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martedì 22 novembre 2022

Tennessee Jed

“Tennessee Jed” di David Dodd.

Robert Hunter: “’Tennessee Jed’ ebbe origine a Barcellona. Riempito di “vino tinto”, la composi ad alta voce al suono di uno scacciapensieri fatto vibrare tra facciate di edifici che ne riecheggiavano il suono da qualcuno che passeggiava un mezzo isolato avanti a me nel tardo crepuscolo estivo”.

Una storiella perfettamente incorniciata – esprime e ci comunica il luogo, il momento, la stagione, lo stato mentale di Hunter, la musica nell’aria e la luce, e ci ritroviamo là. Eppure il testo che ne risulta appare incoerente! Folklore americano allo stato puro, colmo di riferimenti a un ignoto spettacolo radiofonico degli anni quaranta del novecento e di personaggi che paiono scesi da un romanzo ambientato nel Sud rurale. Colpisce, però, che sia una canzone sulla nostalgia di casa, e forse è da lì che Hunter lo ricava – il desiderio di essere in quel posto che preferisce a ogni altro al mondo.

Il nostro narratore è davvero a mal partito. Si trova in prigione, o per lo meno alla catena con una squadra di lavoratori forzati, all’inizio della canzone, e le cose non vanno esattamente nel migliore dei modi. È il destino della povera gente lungo i secoli: “l’uomo ricco calpesta la mia povera testa…” col risultato che si può cercare tregua solo nel bere, nel gioco d’azzardo, e nella migliore amica dell’uomo.

Lo sconosciuto spettacolo radiofonico “Tennessee Jed”, andò in onda dal 1945 al 1947, ed era sponsorizzato da una ditta di panificazione (Tip-Top Bread), il che sembra legarsi con il verso “quando tornerai farai meglio a imburrarmi il pane” (coincidenza? Non credo). Il personaggio del titolo, Jed (un tipo pratico con una sei colpi), abita un territorio con personaggi che rispondono al nome di Cookstove, il tiratore scelto Steve Martin, lo sceriffo Anderson, Capo Aquila Grigia, Gedeone Gordon, e altri ancora. Tra le altre sue imprese da “buon samaritano”, Jed (che pure canta) sventa un piano per rovesciare il governo degli Stati Uniti a opera di una banda che intende dare nuovo inizio alla Guerra Civile (che al tempo era relativamente recente, un po’ come per noi la Seconda Guerra Mondiale  - per cui una sorta di storia da Capitan America, tanto per contestualizzare).

Stranamente, il titolo della canzone e il personaggio in essa non sono perfettamente abbinati. Il verso nella canzone dice “ritorniamo nel Tennessee, Jed”, e non “torniamo a Tennessee Jed”. Per cui c’è un gioco su nome del personaggio e dello spettacolo, per chi lo sa cogliere. Giusto nel caso foste stati in ascolto all’epoca.

“Tennessee Jed” fu eseguita per la prima volta allo spettacolo del 19 ottobre del 1971 al Northrup Auditorium alla University of Minnesota di Minneapolis, insieme con altre cinque “premiere”: “Jack Straw,” “Mexicali Blues,” “Comes a Time,” “One More Saturday Night,” e “Ramble On Rose.” Divenne da subito un caposaldo del repertorio dal vivo, comparendo ogni anno per un totale di 433 esecuzioni. L’ultima volta fu eseguita l’8 Luglio del 1995, al penultimo spettacolo della band a Chicago.

Fu sul disco “Europe ’72”, una di quella serie di canzoni mai registrate in studio, e fu ripresa in modo memorabile da Levon Helm sul suo disco Electric Dirt nel 2009.

Amo la musica scritta da Garcia per “Tennessee Jed.” Il motivo discendente è orecchiabile e poi, nella parte solista, il ponte senza parole che esplode in uno spazio del tutto nuovo, proprio di fronte alla nostre orecchie. Non me ne stufo mai. Dalle circostanze descritte da Hunter relative alla composizione del testo, mi viene la sensazione che la frase discendente possa essere stata suggerita da Hunter – il quale spesso, il più delle volte, pare, componeva i suoi testi con delle musiche che poi Garcia, il più delle volte, scartava per ripartire da zero (ci sono eccezioni di rilievo, in cui la musica di Hunter venne mantenuta, in particolare in “It Must Have Been the Roses.” e “Easy Wind.”).

Sembra una frasetta vibrante che potrebbe giungere col ritmo delle parole, e potrebbe essere stata suggerita dal suono di uno scacciapensieri.

Poi c’è il ritmo, che rientra in quella categoria “shuffle” dei brani Grateful Dead, un tipo di beat tranquillo, che rimbalza gentilmente e su cui ci si muove facilmente, adatto a una varietà di tempi. A volte la band sembrava chiedere “quanto lentamente possiamo suonarla?”. È completamente ascientifico, ma un controllo sul posto dei tempi di durata di varie esecuzioni della canzone lungo gli anni mostra una variazione della durata da 7:15 e 8:40. Non può essere tutto dovuto a un aumento del tempo dedicato alla jam, dato che questo ha avuto una durata di battute regolarmente costante, per quanto posso affermare senza un esame approfondito. Per cui attribuirei la vasta diversità nei tempi di esecuzione a una variazione della velocità.

In conclusione, per me una canzone sul desiderio di tornare a casa. Una delle molte con tale argomento nel repertorio dei Dead.

Il testo originale si trova sul sito www.dead.net


Ceppi di gelido ferro e una palla con la catena

Ascolti il fischio del treno serotino

Sai che sei destinato a finire morto

Se non fai rotta per il Tennesse, Jed

 

L’uomo ricco calpesta la mia povera testa

Quando ti alzi farai meglio a imburrarmi il pane

Lo sai che è come ho detto

Farai meglio a ritornare in Tennessee, Jed

 

Tennessee, Tennessee

Non c’è altro posto in cui preferirei essere

Bimba non vuoi riportarmi

Indietro nel Tennessee?

 

Bevi tutto il giorno e te la spassi nel letto tutta la notte

La legge ti viene a prendere se non tiri dritto

Mi è arrivata una lettera stamani e diceva solo:

Faresti meglio a incamminarti per il Tennesse, Jed

 

Ho tirato giù quattro piani e mi sono spaccato la spina dorsale

Dolcezza vieni presto con la tintura di iodio

Mi prendo qualche istante sotto il letto

E poi si torna in Tennessee, Jed

 

Tennessee, Tennessee

Non c’è altro posto in cui preferirei essere

Bimba non vuoi riportarmi

Indietro nel Tennessee?

 

Mi imbattei in Charley Phogg

Mi fece un occhio nero e prese a calci il mio cane

Il mio cane si volse verso di me e disse

Dai torniamo in Tennessee, Jed

Mi sveglia con un brutto presentimento

Scesi a giocare alla slot machine

Le rotelle giravano e le lettere dicevano:

Farai meglio a tornare in Tennessee, Jed

 

Tennessee, Tennessee

Non c’è altro posto in cui preferirei essere

Bimba non vuoi riportarmi

Indietro nel Tennessee?

venerdì 18 febbraio 2022

Jack Straw

Traduco oltre al testo un articolo di David Dodd sulla canzone, tratto dal sito Dead.net.

Di tutte le grandi canzoni nella lunga storia dei Grateful Dead, penso che “Jack Straw” possa meritare una sorta di riconoscimento per la sua capacità di essere la più pienamente approfondita e la più enigmatica nel contempo. E credo che l’enigma ruoti intorno all’ambiguità di un verso in particolare.

L’evoluzione delle esecuzioni di “Jack Straw” è un caso unico tra le canzoni dei Grateful Dead. Quando fu eseguita per la prima volta il 19 ottobre del 1971 (insime con altre cinque prime esecuzioni) al Northrup Auditorium, University of Minnesota, i vari personaggi della canzone furono interpretati tutti da Bob Weir. Il testo di Hunter, però, richiedeva chiaramente una differenziazione nelle voci e quindi, a partire dal concerto di Parigi il 3 Maggio del 1972, Garcia intervenne e la canzone divenne un racconto drammatizzato che comprendeva due personaggi con voci distinte più un “Narratore”.

Weir, in un paio di interviste, racconta dell’origine di “Jack Straw”:

"Avevo appena letto Uomini e Topi per la decima volta. Ero completamente affascinato da quella storia. Feci un viaggio indietro al tempo della Depressione e in quell’epoca questa storia affiorò tra me e Hunter, la storia di questi due tizi in fuga…  buoni a nulla, vittime della Depressione.” (Marzo 2004)

"Non guardo molto la TV, ma una  notte ero a casa, era tardi, e cominciarono a trasmettere una vecchia versione di “Uomini e topi” di Steinbeck. Rimasi ipnotizzato. Stavamo uscendo dalla fase di Workingman’s Dead e Hunter aveva questo testo. Lo impugnai, e ne venimmo fuori con un piccolo abbozzo di vita rurale americana, una ballata su due fannulloni.  Era modellata su “Uomini e topi”, ma cercammo di conferirle due o tre diversioni. Stessa storia, contesto differente.” (Maggio 2007)

I due „buoni a nulla“ nella canzone portano i nomi di Shannon (Garcia) e Jack Straw (Weir). Ecco come il dialogo si snoda. Va notato che oltre ai due personaggi, ognuno dei quali interpreta i propri versi, come si conviene, c'è una terza persona, il narratore, e il cantato vede Weir, Garcia e Lesh.

Narratore: "We can share ..."

Shannon: "I just jumped the watchman ..."

Jack Straw: "Hurts my ears to listen, Shannon ..."

Jack Straw: "We used to play for silver ..."

Narrator: "Leaving Texas 4th day of July ..."

Shannon: “Gotta go to Tulsa…”

Jack Straw: “There ain’t no place a man can hide…”

Narrator: "Jack Straw from Wichita cut his buddy down..."

Ecco, qui c’è l’ambiguità che riscontro io, e che numerosi commentatori hanno delineato (date un’occhiata al sito www.well.com/deadsongs per una serie piuttosto lunga di opinioni sul percorso narrativo della canzone). Nel secondo verso, Jack Straw rimprovera Shannon per avere “steso un uomo a sangue freddo,” affermando che “avrebbe potuto benissimo” essere lui—ovvero che nel commettere un assassinio, Shannon ha condannato entrambi ad accuse di omicidio, e pertanto alla pena capitale.

Più avanti nel testo, comunque, Jack Straw „ha abbattuto il suo compare“. Ora questo potrebbe essere letto in due modi completamente diversi: o egli ha ucciso Shannon, oppure lo ha tirato giù da un patibolo per dargli una sepoltura dignitosa prima di prendere il volo per vendicarlo – “un uomo è andato e un altro andrà”.

Ammetto che è un po‘ forzato, ma il testo potrebbe funzionare in entrambi i modi.

Nel libro di Robert Hunter “A Box of Rain”, il testo è stampato con alcuni versi in corsivo, un indice in altri punti della stessa antologia che questi versi non sono stati scritti da Hunter medesimo ma da un’altra persona – come nel caso di “Sugar Magnolia,” ad esempio in cui una nota indica esplicitamente: “il testo in corsivo ha come autore Robert Weir.” Seguendo questa convenzione, il contributo di Weir a “Jack Straw” include tre versi: 1) “Hurts my ears to listen...” 2) We used to play for silver...” e 3) Ain’t no place a man can hide...”

Sfortunatamente i versi iniziali sono spesso presi alla lettera dagli ascoltatori — ho sempre trovato strano il boato che emergeva dalla folla ai versi “Possiamo spartirci le donne, Possiamo condividere il vino”. In effetti, come è stato fatto notare, quella attitudine ha condotto i nostri fannulloni protagonisti su un percorso di autodistruzione.

Ma forse sto assecondando troppo le mie valutazioni. Ancora una volta, sta a ogni singolo ascoltatore decidere.

A parte tutto, questa canzone ha spesso conferito tantissima adrenalina a una spettacolo, e il suo messaggio di amicizia sbandata e vite sprecate può farci riflettere. Inoltre – paga sempre leggere Steinbeck! (o quantomeno guardare i film tratti dai suoi libri).


 

Possiamo spartirci le donne

Possiamo condividere il vino

Possiamo spartire quel che rimane delle tue cose

Perché abbiamo già condiviso tutto il mio

Continua a muoverti

Solo un miglio ancora

Continua ad muoverti, mio vecchio compare

Stai andando troppo piano

 

Ho appena saltato il guardiano

Proprio al di fuori della recinzione

Ho preso il suo anello, quattro dollari in cambio

Non è un dono del cielo? 

Mi fa male ascoltare, Shannon
Mi bruciano gli occhi a vedere
Abbattere un uomo a sangue freddo, Shannon
avrei potuto essere io

Una volta giocavamo per l’argento

Ora ci giochiamo la vita

Una volta è per svago, una volta per il sangue

Sulla punta di un coltello

Ora il dado è tratto

Ora il dado deve cadere

Questo gioco non ha un vincitore

Che non porterà tutto a casa

Non tutto…

Lasciando il Texas

Il quarto giorno di Luglio

Il sole così incandescente, le nubi così basse

Le aquile riempivano il cielo.


Prendi il Detroit Lightning
via da Santa Fe
Sulla Great Northern fuori da Cheyenne
Da mare a mare scintillante

Devo raggiungere Tulsa

Col primo treno che possiamo prendere

Devo saldare qualche vecchio conto

E un puntino di orgoglio

 

Non c’è un posto dove un uomo si possa nascondere, Shannon

Allontanarlo dal sole 

Nessun letto ci offrirà riposo, amico

Continui a tenerci in fuga

Jack Straw da Wichita

Ha abbattuto il suo compare

Ha scavato per lui una fossa poco profonda

E vi ha deposto il corpo

Mezzo miglio da Tucson

Alla luce del mattino

Un uomo è andato e un altro andrà

Mio vecchio amico sei troppo lento

Possiamo spartirci le donne

Possiamo condividere il vino…