martedì 7 febbraio 2023

Madame Geneva's

Tratto da un articolo di Cindy Hunter Morgan:

The Dens of Gin Lane: Mark Knopfler’s “Madame Geneva’s”

Pubblicato su singout.org  

Da un punto di vista narrativo, la canzone è costruita in forma di monologo drammatico per la voce di un tormentato scrittore di ballate che frequenta “le tane di Gin Lane.” Con i suoi riferimenti a volantini, tipografi, impiccagioni, acciottolati e bare, la canzone appare collocata esattamente nell’Inghilterra di Hogarth, all’epoca in cui divampava l’epidemia di abuso del gin.

L’incisione di Hogarth del 1751 nota col titolo di Gin Lane può benissimo essere stata usata come ispirazione ecfrastica per Knopfler. Guardando più da vicino si può vedere molto: un prestatore su pegno, un distillatore, una donna sifilitica con un bambino che le casca dal grembo, un’altra donna che versa gin nella gola di un bambino, una folla violenta, un uomo che contende un osso a un cane, un morto nel mezzo del vicolo, un uomo che penzola da un trave, un camino in rovina e una chiesa distante (troppo distante per essere utile?). Nell’angolo in basso a sinistra, da notare l’insegna sulla porta della cantina: “Ubriaco per un penny, ubriaco fradicio per due penny, paglia pulita gratis”. E lì, sulla destra in basso, trovate un cantore di ballate morente.

Da un punto di vista narrativo, la canzone è costruita in forma di monologo drammatico per la voce di un tormentato scrittore di ballate che frequenta “le tane di Gin Lane.” Con i suoi riferimenti a volantini, tipografi, impiccagioni, acciottolati e bare, la canzone appare collocata esattamente nell’Inghilterra di Hogarth, all’epoca in cui divampava l’epidemia di abuso del gin.

L’incisione di Hogarth del 1751 nota col titolo di Gin Lane può benissimo essere stata usata come ispirazione ecfrastica per Knopfler. Guardando più da vicino si può vedere molto: un prestatore su pegno, un distillatore, una donna sifilitica con un bambino che le casca dal grembo, un’altra donna che versa gin nella gola di un bambino, una folla violenta, un uomo che contende un osso a un cane, un morto nel mezzo del vicolo, un uomo che penzola da un trave, un camino in rovina e una chiesa distante (troppo distante per essere utile?). Nell’angolo in basso a sinistra, da notare l’insegna sulla porta della cantina: “Ubriaco per un penny, ubriaco fradicio per due penny, paglia pulita gratis”. E lì, sulla destra in basso, trovate un cantore di ballate morente.



“Madame Geneva” naturalmente si riferisce al gin (“gin” proviene dal francese genièvre e dall’olandese jenever – entrambe parole che indicano il ginepro, la bacca usata per questa bevanda), ma in questa canzone diviene anche un luogo, il cantore di ballate è nella bevanda , quando Knopfler canta “mi troverai dentro a Madame Geneva’s”,  non solo sta bevendo gin, ma vi è immerso. Usato come il nome di un bar, sembra anche essere un riferimento più generico a “Gin Lane”, il quartiere dei bassifondi di St Giles Parish a Londra descritto da Hogarth. Specificatamente è l’area vicina a Seven Dials resa famosa da molti autori, tra cui Charles Dickens, John Keats, e Agatha Christie. Keats lo descrisse come un luogo “dove la miseria si stringe alla miseria per scaldarsi un po’, e povertà e malattia giacciono fianco a fianco unendo il loro lamento.”

Il ritratto del cantore di ballate è sobrio e delicato, riservato e rivelatore – e molto trascendente. Sì una canzone che parla di uno scrittore di ballate è trascendente, ma questa in particolare lo è eccezionalmente. Essa sfrutta una risposta emotiva a sé stessa, il che significa che essa provoca inevitabilmente  una risposta al suono di sé stessa – la voce e la musica di Knopfler. Ma la canzone a cui risponde è nella mente di qualcun altro (l’immaginario autore di ballate) che usa l’arte per sfruttare una risposta emotiva da coloro che acquistano i suoi volantini da un penny. La canzone racconta in dettaglio la sofferenza di un autore di ballate che scrive delle confessioni e dei peccati di chi è condannato alla forca, ma nella canzone udiamo la confessione dell’autore stesso.

Per alcuni secoli, approssimativamente dal sedicesimo secolo fino alla metà del diciannovesimo, gli scrittori di ballate usavano volantini per vendere nelle strade notizie relative a crimini ed esecuzioni. Vendevano questi opuscoli proprio sotto alle forche nei giorni di impiccagione, per un penny a foglio. I volantini erano colmi di errori – errori di stampa ma anche resoconti falsi. Le confessioni spesso erano costruite, e i volantini frequentemente contenevano contenuti riciclati e immagini “di repertorio” per crimini diversi (in realtà notizie false). I venditori ambulanti cantavano versi per promuovere la propria merce; musicalmente le ballate in genere imitavano gli inni, il che le rendeva facili da cantare e da ricordare. Ovviamente ciò è molto ironico, come spesso avviene quando forme antiche sono adattate a nuovi scopi.

In “Madame Geneva’s” ascoltiamo Knopfler che interpreta la parte di un autore di ballate che scola gin per tenere “alla larga i demoni”; l’uomo è perseguitato dalla propria opera e probabilmente è colpevole di avere fabbricato confessioni, il che avrebbe contribuito a creare questi demoni. Dobbiamo comunque ricordare che il personaggio è un prodotto di Knopfler, e il tono di confessione che udiamo nel brano è un’altra costruzione. La canzone sembra vera e personale, condivide un’emozione facendo apparire qualcuno che sembra particolare ma nei fatti è storicamente generico. La sua narrazione in prima persona contribuisce a un senso di autenticità, così come la struttura storica generica: c’erano forche e ballate sulle forche, e c’era tantissimo gin. Ciò nonostante è una falsa confessione di un personaggio immaginario basata su personaggi reali che falsificavano le confessioni dei condannati.

Col suo tono confessionale, la sua raffigurazione della miseria e la chiara identificazione di Madam Geneva, la canzone assomiglia a un “Temperance Tale” (racconto a favore dell’astemia) e porta alla mente “Il Gatto Nero” di Poe, la cui narrazione comprende una sua impiccagione (di un gatto) e può anch’essa considerarsi una sorta di temperance tale, sebbene non nella sua forma più semplice.

La canzone di Knopfler è un racconto sulla temperanza o solo una canzone su un personaggio che abita un mondo in cui si agitano le origini del movimento della temperanza? Questa risposta sembra avvolgersi su se stessa. Può darsi che questa canzone sia semplicemente un racconto temperato di intemperanza. Per il cantastorie di questa canzone, il gin scaccia i demoni. L'alcol è una consolazione, ma lo consola da un mondo danneggiato dall'alcol. Criminalità, sporcizia, povertà, depravazione: nel mondo di Hogarth (il mondo approssimativo della canzone di Knopfler) e nel mondo che condividiamo oggi, questi problemi erano e sono esacerbati dall'alcol. Hogarth incise quelle che secondo lui erano "le tristi conseguenze del bere gin". (Egli contrappose questa situazione, notoriamente, alla "prospera industria e allegria della birra", e disegnò Beer Lane per illustrare questo confronto). 

Il gin era la causa principale della povertà? No, ma per coloro che erano impantanati nella povertà, la dipendenza dal gin generalmente complicava la vita, e consolazione e rovina erano spesso intrecciate. Nella canzone di Knopfler, la consolazione dipende dall'anestetizzazione e la gamma vocale di Knopfler, una larghezza di banda ristretta in cui spesso opera, evoca il desiderio di distacco intorpidito del cantastorie. Il cantastorie lavora per rimuovere le emozioni dalla sua vita, non per accrescerle. Non c'è carisma associato al gin in "Madame Geneva's". Forse porta un lieve sollievo al cantastorie. Forse rovina gli altri. Knopfler non sembra promuoverlo o condannarlo. In questa canzone, il gin è accettato come un balsamo imperfetto.

link all'articolo: The Dens of Gin Lane: Mark Knopfler’s “Madame Geneva’s”"



Sono un autore di ballate proprio belle

Le scrivo proprio qui sulla strada

Puoi comprarle in tutta la città

Ogni foglio è tuo per un penny

 

Becco parole dai tipografi

Dalle tane del Vicolo del Gin

Scriverò una scena su un bancone

Confessioni e peccati in generale

Ragazzi, confessioni e peccati in generale

 

Poi mi troverai dentro a Madame Geneva’s

Che tengo a bada i demoni

Non c’è niente come il gin per affogarceli

Ma ritornano sempre, in un giorno di impiccagione

 

Arrivano sferragliando sui ciotoli

Siedono sulle loro nere casse da morto

Alcuni sono scossi e muti, alcuni farfugliano

Ubriachi di brandy o sherry

 

I banchi sono pieni di bravi compari

E la venditrice ambulante ha allestito la sua bottega

Mentre li lasciano alle forche

Sarà a vendere proprio sotto a dove cadono

Ragazzi, a vendere proprio là sotto

 

Poi mi troverai dentro a Madame Geneva’s

Che tengo a bada i demoni

Non c’è niente come il gin per affogarceli

Ma ritornano sempre, in un giorno di impiccagione

In un giorno di impiccagione


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