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sabato 20 giugno 2026

Paris 1919

Come si può intuire, il titolo della canzone e dell’album, “Paris 1919” (pubblicato da John Cale nel 1973), è un riferimento all’accordo di armistizio stipulato quell’anno, il Trattato di Versailles, le cui dure condizioni diedero il via a una serie di eventi che portarono all’ascesa al potere di Hitler e aprirono la strada a un’altra guerra mondiale.

A prima vista, la canzone racconta di un matrimonio fallito all’indomani della Prima guerra mondiale. La sposa non si è presentata alle nozze. Lo sposo è rimasto solo davanti all’altare, in preda al nervosismo per ovvie ragioni. Ora è tormentato dalla sua assenza, mentre lei si presenta a casa sua. Trascorre il tempo rimuginando sui suoi dubbi iniziali e sui segnali a cui, col senno di poi, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione. Il quadro che il protagonista dipinge è un intreccio tra astratto e quotidiano.

 “maids of honor singing crying singing tediously,”

I suoi pensieri tornano alle damigelle d’onore che cantano e piangono, alla chiesa dove aveva cercato di domarla, ai piccoli dettagli: le carovane di marmellata; la noia; i preparativi che lo avevano tenuto occupato; e le tradizioni a cui bisogna attenersi – come il modo corretto di rivolgersi a uno sposo abbandonato – che gli turbinano nella mente come fantasmi. Tutto questo si mescola alle immagini di guerra, sangue e lacrime provenienti dal Giappone.

“it’s the customary thing to say or do to a disappointed proud man in his grief”

Continua a mantenere le apparenze della buona educazione, pur trovandosi comprensibilmente in uno stato di crisi interiore. Bisogna mantenere le apparenze. Cercare di portare sua moglie in chiesa potrebbe essere stato un tentativo di domarla, o forse ha bisogno che la Chiesa esorcizzi la sua casa ora che lei non c’è più. È difficile capire se lei lo abbia lasciato o se sia morta.

La Grande Guerra era appena finita, con grande sollievo in tutta Europa, ma in realtà nulla era stato risolto. Il microcosmo rispecchia il macrocosmo. Lo sposo, come l’Europa, sembra sull’orlo di un crollo.

 (Riflessioni tratte dal sito Song of the Week)



Mi rende così insicuro

Se ne sta lì, ma non dice mai nulla di sensato

È solo una visitatrice, capisci

Con tanta voglia di farsi notare

Apriva le porte e, vagamente, ci portava via

È la cosa che si usa dire o fare

A un uomo orgoglioso e deluso nel suo dolore

E il venerdì era lì

Ma il lunedì non c’era affatto

Appariva solo di sfuggita dall’orologio dall’altra parte del corridoio

 

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Io sono la chiesa e sono venuto

A reclamarti con il mio tamburo di ferro

La la la la la la

 

Il Continente è appena caduto in disgrazia

William, William, William Rogers l'ha rimesso al suo posto

Sangue e lacrime dal vecchio Giappone

Carovane e un sacco di marmellata

E le damigelle d'onore che cantano, piangono, cantano in modo noioso

 

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Sì, sei un fantasma, la la la la la la la la la

Sono il vescovo e sono venuto

A reclamarti con il mio tamburo di ferro

La la la la la la


Efficienza, efficienza, dicono tutti

Scopri la data e leggi l’ora del giorno

Mentre la folla comincia a lamentarsi

Di come il Beaujolais piova a fiotti

Sulle riunioni in penombra sugli Champs-Élysées


Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

E io sono la chiesa e sono venuto

A reclamarti con il mio tamburo di ferro

La la la la la la

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Io sono la chiesa e sono venuto

A reclamarti con il mio tamburo di ferro

La la la la la la

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Sei un fantasma, la la la la la la la la la

Io sono la chiesa e sono venuto

A reclamarti con il mio tamburo di ferro

La la la la la la

giovedì 21 dicembre 2017

A Child's Christmas in Wales

Non si può parlare delle collaborazioni di John Cale senza parlare di Dylan Thomas. Sarebbe un errore imbrigliare questi due buoi insieme o far tirare il carro di Cale dal cavallo di Thomas. Eppure, c’è una reale empatia tra il lavoro di questi due, e Dylan il Vecchio fu chiaramente un’ispirazione per il nostro signor Cale. Un’ispirazione longeva – molto prima di mettere in musica poemi marinari con Brian Eno, Cale stava rubacchiando un titolo per la canzone che apre il suo disco del 1973: “Paris 1919”.

Non c’è un collegamento diretto tra il caleidoscopico racconto “A Child’s Christmas in Wales” e la parimenti caleidoscopica canzone, soltanto uno spirito condiviso di caustica reminiscenza relativa alle circostanze meravigliose e comiche delle infanzie dei loro autori. Riferimenti a Dylan Thomas costellano la canzone ("long-legged bait"), ma c’è moltissimo di Cale, con bellissimi versi che fanno drizzare le orecchie al primo ascolto ("Ha detto 'murdered oranges'? Sanguinavano a bordo della nave? Huh.") ma fanno risonare emozioni ("Take down the flags of ownership, the walls are falling down.") mantenendo una scorta di mistero ("Sebastapol, Adrianapolis, the prayers of all combined...") E solo per questo album Cale ha scritto parole come "The cattle graze bolt uprightly. Seducing down the door..."





Con il verde di vischio e candele
Per la vigilia di Ognissanti andiamo
Dieci arance assassinate sanguinavano a bordo della nave
Commedia prestata alla vergogna
Il gregge pascola arditamente eretto
Seducendo la porta ad aprirsi
Per sellare spade e un luogo d’incontro
Non abbiamo alcun luogo dove andare

Quindi stancamente i passi funzionarono
Le folle dell’alleluia
Troppo tardi ma aspetta, l’esca dalle lunghe gambe
Viaggiò inutilmente intorno
Sebastopoli, Adrianopoli
Le preghiere di tutti combinate
Tirano giù le bandiere del possesso
Le mura stanno cadendo

Una cinta da tenere
Anche Colombo, perimetri di chiodi
Percepito il tocco dorato di mamma
Fummo tutti buoni vicini