sabato 31 dicembre 2022

I Walk on Guilded Splinters

"I Walk on Guilded Splinters" (a volte"I Walk on Gilded Splinters" o "Walk on Gilded Splinters") è una canzone scritta da Mac Rebennack, sotto lo pseudonimo di Dr. John Creaux. Fece la sua prima comparsa come brano di chiusura del suo album di debutto “Gris-Gris” del 1968. Fu poi reinterpretata più volte da molteplici musicisti.

Dr. John affermò che la canzone era basata su una canzone voodoo tradizionale. “Avrebbe dovuta essere Splendors, ma la cambiai in Splinters… pensavo semplicemente che splinters suonasse meglio e ho sempre visualizzato schegge quando la cantavo”. Il musicista di New Orleans Coco Robicheaux, il cui nome è citato nel testo, disse: “Dr. John era molto interessato nella metafisica … nel voodoo le “schegge dorate” sono i punti di un pianeta. Da un punto di vista mistico, appaiono come piccole schegge dorate, come pepite d’oro, come braci che continuano a bruciare. Sono forze differenti in momenti differenti. Suppongo che si leghi con l’astrologia, e influenza l’energia. Ecco di che cosa si tratta”.

Molte parti del testo sono nel dialetto di New Orleans e riportano termini slang come “kon kon” o il Ti prima di un nome (Ti Albert), e anche nel francese parlato in quella città (“Je suis the Grand Zombie”). Un altro riferimento a New Orleans si trova in “king of the Zulu”, un termine del carnevale del Mardi Gras, e in “gris gris”, che è un talismano voodoo.

Inoltre sono usati anche termini di slang tipico americano utilizzato in molte canzoni blues, come “tom cat” nella sua accezione di donnaiolo, o “they jive me” (mi prendono in giro).



Alcune persone pensano di prendermi in giro

So che devono essere pazze

Non vedono la loro sventura

Suppongo siano semplicemente pigre

 

Je suis il Grande Zombie

Cintura gialla di Choison

Non ho paura dei donnaioli

Mi riempio il cervello di veleno

Cammino attraverso il fuoco

Volo attraverso il fumo

Vedo il mio nemico

Alla fine della corda

Camminare su aghi e spilli

Vedi quello che possono fare

Camminare su schegge dorate

Con il re degli Zulu

Con bu nay killy con con
Camminare su schegge dorate

Con bu nay killy con con
Camminare su schegge dorate


Rotolo fuori dalla mia bara

Bevo veleno nel mio calice

L’orgoglio comincia a svanire

E finirete tutti per sentire il mio astio


Metterò del gris gris sulla tua soglia

Presto sarai nel canale di scolo

Fonderò il tuo cuore come burro

e-e-e ti farò balbettare

Con bu nay killy con con
Camminare su schegge dorate

Con bu nay killy con con
Camminare su schegge dorate

Coco Robicheaux vedo il potere andare

Vieni giù alla mia soiree

Porta il tuo parain (padrino), la tua Marie, la tua Mami, il tuo Dondi

Tuo cugino, tutta la famiglia

No fine de cose bonne?
La jovial la chandelle?
Se la fais la carabas?

Con bu nay killy con con

Camminare su schegge dorate

Con bu nay killy con con
Camminare su schegge dorate
Con bu nay killy con con
Camminare su schegge dorate

Con bu nay killy con con
Camminare su schegge dorate

Sì, sul Bayou

domenica 25 dicembre 2022

Mother In The Graveyard

Anna & Elizabeth: un duo folk americano costituito da Anna Roberts-Gevalt ed Elizabeth Laprelle, che integra musica sperimentale con esecuzioni autentiche di canzoni folk degli Stati Uniti. Dall’album del 2018, “The Invisible Comes to Us”, è tratto questo brano.




Mamma è nel cimitero, e io sono sulla terra, cercatemi

Mamma è nel cimitero e io sono sulla terra

E voglio che il grembo di Dio sia il mio cuscino

Nascondimi tra le rocce dei secoli

Cercami

Sto salendo sulla scala di Giacobbe, cercami

Sto salendo la scala di Giacobbe

E voglio che il petto di Dio sia il mio cuscino

Nascondetemi nelle rocce dei secoli

Cercatemi

 

Vedi Fratello Pietro quando raggiungerai il Regno, cercami

Vedi Fratello Pietro quando arriverai al Regno

E voglio che il petto di Dio sia il mio cuscino

Nascondetemi nelle rocce dei secoli

Cercatemi

 

Conduci quella carrozza fino alla mia porta, cercami

Guidate quella carrozza alla mia porta

E voglio che il petto di Dio sia il mio cuscino

Nascondetemi nelle rocce dei secoli

Cercatemi

venerdì 16 dicembre 2022

Samson and Delilah / If I Had My Way

La storia di Sansone e Dalila è stata ispirazione di uno spiritual tradizionale, noto anche col titolo “If I had My Way”, soggetto nel corso dei decenni a molteplici adattamenti e all'aggiunta di strofe. Qui nella versione del reverendo “Blind” Gary Davis, la canzone fu ripresa e riarrangiata anche dai Grateful Dead.


Se facessi a modo mio
Se facessi a modo mio
Se facessi a modo mio
Demolirei quest’intero edificio

 

Dalila era una donna, era bella e giusta

Di aspetto gradevole – Dio lo sa – e con capelli neri come il carbone

Dalila conquistò la mente del vecchio Sansone

Quando la vide per la prima volta, questa donna era incantevole

Dalila salì sulle ginocchia di Sansone

Disse: raccontami dove risiede la tua forza, se vuoi

Poi ella parlò con tale gentilezza, con tale lealtà

Che Sansone disse, Dalila puoi tagliarmi i capelli

Puoi radere la mia testa fino a che sia liscia come la mia mano

La mia forza diverrà normale come quella di ogni altro uomo

 

Avete letto di Sansone, fino dalla nascita

Era l’uomo più forzuto mai vissuto sulla terra

Un giorno mentre Sansone passeggiava

Guardò al suolo e vide una vecchia mascella

Poi allungò il suo braccio e le sue catene si spezzarono come fili

E quando dovette spostarsi, in diecimila erano morti

 

Ora Sansone e il leone, presero a combattere

E sansone salì sulla schiena del leone

Hai letto di questo leone, uccise un uomo con la sua zampa

Sansone mise le mani intorno alla mascella del leone

Lacerò quella bestia, l’ammazzò

E le api fecero il miele nella testa del leone

 

Se facessi a modo mio
Se facessi a modo mio
Se facessi a modo mio
Demolirei quest’intero edificio

Butterei giù tutto l’edificio

mercoledì 7 dicembre 2022

Crazy Man Michael

Il disco “Liege and Lief”, quarto album dei Fairport Convention, pubblicato nel 1969, comprende numerosi brani tradizionali riarrangiati, ma anche alcune composizioni originali come questa firmata dal chitarrista Richard Thompson e dal violinista Dave Swarbrick.

“La canzone è una tragedia resa sia con grande potenza sia in modo quasi perfetto e con una certa economia di mezzi, nel senso Aristotelico.  L’azione dell’eroe costituisce anche il suo proprio disfacimento e, sempre che egli se ne renda conto, se ne rende conto solo troppo tardi. La esatte dimensioni della tragedia muteranno sulla base di un numero di fattori, incluso il fatto che noi possiamo credere pienamente alla percezione di Michael degli eventi o a ciò che il narratore ci racconta di essi. Crediamo che Michael riconosca ciò che ha fatto solo dopo averlo fatto? Possiamo noi fidarci della parola del narratore, quando asserisce che l’occhio di Michael è sano di mente e la sua parola è schietta, in particolare alla luce di ciò che udiamo prima e dopo quel verso? Per quanto la tragedia risuoni con l’intensità maggiore alla sorpresa di un primo ascolto, la canzone continua a ricompensare l’ascoltatore ai passaggi successivi, toccandolo sempre più nel profondo quando vi ritorna.”

Ken Bigger dal sito Sing out  



Dentro al fuoco e fuori sul mare,

Michael il folle andava camminando

Incontrò un corvo con occhi neri come carboni

E in breve vennero a discutere

Il tuo futuro, il tuo futuro, ti racconterei

Il tuo futuro spesso mi hai chiesto

Il tuo vero amore morirà per tua stessa mano

E Michael il folle dannato sarà

 

Michael inveì e Michael vaneggiò

E picchiò i quattro venti coi suoi pugni

Rise e pianse, urlò e imprecò

Ché la sua folle mente lo aveva intrappolato con un bacio

Tu parli con una cattiveria, tu parli con un odio

Tu parli per il diavolo che mi perseguita

Perché se ella non è la migliore in tutta la landa

Le tue parole stregonesche vogliono dileggiarmi

 

Egli estrasse il suo pugnale di fuoco e di acciaio

E abbattè il corvo infilzandogli il cuore

L’uccello svolazzò a lungo e il cielo girò

E la fredda terra si stupì e spaventò

Oh dove è il corvo che colpii a morte?

E dove è che egli giace al suolo?

Vedo il mio vero amore con una ferita sì rossa

Proprio dove il suo cuore di innamorata forte batteva

 

Michael il folle si stupisce e urla

E parla alla notte ed al giorno

Ma i suoi occhi non mostrano pazzia e la sua parola è schietta

Ed brama di esser lontano

Michael fischietta la più semplice delle arie

E chiede perdono ai lupi selvaggi

Perché il suo vero amore è fluito in ogni fiore cresciuto

Ed egli dovrà essere il custode del giardino

mercoledì 30 novembre 2022

Another Theory Shot to Shit

“Another Theory Shot to Shit" è un brano scritto da Mike Watt, presente sul primo disco della band fIREHOSE, "Ragin', Full-on" del 1986.


Un’altra teoria fatta a pezzi

 

Dalla mano di un esponente del governo

Sono arrivate queste carte

Sono arrivati questi segni

Sono arrivate queste cose buone

Giunti dai ronzii di questo macchinario

Oliato e rotante

Veloce, forte

Solidità, ingranamenti

Ingranamenti eterni

(elegante quasi)

Ingranaggi dentro ingranaggi di acciaio

E fluidità

Si innestano e si sganciano

Si lambiscono e si immergono

E poi rallentare per votare?

 

Ah hahahahahahahahahahah
Votare

martedì 22 novembre 2022

Tennessee Jed

“Tennessee Jed” di David Dodd.

Robert Hunter: “’Tennessee Jed’ ebbe origine a Barcellona. Riempito di “vino tinto”, la composi ad alta voce al suono di uno scacciapensieri fatto vibrare tra facciate di edifici che ne riecheggiavano il suono da qualcuno che passeggiava un mezzo isolato avanti a me nel tardo crepuscolo estivo”.

Una storiella perfettamente incorniciata – esprime e ci comunica il luogo, il momento, la stagione, lo stato mentale di Hunter, la musica nell’aria e la luce, e ci ritroviamo là. Eppure il testo che ne risulta appare incoerente! Folklore americano allo stato puro, colmo di riferimenti a un ignoto spettacolo radiofonico degli anni quaranta del novecento e di personaggi che paiono scesi da un romanzo ambientato nel Sud rurale. Colpisce, però, che sia una canzone sulla nostalgia di casa, e forse è da lì che Hunter lo ricava – il desiderio di essere in quel posto che preferisce a ogni altro al mondo.

Il nostro narratore è davvero a mal partito. Si trova in prigione, o per lo meno alla catena con una squadra di lavoratori forzati, all’inizio della canzone, e le cose non vanno esattamente nel migliore dei modi. È il destino della povera gente lungo i secoli: “l’uomo ricco calpesta la mia povera testa…” col risultato che si può cercare tregua solo nel bere, nel gioco d’azzardo, e nella migliore amica dell’uomo.

Lo sconosciuto spettacolo radiofonico “Tennessee Jed”, andò in onda dal 1945 al 1947, ed era sponsorizzato da una ditta di panificazione (Tip-Top Bread), il che sembra legarsi con il verso “quando tornerai farai meglio a imburrarmi il pane” (coincidenza? Non credo). Il personaggio del titolo, Jed (un tipo pratico con una sei colpi), abita un territorio con personaggi che rispondono al nome di Cookstove, il tiratore scelto Steve Martin, lo sceriffo Anderson, Capo Aquila Grigia, Gedeone Gordon, e altri ancora. Tra le altre sue imprese da “buon samaritano”, Jed (che pure canta) sventa un piano per rovesciare il governo degli Stati Uniti a opera di una banda che intende dare nuovo inizio alla Guerra Civile (che al tempo era relativamente recente, un po’ come per noi la Seconda Guerra Mondiale  - per cui una sorta di storia da Capitan America, tanto per contestualizzare).

Stranamente, il titolo della canzone e il personaggio in essa non sono perfettamente abbinati. Il verso nella canzone dice “ritorniamo nel Tennessee, Jed”, e non “torniamo a Tennessee Jed”. Per cui c’è un gioco su nome del personaggio e dello spettacolo, per chi lo sa cogliere. Giusto nel caso foste stati in ascolto all’epoca.

“Tennessee Jed” fu eseguita per la prima volta allo spettacolo del 19 ottobre del 1971 al Northrup Auditorium alla University of Minnesota di Minneapolis, insieme con altre cinque “premiere”: “Jack Straw,” “Mexicali Blues,” “Comes a Time,” “One More Saturday Night,” e “Ramble On Rose.” Divenne da subito un caposaldo del repertorio dal vivo, comparendo ogni anno per un totale di 433 esecuzioni. L’ultima volta fu eseguita l’8 Luglio del 1995, al penultimo spettacolo della band a Chicago.

Fu sul disco “Europe ’72”, una di quella serie di canzoni mai registrate in studio, e fu ripresa in modo memorabile da Levon Helm sul suo disco Electric Dirt nel 2009.

Amo la musica scritta da Garcia per “Tennessee Jed.” Il motivo discendente è orecchiabile e poi, nella parte solista, il ponte senza parole che esplode in uno spazio del tutto nuovo, proprio di fronte alla nostre orecchie. Non me ne stufo mai. Dalle circostanze descritte da Hunter relative alla composizione del testo, mi viene la sensazione che la frase discendente possa essere stata suggerita da Hunter – il quale spesso, il più delle volte, pare, componeva i suoi testi con delle musiche che poi Garcia, il più delle volte, scartava per ripartire da zero (ci sono eccezioni di rilievo, in cui la musica di Hunter venne mantenuta, in particolare in “It Must Have Been the Roses.” e “Easy Wind.”).

Sembra una frasetta vibrante che potrebbe giungere col ritmo delle parole, e potrebbe essere stata suggerita dal suono di uno scacciapensieri.

Poi c’è il ritmo, che rientra in quella categoria “shuffle” dei brani Grateful Dead, un tipo di beat tranquillo, che rimbalza gentilmente e su cui ci si muove facilmente, adatto a una varietà di tempi. A volte la band sembrava chiedere “quanto lentamente possiamo suonarla?”. È completamente ascientifico, ma un controllo sul posto dei tempi di durata di varie esecuzioni della canzone lungo gli anni mostra una variazione della durata da 7:15 e 8:40. Non può essere tutto dovuto a un aumento del tempo dedicato alla jam, dato che questo ha avuto una durata di battute regolarmente costante, per quanto posso affermare senza un esame approfondito. Per cui attribuirei la vasta diversità nei tempi di esecuzione a una variazione della velocità.

In conclusione, per me una canzone sul desiderio di tornare a casa. Una delle molte con tale argomento nel repertorio dei Dead.

Il testo originale si trova sul sito www.dead.net


Ceppi di gelido ferro e una palla con la catena

Ascolti il fischio del treno serotino

Sai che sei destinato a finire morto

Se non fai rotta per il Tennesse, Jed

 

L’uomo ricco calpesta la mia povera testa

Quando ti alzi farai meglio a imburrarmi il pane

Lo sai che è come ho detto

Farai meglio a ritornare in Tennessee, Jed

 

Tennessee, Tennessee

Non c’è altro posto in cui preferirei essere

Bimba non vuoi riportarmi

Indietro nel Tennessee?

 

Bevi tutto il giorno e te la spassi nel letto tutta la notte

La legge ti viene a prendere se non tiri dritto

Mi è arrivata una lettera stamani e diceva solo:

Faresti meglio a incamminarti per il Tennesse, Jed

 

Ho tirato giù quattro piani e mi sono spaccato la spina dorsale

Dolcezza vieni presto con la tintura di iodio

Mi prendo qualche istante sotto il letto

E poi si torna in Tennessee, Jed

 

Tennessee, Tennessee

Non c’è altro posto in cui preferirei essere

Bimba non vuoi riportarmi

Indietro nel Tennessee?

 

Mi imbattei in Charley Phogg

Mi fece un occhio nero e prese a calci il mio cane

Il mio cane si volse verso di me e disse

Dai torniamo in Tennessee, Jed

Mi sveglia con un brutto presentimento

Scesi a giocare alla slot machine

Le rotelle giravano e le lettere dicevano:

Farai meglio a tornare in Tennessee, Jed

 

Tennessee, Tennessee

Non c’è altro posto in cui preferirei essere

Bimba non vuoi riportarmi

Indietro nel Tennessee?

martedì 15 novembre 2022

Maps and Legends

Brano tratto dal terzo album dei R.E.M., “Fables of the Reconstruction”, pubblicato nel 1985. In quell’anno Stipe affermò che la lettura di una  mappa viene usata in questa canzone come una metafora per la “lettura” di una persona: “Molte persone sono come mappe. Le scruti, e le puoi stendere su un tavolo e leggerle e scorrervi sopra il dito. Puoi trovare le loro piccole storie, i loro quadratini e cerchietti … vai alla legenda e lì trovi che cosa significa il cerchio. Poi ritorni alla mappa e tutto comincia ad acquistare significato.” Disse anche (nel 1986) che la canzone “in qualche modo” parlava anche del Reverendo Howard Finster, un ministro battista di Summerville, Georgia (morto nel 2001) conosciuto per la sua arte folcloristica e visionaria (ad es. la copertina di “Reckoning”), da cui i riferimenti alla pittura presenti nel testo.



Egli non è raggiungibile, è raggiungibile

Non può essere raggiunto, può essere raggiunto

 

Chiamato il folle e la compagnia

Per conto suo, dove preferirebbe stare

Dove dovrebbe essere

Ed egli vede ciò che tu non puoi vedere, non lo capisci questo?

(egli vede ciò che tu non puoi vedere)

 

Forse è preso nella leggenda

Forse è preso nell’umore

Forse queste mappe e leggende

Sono state fraintese

 

Giù lungo la via, la strada è divisa

Dipingimi i posti che hai visto

Quelli che sanno ciò che io non so

Ricorri al giallo, al rosso e al verde

( Non riesci a vederlo?)

 

Forse è preso nella leggenda

Forse è preso nell’umore

Forse queste mappe e leggende

Sono state fraintese

 

Egli non è raggiungibile, è raggiungibile

Non può essere raggiunto, può essere raggiunto

 

La mappa che hai dipinto non sembra reale

Egli canta semplicemente qualunque cosa ha visto

Punta alla leggenda, punta all’est

Punta al giallo, rosso e verde

 

Forse è preso nella leggenda

Forse è preso nell’umore

Forse queste mappe e leggende

Sono state fraintese


Può essere raggiunto? Non può essere raggiunto (Mappe e leggende)

Può essere raggiunto? Non può essere raggiunto (Mappe e leggende)

Può essere raggiunto? Non può essere raggiunto, non più (Mappe e leggende)


lunedì 31 ottobre 2022

The Music Never Stopped

Questo brano, scritto da Bob Weir con testo di John Barlow, compare per la prima volta sul disco “Blues for Allah”, pubblicato nel 1975.



Ci sono zanzare sul fiume

I pesci si alzano come uccelli

È da sette settimane che fa caldo

Troppo caldo, persino per parlare

Hai sentito anche tu quel che sento io?

Potrebbe essere stato un violino

O potrebbe essere stato il vento

Ma ora sembra un battito

Lo sento nei miei piedi ora

Ascolta, giunge di nuovo

 

C’è una banda per la strada

Si inoltrano in città a grandi falcate

È un arcobaleno colmo di suono

E sono fuochi d’artificio, organi a vapore e pagliacci

Tutti stanno ballando

Avanti bambini, su forza bambini

Avanti battete le mani

 

Il sole scese nel miele

E la luna salì nel vino

Sai le stelle giravano frastornate

Signore, la banda ci ha tenuti così impegnati

Che abbiamo scordato lo scorrere del tempo

 

Sono una banda che va ogni oltre descrizione

Come il coro preferito da Geova

La gente si unisce mano nella mano

La musica suonava la banda

Signore ci stanno infiammando

 

Il galletto impazzito canta a mezzanotte

Sfere di luce avanzano rotolando

Vecchi cantano dei loro sogni

Le donne ridono e i bambini urlano

E la banda continua a suonare

 

Si continua a danzare fino alla luce del giorno

Si saluta l’aria mattutina con canzoni

Nessuno se ne accorse, ma la banda aveva fatto su armi e bagagli

Ma c’era mai stata?

Ma tutti continuarono a ballare

 

Avanti bambini, su forza bambini

Avanti battete le mani

 

La fresca brezza arrivò martedì

E il raccolto del granturco è enorme

E i campi sono pieni di danze

Pieni di canti e di corteggiamenti

La musica mai si fermò


lunedì 17 ottobre 2022

Young at Heart

"Young at Heart" è una ballata composta da Johnny Richards con testo scritto da Carolyn Leigh. La canzone fu scritta e pubblicata nel 1953, laddove la Leigh aggiunse le parole a un brano di Richards nato come strumentale e chiamato originariamente “Moonbeam”. Frank Sinatra fu il primo a registrare la canzone, la quale ebbe un grandissimo successo di vendite. Tra gli innumerevoli artisti che la ripresero negli anni ricordiamo anche Tom Waits, che la incluse nella sua raccolta “Orphans”.



Le fiabe possono avverarsi, può succedere a te
Se sei giovane di spirito
Perché è difficile, scoprirai, avere una mentalità chiusa
Se sei giovane di spirito

Puoi arrivare agli estremi con schemi impossibili
Puoi ridere quando i tuoi sogni si sgretolano e si scuciono
E la vita diventa più emozionante ogni giorno che passa
E l’amore è nel tuo cuore, o per la sua strada

Non lo sai che vale ogni tesoro sulla terra
Essere giovani di spirito?
Perché per quanto tu sia ricco, è di gran lunga meglio
Essere giovani di spirito

E se sopravvivrai fino all’età di 105 anni
Guarda tutto ciò che ricaverai dall’essere vivo
E questa è la parte migliore, parti in vantaggio
Se ti ritrovi tra i più giovani di spirito

E se sopravvivrai fino a 105
Guarda tutto ciò che otterrai rimanendo vivo
E questa è la parte migliore, parti dalla prima posizione
Se sei tra i più giovani di spirito

venerdì 30 settembre 2022

God Save the Queen

“God Save the Queen” è il secondo singolo della band Sex Pistols. Fu pubblicato il 27 maggio 1977, durante il giubileo d’argento di Elisabetta II del Regno Unito.

La band ha sempre negato che la canzone sia stata creata appositamente per il Giubileo. Paul Cook disse: «Non è stata scritta specificatamente per il Giubileo della regina, non era un'opera studiata a tavolino per venire fuori e scioccare tutti».  John Lydon spiegò poi il significato del testo dicendo: «Non si scrive una canzone del genere perché si odiano gli inglesi. La si scrive perché si amano e si è stanchi di vederli maltrattati». Originariamente il titolo era No Future, ma il loro manager Malcolm McLaren, sapendo dell'imminente Giubileo d'Argento della regina, convinse la band a cambiare il nome del singolo in “God Save the Queen”, e ne ritardò l'uscita per farla coincidere con la manifestazione.


 

Dio salvi la regina

Il regime fascista

Ti hanno reso un imbecille

Una potenziale bomba H

 

Dio salvi la regina

Non è un essere umano

E non c’è futuro

E l’Inghilterra sta sognando

 

Non farti dire che cosa è che vuoi

Non farti dire di che cosa hai bisogno

Non c’è futuro

Nessun futuro

Nessun futuro Per te

 

Dio salvi la regina

Diciamo davvero amico

Noi amiamo la nostra regina

Dio salvi

 

Dio salvi la regina

Perché i turisti sono soldi

E la nostra polena

Non è la leader di facciata che sembra

 

Oh dio salvi la storia

Dio salvi la vostra folle parata

O Signore Dio abbi pietà

Tutti i crimini sono espiati

 

Oh quando non c’è futuro

Come può esserci peccato?

Noi siamo i fiori

Nel bidone dei rifiuti

Siamo il veleno

Nella tua macchina umana

Noi siamo il futuro

Il tuo futuro

 

Dio salvi la regina

Diciamo davvero amico

Noi amiamo la nostra regina

Dio salvi

Dio salvi la regina

Diciamo davvero amico

Noi amiamo la nostra regina

Dio salvi

Non c’è futuro

Nel sogno dell’Inghilterra

 

Nessun futuro

Nessun futuro

Nessun futuro per te

 

Nessun futuro

Nessun futuro

Nessun futuro per me



lunedì 19 settembre 2022

Der Traum ist Aus

“Der Traum ist aus” è una canzone del gruppo rock tedesco Ton Steine Scherben, composta da Rio Reiser, pseudonimo di  Ralph Möbius, e pubblicata sul loro secondo disco "Keine Macht für Niemand" (del 1972). Formatisi nel 1970 a Berlino Ovest, intorno al leader Rio Reiser (il quale dal 1985 si dedicò a una prolifica carriera solista fino 1996, anno della sua morte,), furono uno dei primi gruppi rock a proporre testi in lingua tedesca, caratterizzati da una grande intensità emotiva e politica.



Ho sognato, che l’inverno era alle spalle

Tu eri qui e noi eravamo liberi

E il sole del mattino splendeva

Non c’era paura e non c’era nulla da perdere

C’era pace tra gli esseri umani e tra gli animali

Era il paradiso

 

Il sogno è finito

Il sogno è finito

Ma darò tutto, perché divenga realtà

Ma darò tutto, perché divenga realtà

 

Ho sognato, che la guerra era finita

Tu eri qui e noi eravamo liberi

E il sole del mattino splendeva

Tutte le porte erano aperte, le prigioni vuote

Non c’erano armi e non c’erano più guerre

Era il paradiso

 

Il sogno è finito

Il sogno è finito

Ma darò tutto, perché divenga realtà

Ma darò tutto, perché esso divenga realtà

 

C’è una nazione sulla terra, dove il sogno è verità?

Non lo so davvero

Solo una cosa so, e ne sono sicuro

Quella nazione non è questa

Quella nazione non è questa

Quella nazione non è questa

Quella nazione non è questa

 

Il sogno è un sogno, in questo momento

Ma non per molto, preparati

Alla lotta per il paradiso

Non abbiamo nulla da perdere, se non la nostra paura

È il nostro futuro, la nostra terra

Dammi il tuo amore, dammi la mano

 

Il sogno è finito

Il sogno è finito

Ma darò tutto, perché divenga realtà

Ma darò tutto, perché esso divenga realtà

perché divenga realtà

realtà

giovedì 8 settembre 2022

Schritt für Schritt ins Paradies

Una canzone del gruppo rock tedesco Ton Steine Scherben, testo di Rio Reiser, pseudonimo di  Ralph Möbius, tratta dal disco "Keine Macht für Niemand" (del 1972).



Mi senti cantare, ma non mi conosci

Non sai per chi io canto, ma io canto per te

Chi costruirà il nuovo mondo, se non tu e io?

E se ora tuo vorrai capirmi, allora mi capirai

 

Mi sono svegliato e ho visto

Da dove veniamo, dove andiamo

E il lungo percorso che si pone davanti a noi

Conduce passo dopo passo al Paradiso

Ho atteso a lungo e ho riflettuto

Ha fatto tanti sogni e ora sono sveglio

Se cerchiamo, troveremo la nuova terra

Dal Paradiso nulla ci divide, se non la nostra paura

 

Mi sono svegliato e ho visto

Da dove veniamo, dove andiamo

E il lungo percorso che si pone davanti a noi

Conduce passo dopo passo al Paradiso

 

La lunga strada davanti a noi

Conduce passo a passo al Paradiso

Passo dopo passo in Paradiso

venerdì 26 agosto 2022

The Boy In The Bubble

La canzone apre il disco “Graceland” di Paul Simon, pubblicato nel 1986. Il testo non si riferisce tanto all'esperienza africana di Simon nello specifico, ma riporta più le sue osservazioni su quanto la vita sia piena di potenziale [...] e di sfide. Parlando con la rivista Rolling Stone spiegò,  “The Boy In The Bubble si riduce a speranza e timore. Questo è il mio modo di vedere il mondo, un equilibrio tra i due, ma con una tendenza verso la speranza”.


 

Era un giorno fiacco

E il sole picchiava

Sui soldati al lato della strada

C’era una luce brillante

Una distruzione di vetrine di negozi

La bomba nella carrozzina

Era collegata alla radio

 

Questi sono i giorni del miracolo e dello stupore

Questa è la chiamata interurbana

Il modo in cui la camera ci segue al rallentatore

Il modo in cui ci guardiamo tutti

 

Il modo in cui guardiamo a una costellazione lontana

Che sta morendo in un angolo del cielo

Questi sono i giorni del miracolo e dello stupore

E non piangere bambina, non piangere

Non piangere

 

Era un vento asciutto

E spazzava il deserto

E si avvolgeva a spirale nel circolo della nascita

E la sabbia morta

Cadente sui bambini

Sulle madri e sui padri

E sulla terra automatica

 

Questi sono i giorni del miracolo e dello stupore

Questa è la chiamata interurbana

Il modo in cui la camera ci segue al rallentatore

Il modo in cui ci guardiamo tutti

 

Il modo in cui guardiamo a una costellazione lontana

Che sta morendo in un angolo del cielo

Questi sono i giorni del miracolo e dello stupore

E non piangere bambina, non piangere

Non piangere

È un tiro in sospensione con la giravolta

È una partenza con la spinta

È ogni generazione che lancia un eroe a scalare le classifiche pop

La medicina è magica e magica è l’arte

Pensa al ragazzo nella bolla

E al bambino con il cuore di babbuino

E io credo che

Questi siano i giorni dei laser nella giungla
raggi laser nella giungla da qualche parte

Segnali intermittenti di informazione costante

Una slegata affiliazione di milionari

E miliardari e, bambina,


Questi sono i giorni del miracolo e dello stupore

Questa è la chiamata interurbana

Il modo in cui la camera ci segue al rallentatore

Il modo in cui ci guardiamo tutti

 

Il modo in cui guardiamo a una costellazione lontana

Che sta morendo in un angolo del cielo

Questi sono i giorni del miracolo e dello stupore

E non piangere bambina, non piangere

Non piangere

domenica 14 agosto 2022

Edinburgh Castle

Dal primo album solista di Mike Scott, "Bring 'Em All In", pubblicato dal fondatore dei Waterboys nel 1995, la canzone prettamente autobiografica è nel contempo una rievocazione degli anni della giovinezza e un omaggio alla città natale dell'autore.



Mi svegliai al mattino

Alle sette e ventiquattro

Bevetti una tazza di caffè

Uscii dalla porta

Dissi addio

Al mio migliore vecchio amico

Feci un giro

Fino al vecchio West End

Camminai lungo Princes Street

I piedi mi facevano male

Mentre mi contorcevo dentro alle scarpe

Stavo pensando a mio papà

C’era lo scheletro di una canzone

Che mi rimbombava in testa

A meno che non ricordi male,

questo è ciò che diceva:

 

Castello di Edimburgo

Che abbracci il cielo

Fredda pietra grigia, asciutta e priva di umorismo

Siedi come un tappo, sulla cima della città

Uno di questi giorni, ti abbatterò

 

Saltai su un bus

Un affidabile numero 23

Diretto ai Reali Giardini Botanici

Dove un fantasma mi stava chiamando

Vidi una coppia di salici piangenti

Una terra bruciata e appassita

Vidi un uomo e un ragazzino

Che si tenevano per mano

Scrutai l’orizzonte

Somigliava allo scenario di una commedia

Mai vidi la tua bellezza spietata

Finché non fui stato via

Stavo salendo sul Mound

Mi colpì come uno scampanio

Devo aver sognato questa scena

Un migliaio di volte!

 

Castello di Edimburgo

Che abbracci il cielo

Fredda pietra grigia, seriosa e arida

Siedi come un tappo, sulla cima della città

Uno di questi giorni, ti farò crollare

 

Mi ritrovai in Forrest Road

Con un certo dolore

Questa città una volta era mia

Ma mia ora non è più

Ed ecco qui la mia vecchia scuola,  "Jingling Geordie's"

E devo confessare

Non avrei potuto attraversare quel cancello

Se non vestendomi meglio

Di ritorno alla Waverly Station

Mezzo morto in piedi

Salii sul quattro quarantaquattro,

mi addormentai di colpo

Mi svegliai in Queen Street

Alla fine del mio viaggio

Devo dire che è stato grandioso

Tornare di nuovo a Glasgow!

Castello di Edimburgo

Che abbracci il cielo

Fredda pietra grigia, seriosa e arida

Siedi come un tappo, sulla cima della città

Uno di questi giorni, ti farò crollare

domenica 31 luglio 2022

Against The Wind

Dall'album omonimo di Bob Seger and the Silver Bullet Band, del 1980.



Sembra ieri,

ma è passato tanto tempo

Janey era adorabile, la regina delle mie notti

Là nell’oscurità con la radio che suonava a basso volume

E i segreti che condividevamo

Le montagne che spostavamo

Presi come un incendio che dirompe incontrollato

Fino a che non ci fosse più niente da bruciare e più nulla da provare

E mi ricordo quello che ella mi disse

Come giurò che non sarebbe mai finita

Mi ricordo come mi strinse così forte

Vorrei non sapere ora quello che non sapevo allora

Contro il vento

Stavamo correndo contro il vento

Eravamo giovani e forti, correvamo contro il vento

 

Gli anni sono rotolati via lentamente

E mi sono ritrovato solo

Circondato da sconosciuti che credevo mi fossero amici

Mi sono trovato più e più lontano da casa e

Pensavo di aver perso la via

C’erano così tante strade

Vivevo per correre e correvo per vivere

Senza mai preoccuparmi di pagare o di quanto dovessi

Alla velocità di otto miglia al minuto per mesi giorno per giorno

Infrangendo tutte le regole

Cominciai a ritrovarmi a cercare

Cercare rifugio ancora e ancora

Contro il vento

Un piccolo qualcosa contro il vento

Mi ritrovai a cercare riparo, contro il vento

 

Bene quei giorni da vagabondo li ho lasciati alle spalle

Ho così tanto di più a cui cpensare

Scadenze e impegni

Cosa lasciare dentro, cosa lasciare fuori

 

Contro il vento

Continuo a correre contro il vento

Sono più vecchio ora ma continuo a correre contro il vento

 

Contro il vento

Contro il vento

Continuo a correre

Vedo i giovani correre, contro il vento

Guardi i giovani correre

Lascia che i cowboys cavalchino

Cavalcheranno contro il vento

Contro il vento

venerdì 22 luglio 2022

Ain't Gonna Rain Anymore

Tratta da “Let Love In“, ottavo album in studio di Nick Cave and The Bad Seeds, pubblicato nel 1994.


 

Una volta venne una tempesta, in forma di ragazza

Fece saltare in aria il mio comodo piccolo mondo

A volte giuro che posso ancora sentire il suo ululato

Attraversare i rottami e le rovine

 

E non pioverà mai più

Ora che la mia bambina se n’è andata

 

E non pioverà mai più

Ora la mia bambina è andata

 

Ora la tempesta è passata sopra di me

Lasciato alla deriva sul mare in calma piatta

E la guardo per sempre attraverso le crepe nelle travi

Inchiodate agli ingressi delle stanze da letto dei miei sogni

 

E non pioverà mai più

Ora che la mia bambina se n’è andata

 

E non pioverà mai più

Ora la mia bambina è andata

È andata

Ora non ho nessuno da stringere

Sono completamente solo di nuovo

Non fa troppo caldo ma non fa troppo freddo

E non c’è alcuna avvisaglia di pioggia

 

E non pioverà mai più

Ora che la mia bambina se n’è andata

 

E non pioverà mai più

Ora la mia bambina è andata

E sono tutto solo

 

Non tornerà mai più

Non tornerà mai più

Dite quello che volete, non mi importa

 

E non pioverà mai più

Ora che la mia bambina se n’è andata

mercoledì 22 giugno 2022

Battlefield

La prima facciata del LP “Tarkus”, pubblicato da Emerson, Lake & Palmer nel 1971, è interamente occupata da una suite suddivisa in sette sezioni composte da Keith Emerson a eccezione di “Battlefield” accreditata a Greg Lake.



Il campo di battaglia

 

Sgombera il campo di battaglia e lascia che io veda

Tutto il beneficio della nostra vittoria

Parli di libertà, bambini cadono morti di fame

Sei sordo quando senti il richiamo della stagione?

 

Eri là a guardare la terra venire bruciacchiata?

Stavi là accanto alla torcia spettrale?

Le foglie del dolore fecero voltare il loro viso

Disseminate sulle ceneri della sciagura


Ogni lama è affilata; le frecce volano

Dove le vittime delle nostre armate giacciono

Dove le lame d’erba e le frecce piovono

Allora non sarà dolore, non sarà tristezza 

mercoledì 8 giugno 2022

Getting Nowhere Fast

La storia dei Girls at Our Best! ha inizio nel 1977, quando la cantante Judy Evans e il chitarrista James Alan si conoscono frequentando la scuola d’arte. Alan era in un gruppo punk chiamato SOS, al quale in seguito la Evans si unì. Il gruppo si evolse poi nei Butterflies, che si fecero notare ed ebbero almeno un fan di alto profilo nella persona di Sid Vicious; ma si sciolsero alla fine del decennio. 

Nell’aprile del 1980, il singolo di debutto dei  GaOB!, “Getting Nowhere Fast” b/w “Warm Girls,” fu pubblicato dalla loro stessa etichetta, Record Records, la quale era distribuita da Rough Trade. “Getting Nowhere Fast” fu eletto dal New Musical Express “singolo della settimana” ed entrò nei primi dieci posti della classifica indie del Regno Unito, ma Girls at Our Best! non era una vera e propria band; erano ancora soltanto Evans e Alan. Pertanto, data la richiesta di un secondo 45 giri, furono ingaggiati un bassista e un batterista.

“Getting Nowhere Fast” è una perfetta canzone post-punk. Dotata di un riff di chitarra spigoloso e ficcante, e di una linea di basso propulsiva, il testo sprezzante descrive la vacuità del capitalismo, la passività delle masse, e la sensazione che la tua vita fallimentare non è quella per cui avevi firmato. Dopo due minuti trascinanti, il pezzo termina in modo inusuale, brusco e drammatico.



Non stai guardando avanti e non stai guardando indietro

Hai perso la garanzia, non riavrai mai indietro i tuoi soldi

Il mio bambino mi sta comprando un'altra vita, senza fare grandi progressi

 

Sono piuttosto intelligente, non faccio quello che vogliono loro.

Non li ignoro neppure, è quello che fa la gente comune.

Il mio bambino mi sta comprando un'altra vita, non si va da nessuna parte velocemente

 

Ti fa sentire bene, hai risposto bene a tutte le domande

Ha vinto una vacanza, che ti aiuterà a dormire la notte

Il mio bambino mi sta comprando un'altra vita, non si va da nessuna parte velocemente

 

Non guardiamo avanti e non guardiamo indietro

Abbiamo perso la garanzia, non riavremo mai i nostri soldi indietro

Il mio bambino mi sta comprando un'altra vita, senza fare grandi progressi

Il mio bambino mi 

martedì 31 maggio 2022

Too Much Monkey Business

Too Much Monkey Business è un brano di Chuck Berry pubblicato nel 1956. La canzone è stata indicata da Dylan come fonte di ispirazione primaria per la sua Subterranean Homesick Blues.

Il brano è musicalmente ispirato allo stile "swing-boogie" reso celebre da Louis Jordan e nei contenuti vengono descritti un campionario di problemi quotidiani con cui inevitabilmente la gente comune deve, prima o poi, misurarsi. Dopo aver concluso la maggior parte delle strofe con un'esclamazione di disgusto e frustrazione, a cui fa seguito l'immancabile ritornello «Too Much Monkey Business for me to be involved in», la canzone si risolve nella finale esortazione liberatoria: «Don't want your botheration! Go away, leave me be!» 



Corro avanti e indietro, sgobbo duro giù alla fabbrica

Non manca mai nella posta, arriva una schifosa bolletta

Troppi intrallazzi, troppi intrallazzi

Troppi intrallazzi per me, non mi lascerò coinvolgere

 

Il venditore mi parla, cerca di mettermi in difficoltà

Dice puoi comprarla, dai provala, puoi pagarmi la settimana prossima, ah

Troppi intrallazzi, troppi intrallazzi

Troppi intrallazzi per me, non mi lascerò coinvolgere

 

Capelli biondi, bell’aspetto, cerca di farmi abboccare all’amo

Vuole sposarsi, mettere su casa, sistemarsi, scrivere un libro

Troppi intrallazzi, troppi intrallazzi

Troppi intrallazzi per me, non mi lascerò coinvolgere

 

Tutti i giorni la stessa storia, svegliarsi, andare a scuola

Non c’è scopo a lamentarsi, la mia obiezione è respinta, ah

Troppi intrallazzi, troppi intrallazzi

Troppi intrallazzi per me, non mi lascerò coinvolgere

 

Telefono a gettoni, qualcosa non funge, la moneta è andata, scriverò

Dovrei denunciare il centralinista per avermi raccontato una storia, ah

Troppi intrallazzi, troppi intrallazzi

Troppi intrallazzi per me, non mi lascerò coinvolgere

 

Sono stato a Yokohama, ho combattuto in guerra

Brandina militare, sbobba militare, vestiti militari, auto militare, ah

Troppi intrallazzi, troppi intrallazzi

Troppi intrallazzi per me, non mi lascerò coinvolgere

 

Lavoro alla pompa di benzina, troppe mansioni

Lava i vetri, controlla gli pneumatici, controlla l’olio, un dollaro di benzina

Troppi intrallazzi, troppi intrallazzi

Troppi intrallazzi per me, non mi lascerò coinvolgere

Non voglio le vostre seccature, andate via, lasciatemi

 

Troppi intrallazzi per me

mercoledì 11 maggio 2022

Shotgun Blues

La Downchild Blues Band di Toronto, co-fondata nel 1969 da due fratelli, Donnie e Richard "Hock" Walsh, è servita da ispirazione per i due personaggi dei Blues Brothers. Aykroyd ha modellato Elwood Blues in parte su Donnie Walsh, suonatore di armonica e chitarrista, mentre il personaggio di Jake Blues di Belushi è stato modellato su Hock Walsh, cantante dei Downchild. Nel loro primo album, “Briefcase Full of Blues” (1978), Aykroyd e Belushi presentarono tre note canzoni dei Downchild strettamente associate allo stile vocale di Hock Walsh: "I've Got Everything I Need (Almost)", scritta da Donnie Walsh, "Shotgun Blues", co-scritta da Donnie e Hock Walsh, e "Flip, Flop and Fly", co-scritta e originariamente resa popolare da Big Joe Turner. Tutte e tre le canzoni sono state inserite nel secondo album dei Downchild, Straight Up (1973), e "Flip, Flop and Fly" è diventato il singolo di maggior successo della band nel 1974. Questa canzone descrive con grande drammaticità la disperazione del protagonista, e sembra fare il paio con la “Guilty” di “Made in America”.



Tutte le notti vado a dormire

La tristezza cade come pioggia

Ogni notte vado a dormire

Il Blues cade come pioggia

Prendo pillole e whiskey da pochi soldi

Semplicemente per cercare di alleviare il tormento

 

Beh, è dura giocare d’azzardo

Quando perdi tutte le scommesse

Difficile risparmiare denaro

Quando sei nei debiti da venti anni

Il blues cade

Cade su di me come pioggia

Ora prenderò un fucile, gente

E scollegherò il mio cervello

 

Ho commesso alcuni errori

Ho avuto dei colpi di sfortuna

Ora il mio cervello non funziona

E tutto il corpo mi duole

Il blues cade

Cade su di me come pioggia

La mia vita è come acqua

Che vortica giù per lo scarico

Ho provato a mettermi in piedi

Ma continuo a cadere
Ho provato a mettermi in piedi

Ma continuo a cadere
Dovunque io vada

Il blues mi circonda

sabato 30 aprile 2022

Guilty - Randy Newman

Da “Good Old Boys”, il quarto album in studio di Randy Newman, pubblicato nel 1974. Prima di comparire su questo disco, la canzone fu incisa da Bonnie Raitt nel 1973. Altre versioni di rilievo sono quelle di Joe Cocker e di John Belushi con i Blues Brothers.


 

Sì bimba, ho bevuto

E non dovrei venire da te, lo so

Ma mi sono trovato nei guai

E non avevo altro posto in cui andare

Il barista mi ha dato del Whiskey

E un amico mi ha dato della cocaina

Dovevo proprio continuare  a muovermi

Fino a tornare di nuovo tra le tue braccia

 

Sono colpevole

Bimba, sono colpevole

E sarà colpevole per il resto della mia vita

 

Come mai non faccio mai

Quello che dovrei fare?

Come mai niente di ciò che cerco di fare

Va mai a finire bene?

 

Lo sia, lo sai come va con me,

lo sai non posso proprio sopportarmi

Mi ci vorrebbe un totale miracolo

Per fingere di essere qualcun altro

mercoledì 20 aprile 2022

The Recruiting Sergeant

Sull’album “If I Should Fall…“ i Pogues incisero questa canzone in un "Medley" composto da tre brani tradizionali: "The Recruiting Sergeant," "Rocky Road to Dublin," e "Galway Races."

"The Recruiting Sergeant" si riferisce alle pratiche di reclutamento degli inglesi durante la Prima Guerra Mondiale. “Kaki” era il colore dell’uniforme dell’esercito britannico. Successivamente al disastro della prima battaglia di Ypres, Lord Kitchener fu designato Segretario della Guerra con il compito di accrescere l’esercito inglese. Il Proclama fa riferimento alla chiamata di Kitchener rivolta ai volontari.

In Belgio, le Fiandre furono teatro di combattimenti con grandi perdite, tra cui le due battaglie di Ypres, che spinsero appunto a incrementare l’arruolamento, mentre invece la “lotta da combattere a Dublino” fa probabilmente riferimento alla “Rivolta di Pasqua” del 1916.

Ufficiali e sottufficiali dell’esercito britannico erano in gran parte inglesi. Gli irlandesi erano considerati utile carne da cannone piuttosto che condottieri.

Testo tratto dal sito "The Parting Glass"


Mentre stavo camminando lungo la strada

Bello in forma e allegro

Un sergente reclutatore avanzò verso di me

E mi dice “staresti bene in kaki”

Dato che il Re ha bisogno di uomini

Vieni e leggi questo proclama

Una vita nelle Fiandre per te sarebbe

Proprio una bella vacanza

 

Beh, può anche essere, gli dico

Ma dimmi tesorino di un sergente

Se avessi uno zainaccio fissato sulla schiena

Avrei un bell’aspetto allegro?

Perché ti devono addestrare ed esercitare

Per fare di te uno di quei francesini

Sarà pure caldo nelle Fiandre

Ma è pieno di spifferi nelle trincee


Il sergente sorrise e mi fece l’occhietto

Il suo sorriso era parecchio irritante

Attorcigliava i suoi baffetti e ci giocherellava

Dicendomi: lo so che stai solo scherzando

Perché i sacchi di sabbia sono così caldi e alti

Non lo sentirai il soffio del vento

Mentre strizzavo l’occhio a una ragazzina di passaggio

Gli dissi, e se nevica come la mettiamo?

 

Che piova, o grandini, che nevichi o tiri vento

Non ci andrò nelle Fiandre

C’è una lotta a Dublino da combattere

Mandaci pure i tuoi sergenti e i tuoi comandanti

Lascia che gli Inglesi combattano le guerre inglesi

Si approssimava il momento della partenza

Salutai il sergente augurandogli una splendida notte

E proprio a quel punto ci dividemmo oh


venerdì 15 aprile 2022

A House of Hopes and Dreams

Tratta da “Still” , il primo (e, finora, unico) album solista di Peter Sinfield, già paroliere dei King Crimson, pubblicato nel 1973. 



Lungo il pavimento giacciono catini di orgoglio rotti

Tolgono il paletto alla porta e graffiano fori nella notte

Ella sarà là un giorno, le maree mutano, i venti girano

Lo sai, oh lo sai

Una casa di speranze e sogni, ne ho costruita una anche io

Ebbro di violini zigani come te

Correvo nudo tra le fiamme e bruciavo come te

Tempi sbottonati, quando due giacevano come una sola persona

Occhi su occhi dove le girandole roteavano

Ora ogni giorno stantio è una strada caotica

Solo, così solo

 

La grotta delle lacrime, soffocasti e quasi piangesti

Il cavallo delle emozioni legato al palo dentro

A lei non fu mai possibile mostrarlo, ma in qualche modo c’era la speranza di conoscerla

Ancora, ancora, ancora per costruire

Una casa di speranze e sogni sopra

A un mazzo di carte dipinte;

 

Una casa di speranze e sogni, ne costruii una anche io

Ballato sopra a tavoli, proprio come te

Ho nuotato nel mare dei sogni e sono affogato come te

 

La grotta delle lacrime, soffocasti e quasi piangesti

Il cavallo delle emozioni legato al palo dentro

A lei non fu mai possibile mostrarlo, ma in qualche modo c’era la speranza di conoscerla

Ancora, ancora, ancora per costruire

Una casa di speranze e sogni sopra

A un mazzo di carte dipinte;

 

Per costruire una casa di sogni e speranze

Con mattoni fatti di dadi truccati;

Per costruire una casa di sogni e speranze

Con ruote di roulette come scale;

Per costruire una casa di sogni e speranze

Messa al sicuro e legata con l’amore

Con l’amore, amore, amore

Costruita robusta e sicura con l’amore

 

giovedì 7 aprile 2022

Still (Peter Sinfield)

La canzone “Still” dà il titolo al primo (e, finora, unico) album solista di Peter Sinfield, già paroliere dei King Crimson che curò anche i testi delle versioni inglesi di brani della P.F.M., pubblicato nel 1973. All'epoca Sinfield collaborava con gli EL&P e Greg Lake prestò la propria voce al brano, mentre altri ex-componenti dei King Crimson parteciparono alle registrazioni.



Continuo a chiedermi com’è essere una corrente,

in continuo flusso da un oscuro pozzo

serpeggiando diretto al mare, sopra antiche ruote muscose

Senza provare tuttavia alcun bisogno di sapere?

 

Continuo a chiedermi com’è essere un albero,

Cerchiato servitore delle stagioni,

e soltanto bere al cielo e graffiare il vento invernale

E non avere bisogno del sigillo di spiegazioni?

 

Continuo a chiedermi perché mi chiedo perché sono qui

Tutte le mie parole sono solo il fusto della mia mazza

Mentre corro su questa magnifica sfera

Come un cane che insegue il suo…

Sarti e ambulanti, principi e Incas,

Marinai e affondatori, prima di me e come me…

 

Continuo a chiedermi com’è essere un uccello,

cantando ogni singola dolce effusione dell’alba;

Volando via lontano quando tutto il mondo è in trambusto

Senza tutta via cercare vane conclusioni…

 

Continuo a chiedermi se ho attraversato qualche tempo andato

In forma di uccello, o corrente, o albero?

Per salire in alto devi prima sprofondare in basso

Come le mutevoli maree dei

Cesari e Faraoni, profeti e degli eroi,

poeti e senzatetto, prima di me e dopo di me, tutti i

pittori e danzatori, opportunisti,

Mercanti e giocatori d’azzardo, banchieri e vagabondi,

Vincitori e perdenti, angeli e beoni,

Beatles e Bolans, gocce di pioggia e oceani,

re, pedine e diaconi, codardi e fari,

Cesari e Faraoni…

 

mercoledì 30 marzo 2022

Matte Kudasai

"Matte Kudasai" è una ballata della band King Crimson. Cantata dalla voce di Adrian Belew, che è anche autore del testo, fu pubblicata come primo singolo dell’album Discipline (1981). Il titolo in Giapponese significa “Aspetta, per favore”.




Immobile, presso la vetrata

Dolore, come la pioggia che sta cadendo

Ella attende nell’aria

Matte Kudasai

Ella dorme su una sedia

Nella sua triste America

Quando, quando la notte era così lunga?

Lunga, come le note che sto mandando

 

Ella attende nell’aria

Matte Kudasai

Ella dorme su una sedia

Nella sua triste America

Ella attende nell’aria

Matte Kudasai


Ella dorme su una sedia

Nella sua triste America

giovedì 24 marzo 2022

Evangeline

Da un articolo pubblicato su dontforgetthesongs365 , sulla canzone scritta da Robbie Robertson nel 1976 e immortalata nel film "The Last Waltz".


Potevo crederci? Quando ho visto per la prima volta The Last Waltz, avrei giurato che "Evangeline", la canzone che The Band ha cantato con la musa preferita di Gram Parsons, Emmylou Harris, fosse uno standard tradizionale del sud. Ma non lo era, mi sbagliavo; infatti, l'esecuzione e la registrazione di "Evangeline" dimostrano quanto bene The Band, e in particolare il leader musicale Robbie Robertson, abbia ricreato liricamente il suono della Louisiana, portato in vita con macchine del fumo su un freddo palcoscenico di Hollywood, con l'angelica Emmylou Harris che canta insieme con i suoi compagni di The Band. Come hanno fatto  a trasformare istantaneamente questa gemma New Americana, scritta da Robbie Robertson, in un classico del profondo sud? È come se Rick Danko, Garth Hudson, Richard Manuel, Levon Helm e Robbie Robertson ci avessero magicamente trasposto in uno stato mentale bluegrass-Cajun.

"Evangeline" ha collegato le prime riflessioni di Robbie Robertson sull'America, come disse a "Classic Albums" nel 1997: "Era un pezzo di America che era semplicemente più musicale. Non ho idea del perché, ma quando ci sono andato per la prima volta, avevo sedici anni e sono sceso dall'autobus in Arkansas, mi ha colpito subito. Si sentiva l'odore. Potevi sentire l'odore della musica. L'aria si poteva assaporare, si poteva sentire tutto. Subito ho detto: "Ho capito". È stata questa filosofia musicale che The Band e in particolare Robbie Robertson hanno impostato per ricreare i loro ricordi dei loro primi panorami, odori e sensi dell'America in canzoni come "Evangeline".

Robbie Robertson ha parlato di "Evangeline" in un'intervista con Joshua Baer di Musician Magazine, dicendo: "Avevo scritto "Evangeline" come parte della "The Last Waltz Suite". La facemmo nel concerto e facemmo anche alcune delle altre cose della suite al concerto. Ma quando abbiamo finito, è come se tutti questi artisti rappresentassero un elemento della musica popolare a loro modo. Emmylou Harris era fresca e rappresentava una nuova scuola di musica country e inoltre è molto fotogenica. Ha un ottimo rapporto con la macchina fotografica".

Alla domanda di Bauer sulla specifica scena ispirata alle nuvole in The Last Waltz, dove Harris sembrava un angelo che cantava accanto alla più mortale maestà di The Band, Robbie ha risposto: "Quel fumo era ghiaccio. Era ghiaccio che Scorsese aveva fatto per diversificare un po' la cosa. La canzone parlava di questa zona delle Everglades, quel bayou che visualizzi in modo nebbioso, quindi era in un certo modo in sintonia con la canzone".

L'autrice Annette Wernblad si è soffermata sull'uso del fumo da parte del regista in quella immortale scena dell'Ultimo Valzer nel suo libro, The Passion of Martin Scorsese: A Critical Study of the Films, quando scrisse: "In contrasto con le storie di furti, sputi di sangue, prostitute, bevute e droghe, Emmylou Harris appare radiosamente immacolata ed eterea con il suo abito lungo fino al pavimento e i lunghi capelli neri. La performance di Joni Mitchell [in The Last Waltz] suggeriva una donna stringata, completamente moderna, alla pari e che condivideva lo stesso stile di vita degli uomini. Emmylou Harris diventa l'antitesi a questo, invocando sia l'eponima Evangeline dei giorni passati che scivola nella follia, sia essendo lei stessa mostrata come una Madonna manifesta e senza tempo il cui abito azzurro è dello stesso colore di quello in cui è tradizionalmente rappresentata la Santa Vergine". "Evangeline" è uno di quei rari casi in cui l'immagine e il testo trascendono il tempo e danno vita a una performance memorabile catturata eternamente da Martin Scorsese in The Last Waltz.

Sapevate che "Evangeline" rimase quasi un capolavoro incompiuto? Levon Helm ha descritto la scena alla Winterland Ballroom di San Francisco, sede dell'ultima esibizione della band, scrivendo nel suo libro The Wheel's on Fire: "Era un manicomio dietro le quinte. Jerry Brown, governatore della California, voleva stringerci la mano. Abbiamo dovuto provare una nuova canzone chiamata "Evangeline" che Robbie aveva scritto solo la sera prima, perché dovevamo eseguirla nell'ultima parte dello spettacolo per la continuità del film. In effetti, il pezzo era ancora incompiuto, e Robertson e John Simon [il produttore e arrangiatore di The Band] erano rannicchiati in un angolo, cercando freneticamente di trovare un arrangiamento che potessimo suonare senza prove. Poi siamo riusciti a suonare "' Evangeline'' in una specie di "two-step" country, leggendo il testo su dei gobbi tenuti dietro le telecamere, ma la mancanza di prove ha davvero raccontato la storia".

Non si potrebbe mai dire che "Evangeline" è stata scritta il giorno della performance finale dell'ultimo spettacolo di The Band al Winterland. Il modo in cui Robertson ha scritto questa bellissima canzone ha evocato un'atemporalità che ha raggiunto la gloria di alcune delle canzoni più vintage di The Band da Music from Big Pink e dall'LP autointitolato The Band del 1969. Va anche detto che Robertson trovò ispirazione dal poeta americano Henry Wadsworth Longfellow, come ha notato Peter Viney, il cui poema epico del 1849 intitolato "Evangeline" menzionava anche "Evangeline from the Maritimes", raffigurata nella canzone già senza tempo di Robbie. Nonostante tutte le congetture sui crediti di songwriting che hanno perseguitato il lascito di The Band, "Evangeline" dimostra definitivamente, non c'è dubbio, che Robertson era l'autore e il custode della fiamma lirica di The Band.

Incredibilmente scritta nel 1976, giuro che si possono chiudere gli occhi e assaporare il profumo dei campi di cotone che soffia attraverso la dolcezza di questa gloria del sud. In "Classic Albums", lo studioso di musica Greil Marcus ha paragonato la musica di Robbie e The Band a un passaporto musicale, che riporta l'ascoltatore in un'America raramente sentita e ora portata in vita in modo così bello e così autenticamente affascinante che la musica spinge a mettere le cuffie e a vivere veramente questa avventura musicale. Cosa state aspettando? Fate girare questo tesoro già vintage che vi implora dal suo violino d'apertura di rivivere il leggendario splendore tra i fili di questa bellezza scritta da Robbie Robertson e che rimane il classico immediato che è "Evangeline".



Ella sta sugli argini del possente Mississippi

Sola nella pallida luce lunare

Aspettando un uomo, un giocatore d’azzardo sui battelli fluviali

Che disse sarebbe tornato stanotte

Erano soliti ballare il valzer sugli argini del possente Mississippi

Amandosi per tutta la notte

Il giocatore d’azzardo fuori per un colpaccio

E per riportarti il bottino

 

Evangeline, Evangeline

Maledice l’anima della “Regina del Mississippi”

Che ha portato via il suo uomo


Bayou Sam dalla Louisiana del Sud

Aveva il gioco d’azzardo nelle vene

Evangeline che veniva dalle Province Marittime del Canada

Stava lentamente impazzendo

In alto sulla cima di una collina di Noci

Stava tra fulmini e tuoni

Giù sul fiume, il battello stava affondando

Guardava quella “Regina” andare giù

 

Evangeline, Evangeline

Maledice l’anima della “Regina del Mississippi”

Che ha portato via il suo uomo

 

Evangeline, Evangeline

Maledice l’anima della “Regina del Mississippi”

Che ha portato via il suo uomo