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domenica 24 agosto 2025

Twilight

“Twilight” vide la luce dapprima su singolo, insieme con “Acadian Driftwood” nel 1975. Comparve poi come bonus track nella ristampa dell’album “Islands”. Scritta da Robbie Robertson, la canzone fu affidata alla voce di Rick Danko, il quale la valorizzò negli anni successivi allo scioglimento del gruppo inserendola nel suo repertorio da solista.




Vicino al bosco selvaggio

Calda notte d'estate

Giacevamo nell'erba alta

Fino alle prime luci dell'alba

Se potessi fare a modo mio, non avrei mai

Il desiderio di vagabondare

Ma un giovane serve il suo Paese

Un vecchio custodisce la casa

 

Non mandarmi saluti da lontano

O stupidi souvenir da luoghi remoti

Non lasciarmi sola nel crepuscolo

Perché il crepuscolo è il momento più solitario della giornata

 

Non ci ho mai pensato due volte

Non mi è mai passato per la mente

Cosa è giusto e cosa non lo è

Non sono il tipo che giudica

Posso sopportare l'oscurità, oh

Le tempeste nei cieli

Ma tutti abbiamo delle prove da superare

Che bruciano dentro di noi

 

Non mettermi in una cornice sulla mensola del camino

Prima che i ricordi diventino vecchi, grigi e polverosi

Non lasciarmi solo al crepuscolo

Perché il crepuscolo è il momento più solitario della giornata

E non lasciarmi solo al crepuscolo

Perché il crepuscolo è il momento più solitario della giornata

 


mercoledì 12 luglio 2017

It Makes No Difference

Per il fatto che i loro primi tre album furono così indiscutibilmente riusciti e avendo avuto uno iato di quattro anni nei settanta in cui non incisero canzoni originali, The Band a volte vengono etichettati come uno di quei gruppi la cui musica più tarda è carente rispetto al primo materiale. Un punto di vista che trascura il brillante lavoro licenziato su  Northern Lights-Southern Cross nel 1975, una sorta di canto del cigno per i cinque componenti originali (il disco Islands del 1977 non fu altro che un mero adempimento contrattuale), che fondeva con grazia tutti gli elementi unici e differenti che li rendevano così particolari.

C’era comunque una svolta nel modo di agire. Sugli album precedenti, il principale compositore Robbie Robertson non aveva mai dedicato troppo tempo alle tradizionali canzoni sull'amore perduto, preferendo attenersi a storie animate da personaggi o a esplorazioni penetranti della storia americana. Finalmente cedette su Northern Lights-Southern Cross con “It Makes No Difference” arrivando a scrivere uno dei brani spezza-cuore più devastantemente belli nella storia del rock and roll.

 “Pensavo alla canzone in termini di un’affermazione che il tempo cura tutte le ferite,” raccontò Robertson intervistato da Robert Palmer ai tempi della pubblicazione della canzone. “Eccetto in alcuni casi, e questo era uno di quei casi.” Ma con The Band scrivere la canzone era solo metà dell’opera. Con tre brillanti cantanti a disposizione, scegliere tra Richard Manuel, Levon Helm, e Rick Danko non era mai un compito semplice, sebbene in effetti qualunque fosse la scelta non si poteva sbagliare.

Danko ottenne l’incarico, e la sua prestazione emozionante, colma di note vacillanti e di abbandono spericolato, è l’impersonificazione sbalorditiva di un uomo condotto all'estremità della sua catena dall'assenza del proprio amore. Nell'interpretazione si avvale dell’aiuto dei suoi compagni, che forniscono una performance tipicamente intuitiva. Le note del sassofono di Garth Hudson, imponenti ma tristi, suonano come se avesse accettato la sconfitta, mentre la delirante chitarra di Robertson non è ancora pronta alla resa.

Le metafore e similitudini di Robertson sono semplici ma efficaci nel mostrare il tormento interiore del narratore. Nel bridge l’immaginario diviene più catastrofico, tutto sale vuote e mandrie in fuga. Alla chiusura della canzone, Danko dà sfogo ai versi finali con la disperazione che cola da ogni parola: “Well I love you so much and it’s all I can do/Just to keep myself from telling you.” A quel punto, ironicamente, si uniscono a lui I suoi bravi compari Helm e Manuel armonizzando empaticamente per il colpo di grazia: “That I never felt so alone before.”

Nessuno ha fatto meglio di The Band nella grandeur malinconica, e non c’è argomento più adatto a tale trattamento che l’amore perduto, per cui sarebbe stato stato deludente se “It Makes No Difference” non avesse avuto quest’ottima riuscita. Potete esservici trovati, nel qual caso l’eloquente tormento di Robertson vi sembrerà dolorosamente familiare, oppure no, e allora l’impavido canto di Danko servirà come comunicato di pubblica utilità sui meriti di rimanere legati a una cosa buona per salvarsi la vita.

Scritto da Jim Beviglia






E non fa differenza, da che parte io mi volti
Non riesco a lasciarti alle spalle e la fiamma ancora brucia
Non fa differenza, che sia notte o giorno
L’oscurità sembra non dissolversi mai

E il sole non splende più
E la pioggia cade sulla mia porta

Non c’è amore
Così autentico come l’amore
Che muore non detto
Ma le nubi non sono mai state così basse prima

Non fa differenza, quanto lontano io vada
Come una cicatrice dolente, si mostrerà sempre
Non fa differenza, chi incontro
Sono solo volti nella folla
In una strada senza uscita

E il sole non splende più
E la pioggia cade sulla mia porta

Queste vecchie lettere d’amore
Non posso proprio tenerle
Perché come dice il giocatore d’azzardo
Leggile e piangi
E l’alba non viene più a salvarmi

Senza il tuo amore non sono assolutamente niente
Come un salone vuoto, è una caduta solitaria
Da quando sei andata, è una battaglia persa
Una mandria imbizzarita
Fa sbattere le mura

E il sole non splende più
E la pioggia cade sulla mia porta

Ti amo così tanto
È tutto ciò che posso fare
Semplicemente trattenermi dal dirti
Che non mi sono mai sentito così solo prima


mercoledì 1 marzo 2017

Stage Fright

La paura del palcoscenico. Anche chi dovrebbe essere immune dopo tante esibizioni non è detto che non ne soffra. Qui il brano di The Band descrive un caso esemplare, e ci si può chiedere se il testo fosse riferito a uno di loro in particolare. Certo che quando in “The Last Waltz” il cono aguzzo del riflettore termina proprio su Rick Danko che sta cantando “He got caught in the spotlight” il dubbio è più che giustificato, oppure è solo un momento di grande cinema. Ma la canzone era già di per sé un film, anche prima che Scorsese la esaltasse con le sue immagini.




Paura del palco

Nel profondo del cuore di un ragazzo solitario
Che ha sofferto così tanto per ciò che ha fatto,
hanno donato a questo bracciante la sua fortuna e fama
da quel giorno non è più stato lo stesso.

Vedi l’uomo con il terrore del palcoscenico
Stare lì in piedi per donare tutto il suo potere
Ed è rimasto catturato dal riflettore
Ma quando arriviamo alla fine
Vuole ricominciare tutto da capo.

Ho l’alito che sa di acquavite
E il medico mi ha avvertito che potrei ammalarmi.
Mi ha detto “puoi farlo con il tuo travestimento,
basta che non mostri mai la paura che hai negli occhi”.

Vedi l’uomo con il terrore del palcoscenico
Stare lì in piedi per donare tutto il suo potere
Ed è rimasto catturato dal riflettore
Ma quando arriviamo alla fine
Vuole ricominciare tutto da capo.

Ora se dice che ha paura
Prendilo in parola.
E in cambio del prezzo che il povero ragazzo ha pagato,
riesce a cantare proprio come un usignolo, oh, ooh ooh ooh.

Hai la fronte sudata e la bocca che si secca
Un pubblico di bella gente si sta accumulando
Il momento della verità e vicino
Ancora un incubo da sopportare

Vedi l’uomo con il terrore del palcoscenico
Stare lì in piedi per donare tutto il suo potere
Ed è rimasto catturato dal riflettore
Ma quando arriviamo alla fine
Vuole ricominciare tutto da capo.

Vuoi provarci ancora una volta
Per favore non fatelo fermare
Lasciatelo arrivare alla vetta
Lasciatelo ricominciare ancora da capo.