mercoledì 12 luglio 2017

It Makes No Difference

Per il fatto che i loro primi tre album furono così indiscutibilmente riusciti e avendo avuto uno iato di quattro anni nei settanta in cui non incisero canzoni originali, The Band a volte vengono etichettati come uno di quei gruppi la cui musica più tarda è carente rispetto al primo materiale. Un punto di vista che trascura il brillante lavoro licenziato su  Northern Lights-Southern Cross nel 1975, una sorta di canto del cigno per i cinque componenti originali (il disco Islands del 1977 non fu altro che un mero adempimento contrattuale), che fondeva con grazia tutti gli elementi unici e differenti che li rendevano così particolari.

C’era comunque una svolta nel modo di agire. Sugli album precedenti, il principale compositore Robbie Robertson non aveva mai dedicato troppo tempo alle tradizionali canzoni sull'amore perduto, preferendo attenersi a storie animate da personaggi o a esplorazioni penetranti della storia americana. Finalmente cedette su Northern Lights-Southern Cross con “It Makes No Difference” arrivando a scrivere uno dei brani spezza-cuore più devastantemente belli nella storia del rock and roll.

 “Pensavo alla canzone in termini di un’affermazione che il tempo cura tutte le ferite,” raccontò Robertson intervistato da Robert Palmer ai tempi della pubblicazione della canzone. “Eccetto in alcuni casi, e questo era uno di quei casi.” Ma con The Band scrivere la canzone era solo metà dell’opera. Con tre brillanti cantanti a disposizione, scegliere tra Richard Manuel, Levon Helm, e Rick Danko non era mai un compito semplice, sebbene in effetti qualunque fosse la scelta non si poteva sbagliare.

Danko ottenne l’incarico, e la sua prestazione emozionante, colma di note vacillanti e di abbandono spericolato, è l’impersonificazione sbalorditiva di un uomo condotto all'estremità della sua catena dall'assenza del proprio amore. Nell'interpretazione si avvale dell’aiuto dei suoi compagni, che forniscono una performance tipicamente intuitiva. Le note del sassofono di Garth Hudson, imponenti ma tristi, suonano come se avesse accettato la sconfitta, mentre la delirante chitarra di Robertson non è ancora pronta alla resa.

Le metafore e similitudini di Robertson sono semplici ma efficaci nel mostrare il tormento interiore del narratore. Nel bridge l’immaginario diviene più catastrofico, tutto sale vuote e mandrie in fuga. Alla chiusura della canzone, Danko dà sfogo ai versi finali con la disperazione che cola da ogni parola: “Well I love you so much and it’s all I can do/Just to keep myself from telling you.” A quel punto, ironicamente, si uniscono a lui I suoi bravi compari Helm e Manuel armonizzando empaticamente per il colpo di grazia: “That I never felt so alone before.”

Nessuno ha fatto meglio di The Band nella grandeur malinconica, e non c’è argomento più adatto a tale trattamento che l’amore perduto, per cui sarebbe stato stato deludente se “It Makes No Difference” non avesse avuto quest’ottima riuscita. Potete esservici trovati, nel qual caso l’eloquente tormento di Robertson vi sembrerà dolorosamente familiare, oppure no, e allora l’impavido canto di Danko servirà come comunicato di pubblica utilità sui meriti di rimanere legati a una cosa buona per salvarsi la vita.

Scritto da Jim Beviglia




E non fa differenza, da che parte io mi volti
Non riesco a lasciarti alle spalle e la fiamma ancora brucia
Non fa differenza, che sia notte o giorno
L’oscurità sembra non dissolversi mai

E il sole non splende più
E la pioggia cade sulla mia porta

Non c’è amore
Così autentico come l’amore
Che muore non detto
Ma le nubi non sono mai state così basse prima

Non fa differenza, quanto lontano io vada
Come una cicatrice dolente, si mostrerà sempre
Non fa differenza, chi incontro
Sono solo volti nella folla
In una strada senza uscita

E il sole non splende più
E la pioggia cade sulla mia porta

Queste vecchie lettere d’amore
Non posso proprio tenerle
Perché come dice il giocatore d’azzardo
Leggile e piangi
E l’alba non viene più a salvarmi

Senza il tuo amore non sono assolutamente niente
Come un salone vuoto, è una caduta solitaria
Da quando sei andata, è una battaglia persa
Una mandria imbizzarita
Fa sbattere le mura

E il sole non splende più
E la pioggia cade sulla mia porta

Ti amo così tanto
È tutto ciò che posso fare
Semplicemente trattenermi dal dirti
Che non mi sono mai sentito così solo prima


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