2020

Venus


Una canzone, scritta da Verlaine per l'album Marquee Moon, che racconta le sensazioni di una notte trascorsa insieme all’amico Richard Hell. La famosa Venere di Milo ovviamente non ha braccia nelle quali cadere, e il ritornello quindi enfatizza con una metafora l’ermetismo del testo, sempre molto suggestivo e ricercato stilisticamente come tutti quelli di Thomas Miller, che non a caso adottò come nome d’arte il cognome del poeta francese.



Era una tesa notte in miniatura
Il mondo era così sottile tra le mie ossa e la pelle
Lì stava un’altra persona che era un poco sorpresa
Di trovarsi faccia a faccia con un mondo così animato

Come caddi (ti sentivi giù?)
No (huh?)
Caddi dritto tra le braccia della Venere di Milo

Sai è tutto come un qualche nuovo tipo di droga
I miei sensi sono acuti e le mie mani sono come guanti
Broadway appariva così medievale
Sembrava sbattere come paginette
E caddi di lato ridendo
Con un amico da molti palchi

Come caddi (ti sentivi giù?)
No (huh?)
Caddi dritto tra le braccia della Venere di Milo

Improvvisamente i miei occhi divennero deboli e tremuli
Sapevo che c’era dolore ma un dolore senza sofferenza
Poi Richie, Richie disse
"Hey amico, dai mascheriamoci da poliziotti, pensa le cose che potremmo fare"
Qualcosa, qualcosa mi disse “meglio che tu non lo faccia "

Come caddi (ti sentivi giù?)
No (huh?)
Mi alzai per uscire camminando dalle braccia della Venere di Milo


mercoledì 30 gennaio 2019

Torn Curtain


Canzone di forte impatto, dall’atmosfera cupa e dal testo pressoché impenetrabile, chiude degnamente l’album di esordio dei Television.



Il sipario strappato svela un altro dramma
Il sipario strappato, una tale rivelazione
Non sono sicuro, quando la bellezza incontra il sopruso
Il sipario strappato ama ogni derisione

Lacrime, lacrime
Tornare indietro negli anni (anni, anni)
Scorrono via come lacrime (lacrime, lacrime)
Tornare indietro negli anni (anni, anni)
Gli anni che ho visto prima

Il sipario strappato, mi lancia un’occhiata
Il sipario strappato, porta avanti la trance
Ma non sto provando dolore, tenendomi al filo
Il sipario strappato mi solleva sul sentiero battuto

Lacrime, lacrime
Tornare indietro negli anni (anni, anni)
Scorrono via come lacrime (lacrime, lacrime)
Tornare indietro negli anni (anni, anni)
Le lacrime che non ho mai versato

Il sipario strappato, pare più di sentire un rastrello
Il sipario strappato, quanto ci vuole?
Riducilo in cenere
Lacrime, lacrime
Tornare indietro negli anni (anni, anni)
Scorrono via come lacrime (lacrime, lacrime)
Tornare indietro negli anni (anni, anni)
Gli anni che ho visto prima


mercoledì 24 ottobre 2018

See No Evil


The three wise monkeys are a pictorial maxim, embodying the proverbial principle "see no evil, hear no evil, speak no evil".

Brano di apertura di “Marquee Moon” (1977) il primo disco dei Television.



Ciò che voglio
Lo voglio adesso
Ed è molto molto di più
Che “in un modo o nell’altro”
Voglio fare volare una fontana
Voglio salta-salta-saltare
Saltare una montagna

Io comprendo tutti (non vedo)
Gli impulsi distruttivi (non vedo)
Sembra così perfetto (non vedo)
Non vedo, non vedo il male

Mi vengono idee
Mi viene un desiderio
Voglio una bella barchetta
Fatta d’oceano
Capisco che cosa intendi
Sei così scaltro
A ottenere buone reazioni
Con il tuo “cattivo” linguaggio

Io comprendo tutti (non vedo)
Gli impulsi distruttivi (non vedo)
Sembra così perfetto (non vedo)
Non vedo, non vedo il male

Non dire inconsapevole
Non dire sorte avversa
Bene, se lo devi proprio dire
Oh, lascia che io abbandoni questa stanza
Perché ciò che voglio
Lo voglio adesso
Ed è molto molto di più
Che “in un modo o nell’altro”, capisci?

Io comprendo tutti (non vedo)
Gli impulsi distruttivi (non vedo)
Sembra così perfetto (non vedo)
Non vedo, non vedo il male

Sto correndo all’impazzata con colei che amo (non vedo il male)
Sto impazzendo con colei che amo (non vedo il male)
Come potresti farlo con colei che amo (non vedo il male)
Gettare via i sentimenti di colei che ami (non vedo il male)

fare tardi nei bar con  colei che ami (non vedo il male)
demolire il futuro con  colei che ami (non vedo il male)
demolire il futuro con  colei che ami (non vedo il male)
demolire il futuro con  colei che ami (non vedo il male)
demolire il futuro con  colei che ami (non vedo il male)


mercoledì 20 luglio 2016

Marquee Moon

I remember how the darkness doubled. Questo il suggestivo inizio di Marquee Moon, l’epica (oltre dieci minuti di durata nella versione originaria) canzone che fa da fulcro – fin dal titolo – al primo album dei Televison; ovvero a uno degli esordi migliori della storia del Rock. La voce di Verlaine arriva – graffiante proprio come la sua chitarra – soltanto dopo che gli altri strumenti hanno fatto il loro ingresso uno alla volta, per raccontare di una stralunata escursione mentre la tensione dinamica aumenta. Prima del lungo intermezzo strumentale, le stesse scale introducono tre volte il ritornello, che in un crescendo vede il protagonista prima aspettare, poi esitare e da ultimo decidere di porre fine all’attesa.




Io ricordo
Come l’oscurità raddoppiò
Rimembro
Il fulmine colpire sé stesso
Stavo ascoltando
Ascoltando la pioggia
Stavo udendo
Udendo qualcos’altro

La vita nell’alveare increspava la mia notte
Il bacio della morte, l’abbraccio della vita.
Stavo là, sotto alla Luna del tendone, aspettando, semplicemente

Mi rivolsi a un uomo
Giù ai binari
Gli chiesi
Come facesse a non impazzire.
Mi disse: “Guarda qui, giovane, non essere così felice.
E Santo Cielo, non essere così triste”.

La vita nell’alveare increspava la mia notte
Il bacio della morte, l’abbraccio della vita.
Stavo là, sotto alla Luna del tendone
Esitando

Una Cadillac
Sbucò fuori dal cimitero
Inchiodò davanti a me
Tutto ciò che dissero: Sali su

La vita nell’alveare increspava la mia notte
Il bacio della morte, l’abbraccio della vita.
Stavo là, sotto alla Luna del tendone
Non aspetterò